Naomi Anderman, contro l’ortodossia

Uscirà in questi giorni Il vangelo dei bugiardi, l’ultimo libro di Naomi Alderman. E’ il terzo che esce in Italia di questa scrittrice inglese dopo Disobbedienza (2007) e Senza toccare il fondo (2011) tutti per le edizioni Nottetempo. Sorprendente Alderman: nel suo esordio ha raccontato lo scontro di una giovane donna con la sua comunità ebraica ortodossa. Collaboratrice di The Guardian, è anche un’appassionata sceneggiatrice di videogiochi.
Nel suo ultimo romanzo riscrive la storia di Gesù attraverso le voci di chi gli era vicino. Appare un uomo un po’ stralunato e testardo, visionario e dolce. «Per me è stato come guardarlo con gli occhi di una bambina». A quel punto sono scattate le domande: «che tipo di persona poteva ispirare i suoi seguaci in quel modo? Che tipo di uomo appariva? Come guidava il suo gruppo? E poi: come era arrivato a convincersi? Ripeteva a se stesso: «non sono il messia, non sono il messia». Poi ha cominciato a dire: «beh, forse è così». E ha finito per essere tanto convinto da diventare un uomo pericoloso».
Visto da una persona non cristiana, si svela un uomo con tutti i suoi dubbi. «Leggendo il Vangelo ho incontrato un uomo molto contraddittorio. Diceva ad esempio: «ama il tuo nemico e proteggilo» e poi: «non sono venuto per portare la pace, ma la spada». Il Vangelo non dà mai una singola indicazione: amore o nemico, pace o guerra, perdono o rabbia». Dunque già c’era un bel materiale letterario: «Da un certo punto di vista, il Gesù che io racconto è proprio quello che ho trovato nei Vangeli. Un essere umano».
Da lì Naomi Alderman riavvolge tutta la storia, ritornando peraltro su altro suo must, il fragile equilibrio tra la comunità e l’individuo. Lei ha raccontato tutti gli strappi con la sua comunità in Disobbedienza. Nel Vangelo di bugiardi è inevitabile inciamparci di nuovo: «Prendete Caifa, il sommo sacerdote – dice – E’ combattuto, perché vuole essere sincero con se stesso e anche con la sua comunità. E’ un uomo scioccato. Combatte contro diversi demoni, ma sa che è la vita». E come si riesce a farci fronte? Lei ride e se ne esce in italiano: «E’ molto difficile! Penso che la cosa peggiore in questi casi sia mentire a se stessi».
Comunità religiose, fondamentalismi, libertà tornano nella scrittura di Alderman. D’altra parte lei stessa racconta di aver deciso di diventare scrittrice dopo l’11 settembre, testimone a New York delle Twin Towers. «Chi ha vissuto una cosa simile sente l’urgenza di vivere in maniera più autentica il senso di mortalità. In epoca vittoriana non potevano parlare di sesso, ma di morte sì. Oggi è l’opposto: si può parlare tutto il tempo di sesso, ma la morte è un tabù». E aggiunge: «L’incontro con la mortalità è qualcosa di inestimabile, ci fa capire il senso della fine e ci costringe a chiederci, ognuno di noi, cosa ce ne possiamo fare di questa consapevolezza».

Corriere del Veneto

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