I fondamenti del Padiglione Venezia

maggio 22, 2014

Tornare ai Fundamentals, ai fondamenti, ha chiesto a tutti Rem Koolhaas, l’art director della Biennale di architettura che aprirà il 6 giugno. E Daniel Libeskind l’ha preso alla lettera mettendoci il suo tocco immaginifico. Trasformerà infatti il Padiglione Venezia in «una macchina della visione» che occuperà l’intero emiciclo, mettendo in mostra 100 disegni, «una favela della mente», un giro visionario sulla città d’acqua, «un’esperienza architettonica che va vissuta», dice l’architetto.
Disegni che Libeskind ha creato a mano, penna e acquerello, tonalità seppia e fondi di caffè, serigrafati su lastre di vetro di grandi dimensioni. Saranno disposti intorno alla parete curva del padiglione, in modo da creare un gioco tra luci ed ombre. «Il disegno è davvero il punto di partenza per qualunque progetto di architettura – ha sottolineato l’archistar americana – Il fondamento dell’architettura non è l’edificio, ma l’immaginario, il desiderio, la visione».
Sonnets in Babylon: così si chiama l’operazione che lancia il Padiglione Venezia ad altissimo livello nell’arena di «una Biennale che si annuncia rivoluzionaria – come ha ricordato il sindaco Giorgio Orsoni – che si sviluppa attorno a temi e non per autori». Sono Sonnetti perché si richiamano a Shakespeare e a «una forma poetica con una struttura vincolata, un po’ come l’architettura», sottolinea Libeskind. Ed evocano Babilonia, «devastata dalla guerra che ha aperto il secolo, ma anche culla della civiltà e sede della Torre biblica distrutta».
Legato alla macchina di visioni di Libeskind anche l’intervento degli studenti Iuav guidati da Renzo Dubbini (che è curatore del padiglione) e da Luca Guido: hanno cercato di interpretare fotograficamente i disegni dell’architetto, «rintracciando atmosfere, dettagli, riflessi, onde, movimenti di una città inaspettata».
Il Padiglione Venezia ritrova dunque una forza propria ai Giardini. «Perché è una felice anomalia», ricorda Angela Vettese, assessore alla cultura cittadina, che ha seguito da vicino l’operazione. Di proprietà del comune di Venezia, è nato per volontà degli artisti della manifattura, quelli delle perle, dei tessuti e dei vetri. Poi è stato usato per tutt’altro, ritenendo quei linguaggi inadatti alla Biennale.
«Ma noi conosciamo oggi il valore delle culture locali: sono straordinari modi di fare e di pensare assieme, che si sedimentano e si arricchiscono col tempo – continua Vettese – La cultura globale diventa povera e kitsch se non è ancorata ai luoghi, rischio questo che viviamo tutti i giorni in città, invasa dalla banalità di oggetti senza valore. Va dato merito a Libeskind di aver interpretato al meglio tutto questo, invitandoci a guardare al futuro».

VeneziePost

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3 Risposte to “I fondamenti del Padiglione Venezia”

  1. camariano43 Says:

    ogni intervento per venezia è un valore per l’umanita’……………………..

    VANDALI Pochi giorni fa ho letto che a Ronchamp in Francia, una delle più importanti opere dell’ architettura del ‘900, un capolavoro dell’architetto Le Corbusier ,ha subito un grave atto di vandalismo: tra il 16 e il 17 gennaio 2014, qualcuno ha sfondato una vetrata della cappella di Notre-Dame du Haut, dopo il tentativo fallito di entrare dalla porta, forzandola e danneggiandola. Nel mio piccolo vorrei dare il mio modesto contributo per stigmatizzare il triste evento. se hai tempo prova a vedere questo video :

    sono mie foto della cappella di Le Corbusier, , il commento musicale è Blues on C minor di MJQ e adagio for strings di Samuel Barber .

    gradirei ricevere qualche tua impressione ciao mario

    • fabiobozzato Says:

      una serie di foto sono davvero intense. il video sembra un “intervallo” d’altri tempi, il che amplifica l’effetto…;-)

      • camariano43 Says:

        ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato. le foto ed il missaggio foto musica è frutto di amore e passione per la fotografia e la buona architettura ed ho piacere che tu l’abbia gradito ,grazie . sono stato invitato a collaborare ad un blog di arti figurative , spero di seganalarti il link , saluti m. caruso


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