Venezia, tour nella città della monnezza

aprile 6, 2014

Non l’hanno ancora inventato un itinerario turistico delle immondizie a Venezia. Potrebbe avere successo. Soprattutto se notturno, quando lo scenario si fa ancora più mozzafiato e un silenzio denso cala sulla città. Ci sarebbero anche le “guide”, borse a tracolla, nere con la scritta “Veritas, ispezione ambientale”. La città vista dalle sue immondizie è la cattiva coscienza dei veneziani. Che alla fine, in posti come Fondamenta della Tana, si troveranno più tartassati e più videocamere.
L’appuntamento è alle 3 in Campo San Bartolomeo. Cristian e Alvise guidano il gruppo. Assieme ad altri sei colleghi, a turni, ogni notte setacciano la città, frugano tra i rifiuti abbandonati, cercano indizi, trovano i responsabili. Sono dei veri e propri detective ambientali.
La prima tappa del tour della monnezza è in Calle del Pistor. Una fila di sacchi neri: i due ispettori si infilano i guanti usa e getta. Aprono uno dei sacchi, spostano carte, vassoietti di cartone argentano, rimasugli di cibo, tovagliolini sporchi. «E’ una pasticceria», sussurrano. Fotografano. Richiudono. In Calle del Tintor c’è una fila di nove buste abbandonate. Vaschette di plastica, un coltello, una bottiglia Cinzano. «Potrebbe essere un bacareto». Fotografano. Richiudono.
Alvise e Cristian fanno due turni. Dalle 17 alle 24 e dalle 19 alle 2 di notte. In centro storico le regole sono chiare: dalle 6 alle 8 del mattino si mette fuori il “secco”, a giorni alterni si aggiunge carta (lunedì, mercoledì, venerdì) e vetro&plastica (martedì, giovedì e sabato). Eppure, gli abbandoni sono uno stillicidio.
Quando gli ispettori mostrano le prove al presunto responsabile la risposta più gettonata è che «i vicini hanno rubato le immondizie». Comunque, la multa la pagano quasi tutti e più del 70% sono incassate subito. In un anno saranno al massimo 30 i ricorsi al Giudice di pace, quasi sempre respinti. Non esiste il delitto perfetto, si sa.
In Salizada San Lio la prova è la prenotazione in francese per un B&B. A San Silvestro, invece, di fronte ai bagni pubblici, c’è il nome scritto sopra. Spesso ci sono i finali di cassa con tutti i dati. «Abbiamo una quantità enorme di recidivi». Perché? «Per incuria, indolenza, abitudine».
La multa è di 166,67 euro, più le spese per il ripristino del luogo. Negli ultimi 6 anni le sanzioni hanno raggiunto il milione di euro. Solo nell’ultimo anno sono state 52.500 le infrazioni e 12.200 i verbali di cui 3 mila destinati fuori comune. «A volte ci appostiamo – racconta Cristian – Quindici giorni fa siamo rimasti quattro ore. Beccato». Altre volte sono i cittadini che chiamano: almeno 10 mila chiamate in un anno, 2.866 solo negli ultimi tre mesi. L’altra faccia della città della monnezza.
«Ecco il trofeo della serata»: in Campo della fava fa bella mostra una lavastoviglie. Una barca dovrà venire apposta a recuperarla. Ogni anno la Veritas spende 1,5 milioni di euro per portar via ingombranti abbandonati così. Mano a mano che si cammina, è come trovare rottami ovunque. Un trolley in Fondamenta Furlani. Una tanica di olio di semi e mille altre cose in Campiello della Pescheria. In Salizada San Antonin uno si è messo persino un cassonetto privato, «il che sarebbe anche una violazione di suolo pubblico».
Il tour della monnezza ha il suo clou: benvenuti in Fondamenta della Tana. Ci saranno almeno 10 metri di sacchi con vetro, resti di cibo, riviste, pezzi di mobili rotti e smontati, attrezzi e giocattoli rotti, pacchi, vestiti. Ogni notte qui si improvvisa una discarica e ogni giorno quelli di Veritas passano a toglierla di mezzo. «Ci metteremo una videocamera – dice Gianfranco Bettin, l’assessore alle politiche ambientali che nel frattempo ha raggiunto il gruppo – Rafforzeremo vigilanza e multe». La Tana è un luogo appartato. Qui arriva una flottiglia di barchini, silenziosi, per dare il peggio di sé. Lanciano in fondamenta qualsiasi cosa abbiano deciso di disfarsi. «Degrado porta degrado», scuote la testa Cristian.
Alle sei in Riva dei Sette Martiri si incontrano i primi gruppi di netturbini. Il tour è finito.

Corriere del Veneto

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