Altobello, isola pedonale

marzo 6, 2014

«Ad Altobello c’erano le palme». Nino ne è sicuro e gli si luccicano gli occhi. «Là in via Turati. E prima che fosse abbattuto tutto, qualcuno è venuto a prendersele». Poi aggiunge: «C’era anche tanta miseria».
Antonio Arnoldo, detto Nino, classe 1941, a quattro anni è arrivato qui con la sua famiglia di sfollati, in una casa costruita dal Piano Marshall. «Lì in fondo – indica verso via Milano – c’erano campi e pure le vacche». Lo dice così, ma non c’è nessuna nostalgia.
Si guarda attorno orgoglioso, mentre il vicesindaco Sandro Siminionato (con tre assessori, Tiziana Agostini, Bruno Filippini e Ugo Bergamo) dà per compiuto «un piano di rigenerazione urbana che non ha precedenti a Mestre».
Nino è uno dei più attivi del Comitato di Quartiere di Altobello. Sono loro i protagonisti della rinascita di questo angolo di Mestre, a due passi dal centro, anche se fino a ieri era solo una periferia inavvicinabile. E ora «sembra una strada di Berlino», sussurra qualcuno. «O uno scorcio di Parigi», dice una signora. Sarà anche esagerato, ma non si può non sgranare gli occhi guardando via Costa e le altre strade attorno.
Hanno anche montato 20 totem. “Noi eravamo qui”: sono le foto di com’era Altobello dieci anni fa. L’anno di avvio del contratto di quartiere. Allora le vie erano rattoppate, i muri cascanti, i casermoni abbandonati, il degrado sul canal Salso. «In via Costa passavano 600 macchine all’ora. Le abbiamo contate una per una», racconta Lorenzo Visentin, altra figura storica del comitato di cittadini.
Anche se la prima delegazione data 1998, l’avvio del contratto è del 2005. L’allora ministero dei lavori pubblici aveva lanciato un bando per progetti innovativi di recupero urbano. E così è partita la sfida su Altobello. «Nessuno ci credeva», scuote la testa Lorenzo.
Sette milioni di euro dal ministero e tre dalla regione: «un investimento iniziale di 10 milioni di euro che ha generato un volume di opere di 40 milioni, tra pubblico e privato», spiega Mauro Sarti, l’architetto che da allora ha seguito tutto l’iter. Con lui il comitato civico ha discusso e a volte battagliato intervento per intervento, strappato priorità, scelto i dettagli. Centinaia di assemblee. Il momento più critico? «Quando a Roma sono rimasti fermi i fondi per problemi burocratici. Credevamo si fosse arenato tutto», dicono al Comitato.
Dopo dieci anni di lavori, via Costa è un’infilata panoramica da far invidia, panchine e arredo urbano eleganti, pavimentazione di lusso, caseggiati restaurati, e giù fino ad una vera e propria darsena. Le case dell’Ater restaurate: qui ci sarà persino un progetto innovativo con la badante di condominio.
Le ex-tettoie sono riemerse da un secolo di degrado, qui dove un tempo si mettevano i mattoni della fornace ad asciugare e al primo piano vivevano i fuochisti. Dove c’erano le baracche dell’eroina, una ludoteca e una spazio cuccioli. Il “Lab” della cooperativa Sumo e di FormaSet ha 79 bambini iscritti, decine di laboratori e progetti di new-welfare, come il servizio che sarà attivo entro l’anno di co-working: le mamme lavoreranno mentre i loro bimbi saranno impegnati in corsi e atelier.
«E’ un vestito su misura», dice Sarti. Così il verde pubblico, da 3600 mquadri a 12 mila. Anche il parco del piazzale Madonna Pellegrina alla fine è raddoppiato. «Qui abitava mia nonna e ci ho vissuto fino a sei anni – racconta Virginio Bellingardo, il batterista di Massimo Bubola – Sotto ai portici c’era Flora il negozio di giocattoli e il bar dove mio padre Gaetano cantava “Avanti popolo”».
Storie di quella che una volta era Macallé, «terra di ladri di polli e di balordi», dice Nino, «e di tanta gente dignitosa». E oggi è un angolo di Parigi, almeno secondo qualcuno.

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2 Risposte to “Altobello, isola pedonale”

  1. Alessandro Buia Says:

    Mi permetto di dissentire sulla pavimentazione di lusso; o forse sarà anche di lusso, ma per nulla funzionale e altamente insidiosa. Un selciato su cui si deve camminare o far scorrere carrelli e carrozzine di ogni genere, dev’esser piatto e omogeneo; quei mattoni, di solito, si vedono sulle facciate di certe case coloniche o montane. Per non dire, poi, che quando piove si forma tutta una serie di piccole pozzanghere tra una mattone e l’altro; mentre, nel piazzale dei nuovi condomìni, già si forma una pozzanghera grandissima, a dimostrazione della castroneria nell’esecuzione dei lavori.
    Per ciò che concerne le isole in legno,non c’è che dire: belle, ecologiche, fa tanto giardino giapponese; ma delicate (e, comunque, anch’esse insidiose in caso di pioggia): verrà garantita, quindi, un’accurata e frequente manutenzione?
    Un ringraziamento per l’ospitalità e un saluto da un residente (seppur poco presente).

  2. Alessandro Buia Says:

    Ho una questione da porre. Tutto quell’obbrobrio accatastato in via Corridoni formato da laterizi, segnali, bancali, ramaglie, ecc., quando e da chi verrà rimosso?


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