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Il cargo by bike. Prove di new & green economy a Mestre

Una rete di attività imprenditoriali di ultima generazione, ecologiche, sostenibili e low-tech. Dove? A Mestre. «Effetto di come la città si sta trasformando», dicono i protagonisti: «sempre più pedonale, digitale, verde e con i canali».
Non ci credete? Ieri il Lab, la casa dei bimbi nata di recente ad Altobello, ha acquistato uno scivolo per i suoi piccoli utenti, che dal 9 giugno animeranno i centri estivi. Gliel’ha venduto Baby Bazar, il negozio di seconda-mano di via Verdi. Per farlo arrivare ad Altobello ha chiamato il servizio Mestre-by-bike, trasporto merci rigorosamente su bici-cargo.
Non siamo ad Amsterdam, ma a Mestre. E le tre imprese sono degli esperimenti di new economy. Il Lab Altobello da qualche mese «è un’esperienza di welfare-mix», spiega Stefania Biasiolo: «il Comune ha messo a disposizione i locali nel quartiere ridisegnato dagli abitanti, la Consulta dei bambini ha portato idee e proposte e le cooperative Sumo e Formaset hanno creato un progetto d’impresa».
Baby Bazar compie invece un anno. Lenia Messina, 42 anni, ha lasciato lo stress da architetto e ha scommesso su un negozio che offre abbigliamento, giocattoli, libri e oggetti per bambini tutto di seconda-mano. Come qualsiasi mercatino dell’usato si basa sul sistema di conto-vendita: chi porta la merce percepisce un rimborso del 50%, i primi 60 giorni a prezzo pieno, altri 30 scontati e se non viene venduta va in beneficienza a tre associazioni.
Chi crede che qui l’abbigliamento usato per bimbi non abbia appeal, deve ricredersi. «In un anno abbiamo smerciato 10 mila pezzi. Detto in altro modo: sono 10 mila prodotti sottratti alla discarica e rimessi in circolo». Un successo. Per di più, non è un negozio qualsiasi. All’interno c’è l’angolo dove le mamme si fermano ad allattare e due pareti-lavagna per i bimbi. Una sorta di spazio sociale dentro una bottega.
E il Mestre-by-bike? Una speciale bicicletta rossa, lunga quasi 3 metri con un cassone di 82 cm per 63, alto 91, può portare fino a 90 kili di merce. Gabriele D’Alberton, mestrino 26enne, è andato a Copenhagen a studiare il servizio di trasporto urbano su bici. E così l’ha trapiantato a Mestre. La partita iva l’ha aperta giusto qualche giorno fa. Ha già un po’ di privati, una pulisecco e Baby Bazar, ovviamente. «L’Unione Europea ha calcolato che il 51% delle merci potrebbe passare da camion a bici. Nei centri urbani d’altra parte la bici è il mezzo più veloce, più affidabile e più ecologico». Basta mandare una mail o telefonare e concordare giorno e orario. E D’Alberton arriva con la sua bici rossa.
Servizi all’avanguardia, imprese giovani e green che fanno rete e aprono in centro: «è un modo per stare al passo con la città che cambia – sottolinea Lenia Messina – Ed è un modo per dire alla città che deve adeguare le sue politiche di mobilità e di commercio con le imprese nuove che nascono. Una sorta di circolo virtuoso».
Corriere del Veneto

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