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CO+, più di un co-working

E’ molto più di un coworking e infatti si chiama CO+. Quello che si è aperto in piazzetta Cesira Gasparotto, a un passo dalla stazione di Padova, è una sorta di incubatore ad altro tasso di innovazione e rigeneratore urbano di un grande spazio abbandonato.
L’iniziativa è della Cooperativa Est, nata per iniziativa di nove professionisti con differenti storie e formazioni (ingegneri, psicologi, sociologi, esperti in comunicazione e progettazione) che hanno messo capitale proprio per partire, cui si aggiungono i fondi regionali destinati all’imprenditoria under 35.
La coop ha preso in affitto da un privato 100 metri quadri sotto i portici della piazzetta. Restaurati a fondo, ne è uscita un’atmosfera nordica. Linee morbide, molto legno, un bel divano verde, un angolo cucina e uno riunioni, lampade a gocce di stoffa, otto postazioni singole a piano terra e 3 tavoli con 4 postazioni ciascuna sul soppalco. Relax e concentrazione. Il restyling di Silvia Dal Piaz ha fatto uscire un habitat creativo, «che si completerà conquistando il plateatico esterno – dice – dove già ci immaginiamo in piazzetta con un set di sofà, laptop e abat-jour».
Sull’altro lato della piazza corre una lunga stecca di uffici, ora di proprietà comunale, che Palazzo Moroni sembra intenzionato a trasformare pure quelli in coworking, si spera in sinergia con il CO+. La luce che esce dalle grandi vetrate e il via vai che si vede già sembrano aver portato aria fresca in questo posto deserto.
C’è stato un tempo, dicono da queste parti, che in piazzetta Cesira Gasparotto si vendeva un ottimo baccalà dentro una palazzina liberty. Si dice che fosse rimasta in piedi nonostante i bombardamenti che invece avevano lasciato un cratere dove poi sarebbe venuto su, alla fine degli anni ’40, il Cinema Corso. Se negli anni ’80 avessero fatto tesoro di queste cose, forse non avrebbero costruito quel contenitore destinato al degrado urbano, con le due entrate che nessuno vede, da Corso del Popolo e da via Valeri. A parte i tossici, sono infatti fuggiti tutti. Salvo il bar che per fortuna si anima con i ragazzi hip hop.
E a chi si rivolge il CO+? «A giovani imprese, start up e professionisti che si occupano di progetti con un impatto sul territorio – dice Federico Boscaro – Ad esempio le prime tre che entreranno: una fa progetti di volontariato, un’altra crea app di geolocalizzazione e una terza lavora in ambito culturale in luoghi abbandonati. Presto comunque lanceremo una call».
«Tentiamo di dar vita a un laboratorio urbano – spiegano Elena Ostanel e Diego Di Masi – Scommetteremo sugli eventi in piazzetta, dal cinema alla musica, mercatini e teatro, innescando insomma dinamiche positive per tutto il caseggiato». Il primo esperimento in città la Coop Est l’ha già messo in campo a marzo, con Kulturshop, con cui ha invaso di iniziative culturali 60 punti commerciali tra Piazza Mazzini e via Dante. E ora la sfida in piazzale Cesare Gasparotto.

Corriere del Veneto

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