De Poli, artista impresario e designer

Ha iniziato come pittore, ha scoperto la maestria artigiana, è diventato un imprenditore di successo. I suoi smalti su metallo restano insuperati. Paolo De Poli ha attraversato il Novecento da strepitoso designer o artista-artigiano o come lo si voglia chiamare. La sua storia è parte della genealogia di quel Nordest che inventa prodigi e assalta le vetrine del mondo.
Ora tutto ciò che ha lasciato nella sua vita di lavoro è stato definitivamente consegnato all’Archivio Progetti dello Iuav. Primo fondo dell’ateneo veneziano dedicato alle arti applicate e al design. Grande, ma ancora tutto da valutare. «E’ un’intera azienda che ci viene consegnata», sorride Alberto Bassi, docente di storia e critica del design.
Gli studiosi dell’archivio avranno a disposizione dai bozzetti ai prototipi, dalle fatture alla corrispondenza, appunti e foto. Qualcosa come 200 casse hanno consegnato allo Iuav i figli di Paolo De Poli, almeno 80 pezzi di design più una valanga di documenti. Una fonte di ricerca davvero preziosa. Così, studenti e prof si sono già messi al lavoro. E una parte di questo fondo è ora in mostra nelle sale dell’ex-cotofinicio di Santa Marta, grazie alle cure di Valeria Cafà e Teresita Scalco.
Padovano, classe 1905, Paolo De Poli si forma alla scuola d’arte Selvatico. Ma da autodidatta apprende quello che sarà il suo virtuosismo per tutta la vita, lo smalto. Da allora realizza oggetti, mobili, complementi d’arredo per uffici e case. Dagli anni ’30 ha la sua azienda, con cui alterna commissioni e opere uniche. La “Smalti De Poli”, ammirata in tutto il mondo, ha per decenni la sua sede in via S.Pietro nella città patavina. Si spegnerà nel 1996, dopo oltre cinquant’anni di attività.
De Poli è anche l’artista-impresario invitato alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, che lo omaggia con una personale nel 1957 e lo tiene nel consiglio di amministrazione dal 1960 al ’73. Lui intanto continua a collaborare con i migliori artisti e architetti dei suoi anni, a cominciare da Gio Ponti. Nel 1967 è la volta del Museum of Contemporary Crafts di New York (ora Museum of Art and Design) a celebrarlo. Per l’occasione lui realizza nove oggetti (vasi, bottiglie e ciotole) che si rifanno allo skyline della città americana. Tutti pezzi che si ritrovano nella mostra veneziana.
«De Poli assume un profilo eccezionale perché coltiva la sua ispirazione d’arte e nello stesso tempo ragiona in termini di impresa – riflette Alberto Bassi – Lavora cioè nel senso di una vera cultura del progetto. E assume un rischio: si fa imprenditore. Certo, un imprenditore molto particolare perché i grandi musei gli organizzano importanti personali».
Un artista-impresario, dunque. Figure, queste, «non così strane nei corpi produttivi dei distretti manifatturieri – spiega Fiorella Bulegato, che allo Iuav si occupa di musei d’impresa – Le aziende, soprattutto in alcune decadi, penso ad esempio ai ’50, si alimentavano della vivacità di tanti circoli culturali. Spesso si circondavano di artisti cui chiedevano di disegnare. Penso a Carlo Scarpa o Gino Valle solo per fare alcuni nomi».
Un’intelligenza sul campo, quella di tante imprese in particolare a Nordest. E che il contributo di questi artisti-designer-artigiani sia utile per oggi, lo sottolinea con forza Bassi: «Un fondo come quello De Poli ci aiuta a pensare alla figura del progettista e alla necessità di ricostruire competenze. Da quell’archivio possiamo rintracciare ispirazioni e idee, ritessere una storia d’impresa per sapere come rifarne una all’altezza delle sfide che ci pone il contemporaneo».
Cult/VeneziePost.it

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