Incroci di civiltà, da Greeneway a Scialom

Collaudato ed atteso, il festival di letteratura di Venezia, prodotto dall’Università Ca’ Foscari, è in dirittura d’arrivo: Incroci di civiltà apre il 2 aprile all’Auditorium Santa Margherita (ore 17) con Carlo Petrini, il gastronomo giornalista che ha rivoluzionato il food rendendolo slow e la poetessa Patrizia Cavalli.
Poi, fino al 5 aprile, si susseguiranno talk e reading con 22 ospiti da 17 paesi del mondo. La formula felice è sempre quella di avere alcune star intrufolate in un cappannello di scrittori straordinari ma spesso sconosciuti al grande pubblico.
Così dal programma può sbucare Peter Greenaway, geniale cineasta e pittore, che il 4 aprile (ore 18) parlerà della grammatica visionaria tra cinema e letteratura. Ma disseminate da mattina a sera ci sono alcune tra le migliori penne della letteratura contemporanea. Come Jhumpa Lahiri, che chiuderà il festival (il 5 aprile alle 18), Pulizer nel 2000 con una raccolta di racconti brevi L’interprete dei malanni (Guanda). Dal suo romanzo L’omonimo (sempre per Guanda) la regista Mira Nair ha tratto un film di successo, Il destino nel nome.
Cinema e letteratura, si sa, vanno spesso a braccetto e molte volte condotti da anonimi autori. E’ il caso di Marc Scialom, ottantenne ebreo di origini italiane, nato a Tunisi, rifugiato in Francia, cineasta per passione ma scoraggiato da tutti.
Immerso nella poetica della perdita di identità, firma il suo primo film nel 1967, Lettre à la prison, che viene stroncato e riscoperto solo una decina di anni fa, dopo il restauro alla Cineteca di Bologna. Nel frattempo Scialom si dà alla letteratura e traduce in francese la Divina Commedia. Nel 2012 il secondo film, Nuit sur la mer, lirica di un mondo senza frontiere
«Un personaggio dimenticato e straordinario, che solo ora viene paragonato a Godard e a Pasolini», racconta Roberto Ellero, direttore delle attività culturali della città, che lo presenterà al Cinema Giorgione il 3 aprile (alle 20.30).
Anche Binyavanga Wainaina, classe 1971, kenyota, autore di Un giorno scriverò di questo posto (per le edizioni 66th and 2nd) era piuttosto sconosciuto al grande pubblico europeo, finché un paio di mesi fa non ha fatto il suo coming out. Wainaina ha voluto infatti sfidare le terribili leggi omofobe in vigore in molti paesi, come il suo o la vicina Uganda. Per questo, la sua lettera aperta Mamma, sono gay è stata come dinamite.
Incroci di civiltà è davvero un crossroad di culture e di biografie. Dalle avanguardie cinesi arriva Ge Fei e dall’ultra-conservatrice Arabia Saudita Raja Alem. E poi la siriana Salwa Al-Neimi, la greca Rhea Galanaki e l’afroamericana Rita Dove.
«Il festival è un nostro fiore all’occhiello, un’intuizione vincente e un format che funziona», sottolinea il rettore Carlo Carraro. «E un modo per avvertire chi arriva a Venezia che si può visitare la città alzando l’asticella dei propri desideri», aggiunge l’assessore alla cultura Angela Vettese.
La babele letteraria, sotto la regia di Pia Masiero, entrerà anche alla Fondazione Querini Stampalia, dove sono attesi l’esule iraniano Abdolah Kader e il cubano-spagnolo Abilio Estevéz. Farà pure una tappa al Teatrino di Palazzo Grassi con Daniel Mendelsohn, importante critico americano che dialogherà con Piero Del Soldà di Radio 3, con cui il festival apre quest’anno una finestra live.
E ancora: pre-apertura il 1 aprile affidata a Massimo Carlotto e all’audiodramma, una finestra sul gotico, il premio Hotel Bauer a Emilia Lodigiani, fondatrice della casa editrice Iperborea. Incrociando i linguaggi, si assisterà anche quest’anno all’incursione di un artista visuale che leggerà a suo modo il festival. Francesco Jodice presenterà il video che ha realizzato per l’edizione 2013 e passerà ora il testimone ad un altro maestro della fotografia, il russo Boris Mikhailov. La prenotazione a tutti gli incontri e pressoché obbligatoria.

Corriere del Veneto

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