culture, società

Quelli che ascoltano i paesaggi sonori

Vanno in giro, cuffie e registratori, raccolgono i rumori, i sibili e i fruscii, le voci, i rintocchi e tutta la gamma di sonorità di un luogo. Li archiviano e li studiano come mappe audio. Ogni luogo ha anche il suo timbro e le sue tonalità, come a Venezia – spiegano – le campane di ferro o i passi nelle calli strette e lunghe. Ne fanno campionature, le remixano e diventano tracce musicali per le loro etichette indipendenti. Che poi presentano con live set in gallerie e centri culturali. Sono i professionisti dell’Archivio dei paesaggi sonori. Un’associazione di architetti, informatici, musicisti, paesaggisti, artisti e spesso molte di queste cose assieme. Sono più di una ventina in giro per l’Italia. E alcuni, attivissimi, anche nel Veneto. Nicola Di Croce ci sta persino facendo un dottorato allo Iuav di Venezia. Che ruolo possono avere i paesaggi sonori nelle strategie di pianificazione territoriale? «I suoni di un luogo riescono a raccontarci molte storie – spiega questo 28enne, lucano di origine e globetrotter per scelta – ti dicono cosa c’è e cosa non c’è, chi ci passa, cosa succede in quel posto».
Da qui l’idea di usarlo come «materiale utile non solo per gli architetti, ma per qualsiasi intervento di politica pubblica». Quindi se si vuole costruire degli alloggi o aprire o chiudere dei servizi o delle attività commerciali o culturali, «ascoltate cosa c’è di sottofondo, qual è il contesto: scoprirete un sacco di cose ed eviterete molti errori o vi verranno in mente soluzioni inaspettate».
L’idea è piaciuta ai decani dello Iuav, che proprio sul paesaggio sembrano aver scommesso molto.
In realtà, l’azione di questi ricercatori culturali si innesta su più piani. Ne è un esempio l’ultimo intervento realizzato di recente nelle fornaci del vetro di Murano, grazie all’appoggio della Camera di Commercio e di Promovetro.
Durante una residenza artistica di tre giorni, Enrico Coniglio, Attilio Novellino e Alessio Ballerini hanno registrato tutto ciò che succede in sei tra le più importanti imprese di lampadari e di specchi, di molleria e lavorazione a lume. Il rumore denso e costante del fuoco, i colpi e le vibrazioni, il soffio, le vibrazioni delle canne, il respiro e il vocio dei maestri, l’acqua e la sabbia.
«Un progetto per Murano che esce dai tradizionali schemi fino a sfiorare nuovi campi di ricerca e promozione, anche in ambito musicale», l’ha definito il presidente di Promovetro, Luciano Gambaro che ci ha visto potenzialità inedite di marketing. I tre, nel frattempo, hanno lavorato le campionature e le hanno trasformate in un set di musica elettronica presentato al Centro Espositivo Sloveno.
Che siano suoni industriali o della natura, comunque la sensazione è qualcosa di inaspettato, «davvero un modo altro di leggere un luogo, di scoprirlo e di attraversarlo», come dice Enrico Coniglio. Un esempio è il lavoro sul fiume Piave realizzato dal 29enne trevigiano Ennio Mazzon. Un progetto nato per caso: «lavoravo in un piccola azienda e in pausa pranzo andavo a camminare lungo il fiume vicino a Falzé di Piave. Così un giorno ho cominciato a registrare, anche con idrofoni un po’ sgangherati che avevo costruito e da lì è nato una mappa che poi ho remixato». Ennio è un ingegnere informatico, oltre che un talentuoso musicista elettronico con una sua etichetta digitale, la Ripples.
Il fatto di utilizzare delle label per diffondere i lavori musicali è un altro risvolto, quello di impresa culturale. L’etichetta dell’Archivio si chiama OAK Editions. Il prossimo ad uscire il 21 marzo sarà proprio un ep di Nicola Di Croce: “Field notes” avrà 8 composizioni, dove ha mixato registrazioni fatte a Venezia, in Lituania, in Basilicata, a Berlino, cucite da interventi strumentali. Il lancio sarà un album senza cd: acquistando una stampa illustrata dalla designer Caterina Gabelli, si troveranno le istruzioni per scaricare la musica.
Innovatori, creativi, scientifici, versatili nel gestire discipline diverse, veloci ad aprire possibilità in campi anche molto distanti, questi archivisti sonori alla fine sono incatalogabili eppure sorprendenti.

Cult/VeneziePost

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