culture, società

Il Mondo Novo di Virgilio Sieni

Danzano i ragazzini, gli anziani, i ciechi. Danza chi di solito non danza. Danzano al conservatorio, nell’atrio di Palazzo Grassi, in Campo Novo o a Sant’Angelo. Danzano alle Corderie dell’Arsenale, in mezzo ai film che raccontano un Paese, tra Profondo Rosso di Dario Argento e In girum di Godard, tra La nostalgia dell’amore di Garrel e Le vacanze intelligenti di Alberto Sordi.
E’ la Biennale Danza di Virgilio Sieni, che mette al lavoro un’intera città come mai prima d’ora. «Una sorta di colonna vertebrale», la chiama. Non a caso la intitola Mondo Novo e la declina in Polis, innestandola nella Mostra di Architettura.
Inaugurata ieri, andrà avanti fino al 29 giugno, per poi proseguire fino al 19 luglio solo con il suo Vangelo secondo Matteo. Trenta coreografi, 42 pièce di cui 26 in prima mondiale, 300 persone impegnate a ballare, 21 luoghi della città, centinaia di rappresentazioni.
Cuore pulsante del festival sono le Corderie all’Arsenale, dove in 7 palchi si alternano prove aperte e performance, in dialogo con la mostra Monditalia, come fosse un 42mo progetto di ricerca sul paese. I gesti annodano fili di pensiero: come «l’architettura non è un fenomeno per soli architetti, ma riguarda tutti noi», dice il presidente Paolo Baratta, «così la danza ci interroga e ci trasporta in una utopia reale». Al centro c’è sempre la città, come architettura di corpi. «Non perché mi affascini l’idea di città – riflette Virgilio Sieni – Ma mi attrae “questa” città: si può attraversare camminando, è periferia e iper-centro, la si può osservare senza alzarsi sulle punte dei piedi oltre i tettucci delle macchine, come siamo abituati».
Allora mette in scena una sinfonia di coreografie ovunque, oltre ad un cartellone con i maestri del contemporaneo (aperto ieri al Teatro Malibran con il rigore di Saburo Teshigawara), compreso Steve Paxton, Leone alla carriera (stasera al Piccolo Arsenale, ore 21.30). C’è chi ha smarginato la danza nell’arte visiva e performativa come l’atteso Jerome Bel (fino al 22 giugno al foyer di Palazzo Grassi, più un’irruzione al Conservatorio). C’è la nuova generazione che gioca coi linguaggi, come Alessandro Sciarroni sulle acrobazie poetiche dei salti (al Conservatorio dal 26 al 29).
E poi c’è Sieni stesso che da un anno sta costruendo in giro per l’Italia il suo Vangelo secondo Matteo, la vertigine della metafora qui montata in 9 quadri che il pubblico potrà attraversare camminando alle Corderie (dal 4 luglio) e costruendo il proprio filo drammaturgico.
Corriere del Veneto

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