Il centenario delle opportunità?

maggio 9, 2014

Ha ammassato uomini in claustrofobiche trincee, ha sfigurato il territorio, ha divorato un’intera generazione, ha gonfiato di vendetta e di odio un continente che vent’anni dopo si sarebbe ritrovato a massacrarsi. La grande guerra compie cento anni e dalle Fiandre al Piave ci si ritrova ad affrontare quella cicatrice. Cosa farne? Come rendere quella memoria vitale per il futuro di tutto il territorio in cui corre?
E’ questo l’obiettivo che si è posta la prima Borsa europea del turismo sulla grande guerra. Nome che evoca una fiera e una ferita.
La sfida per conciliarle l’ha lanciata Nordest Eventi. E luogo migliore non poteva essere che Gorizia, in concomitanza e partnership con il prestigioso festival èStoria. L’evento, che si tiene dal 23 al 25 maggio, nasce col patrocinio della città friulana e la collaborazione delle locali Camera di Commercio e Cassa di Risparmio.
Stesse location, un’aspettativa di 50 mila visitatori e un corposo programma di incontri e di approfondimenti. Se il festival è già rodato a scandagliare le vene della storia, per la Borsa sarà un debutto. Protagonisti saranno innanzitutto 20 soggetti istituzionali europei che avranno modo di esporre e di discutere sull’economia delle celebrazioni. Dunque: i progetti in corso per gestire i flussi di visitatori che si muoveranno lungo la linea del fronte, l’offerta di attività culturali, ricettive, museali e come comunicare tutto questo.
Perché un evento simile muove tutti i territori con tutto ciò che possono offrire, a cominciare dalle ricchezze e dalle tradizioni locali. Sfida non da poco, su cui la collaborazione tra le regioni interessate è fondamentale. Per questo sono già attivi progetti europei transfrontalieri e, nel caso italiano, le tre regioni confinanti (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) avranno proprio nella Borsa di Gorizia l’occasione per lavorare strettamente.
Insomma, il centenario può essere davvero una grande occasione da non perdere. La Borsa si inaugura, il 23 maggio alle ore 16, con un convegno che punta dritto al sodo: sulle “opportunità per il turismo” si confronteranno Franco Iseppi, presidente di Touring Club Italiano, Adriano Ossola, presidente di èStoria, Sabrina Talarico, presidente nazionale del Gist e Filiberto Zovico, direttore della Borsa. Da lì, sarà un susseguirsi di dibattiti attorno al nodo dei territori e delle generazioni rispetto a quel terribile conflitto.
«L’importante è il ruolo che hanno le comunità locali su questi temi e sull’impatto delle celebrazioni – spiega Marzio Favero, sindaco di Montebelluna e a capo del comitato scientifico che supporta le autorità regionali venete – Da tempo centinaia di soggetti privati, sociali, enti locali, imprese si stanno muovendo per valorizzare i nostri territori. Sono 400 quelli che si sono iscritti al comitato regionale. E per avere un’idea di quanto sia sentita ancora la storia di quegli eventi, basta andare ad una qualsiasi iniziativa in una qualunque biblioteca per vedere quanto sia affollata».
Memoria viva dunque e possibililtà di una nuova pagina di rilancio e visibilità di queste terre. La Regione veneto ad esempio ha realizzato un masterplan in cui ha censito e fotografato l’esistente. Da qui sono nati i progetti di recupero e valorizzazione, per i quali ha destinato 7,5 milioni di euro ed altri ne sono in arrivo sottoforma di fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc), di cui si avranno a breve i bandi. Nel frattempo, una rete di Ecomusei collegherà siti, centri, fortificazioni, resti, monti e località.
A differenza di altri paesi europei che si sono organizzati con più anticipo e in modo ancor più sistematico, qui forse si scontano maggiori ritardi. Ad aiutarci è uno studio del Ciset, il centro studi di economia turistica dell’Università Ca’ Foscari. «Dove correva il fronte italiano ci sono livelli distinti di preparazione e di pianificazione in vista del centenario – racconta Sabrina Meneghello – E’ pur vero che a differenza delle zone trentine e friulane, quelle venete sono molto più complesse: qui si sono concentrati tanti eventi bellici durante l’intero conflitto coinvolgendo aree molto diverse, dal bellunese al trevigiano al vicentino. Quindi, il ritardo potrebbe persino essere comprensibile, vista la complessità dello sforzo che richiede una regia di queste dimensioni».
E com’è la situazione, dunque? «Nel bellunese, la parte più a nord è molto attrezzata e competitiva, pensiamo a Cortina – spiega la ricercatrice – la parte sud, penso a Tambro o a Seren del Grappa sconta più ritardi. Nel vicentino, l’altopiano dei sette comuni ha domanda e offerta turistica già così variegate da reggere la sfida».
In questi casi, il Centro Studi suggerisce un lavoro di cucitura di interventi, servizi, attività e “oggetti” della memoria bellica: balza agli occhi ad esempio come nell’Altopiano di Asiago le piste di walking e ciclistiche fino alle nuove “vie del formaggio” che stanno prendendo forma, seguano nel paesaggio proprio le mulattiere dei soldati di quei cento terribili anni fa. Così sul trevigiano Montello.
Dunque, la parola d’ordine è connettere in modo lieve, compatibile e creativo cose già esistenti. Aggiunge Meneghello: «L’importante è guardare già ora al dopo, come si sta facendo in altri Paesi europei: sfruttare le celebrazioni per dare un assetto innovativo, efficace, utile e attraente a quei luoghi». La sfida dunque è pensare ad un’economia turistica dolce e fiorente per gli anni successivi al 2018.
Dalla concezione di «turismo come esperienza» parla anche Sandro Da Rold, che per Confindustria segue proprio l’area turistica, cui si deve l’Ait, l’Agenzia di informazione turistica delle Dolomiti. Dice: «è ormai evidente quanto sia importante investire sulla valorizzazione delle identità locali, sull’attenzione per l’ambiente e per il patrimonio culturale dell’umanità. Il territorio è davvero un valore per l’economia locale». Perché il problema, una volta messi a punto servizi e attività, è come comunicare questo patrimonio che giace sotto i piedi e sotto la memoria.

Cult/VeneziePost

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