Abitare in tempi di crisi

giugno 21, 2014

Cosa significa avere o cercare casa in tempi di crisi? Quali nuovi contorni ha assunto la questione abitativa? Chi sta soffrendo, sempre più stretto tra redditi precari e affitti insopportabili? A queste domande ha provato a rispondere un’indagine, forse la prima così completa, realizzata dallo Iuav di Venezia.
Coordinata da Laura Fragolent, docente di tecnica e pianificazione urbanistica, raccoglie e incrocia decine di report e dati da tantissime fonti, Istat, Ministeri, enti, associazioni di categoria, fondazioni e istituti di credito. Il quadro piuttosto desolante che ne emerge è la fotografia di un paese immobile e sempre sull’orlo di precipitare.
Anche se l’indagine è nazionale, alcune immagini a Nordest escono molto chiare. Qui dove l’indice di invecchiamento ad esempio sta rallentando a differenza che nel resto del paese, con l’ingresso di nuove generazioni (il valore percentuale è passato da 156,6 del 1999 a 153 nel 2010). Il che è dovuto anche ad una popolazione immigrata qui piuttosto consistente (l’11,1% della popolazione) e che tuttavia sul fronte della casa si trova tra le fasce più esposte all’esclusione imposta dalla crisi e dalla stretta creditizia. Secondo “Scenari Immobiliari” dopo il boom tra il 2004 e il 2007 oggi le compravendite da parte di immigrati hanno subito una contrazione fino al 20%.
La maggior parte vive in affitto, ma ad esempio è a Nordest dove tra gli stranieri ci sono molti proprietari di case (assieme al Nordovest rappresentano una quota del 60%). Cosa stia succedendo a loro su cui la crisi occupazionale forse è ancora da indagare in profondità.
La fotografia continua per frammenti significativi: tra il 2001 e il 2011 il censimento ha rilevato che sono aumentati gli alloggi “impropri”, tra cui roulotte, baracche, cantine, garage: a Nordest si è passati da 3971 a 7453. «Pur residuale dal punto di vista statistico – dicono i ricercatori – è un fenomeno che continua a rappresentare un problema sociale irrisolto e non ignorabile».
Questo è il paese dove avere la proprietà di casa è sempre stato un must. «Se in altri contesti europei avere una quota elevata di famiglie in affitto è un segnale di rinnovamento, in Italia è sempre stata considerata la soluzione di ripiego per chi non poteva comprarsela». E così, siamo arrivati a 125 case ogni 100 famiglie. In generale, le abitazioni in affitto si aggirano sul 20% dello stock: nelle grandi città metropolitane la proprietà occupa un 74%, nei piccoli comuni (vera trama ad esempio della nostra regione) supera l’82%.
«Questo continua a frenare molto la mobilità delle persone, quindi la vitalità dell’economia e della vita di un paese», sottolinea Fregolent. E questo riguarda lavoratori, professionisti e anche studenti. Ma è proprio la fascia di chi è in affitto ad essere maggiormente sotto stress dalla crisi. Si calcola che l’affitto copra ormai il 30% degli ingressi economici di un nucleo familiare, il che è ritenuta soglia a rischio di povertà. Il 37% degli affittuari si dichiarano già in sofferenza. E così, ad esempio, schizzano i dati sugli sfratti per morosità: a Venezia sono 161 i provvedimenti di sfratto emessi nel 2012, su 9222 richieste di esecuzione, 470 quelli eseguiti durante l’anno.
Un quadro piuttosto grave, visto che se si considera solo un dato piuttosto asettico come il Pil pro-capite, si registra un calo ovunque, a Nordest da 29.585 del 2000 a 27.900 undici anni dopo. Certo qui il tasso di disoccupazione resta più basso che non altrove, ma in tutto il nord resta sopra il 30% tra le fasce più giovani.
Colpiscono i dati sulla povertà, i cui tassi sono passati dal 4% del 2005 all’8% del 2012 (al Nord dal 4.3 al 7,8). Nel 2012 oltre la metà delle persone dichiarava di non potersi permettere una settimana di ferie, due su 5 di non poter affrontare spese improvvise di 800 euro, uno su 5 viveva in case non adeguatamente riscaldate. Quale sia la situazione a Nordest l’indagine non mette a fuoco, si dovrà aspettare la seconda tranche che partità a breve e che avrà uno dei focus proprio nel Veneto centrale, profondo, densamente urbanizzato e innervato di tessuto produttivo.
Come rispondere? Quali politiche pubbliche mettere in campo? «E’ difficile in una situazione simile immaginare un intero albero di politiche pubbliche – riflette Rassana Torri, ricercatrice Iuav – Impossibile una nuova stagione di edilizia popolare, né sembrano dare risultati i social housing. Le tassazioni locali colpiranno proprietà e locatari, forse aggravando la situazione». Qual è dunque il punto più scoperto? «Non leggere la realtà: ad esempio, sono aumentate le famiglie molto più della popolazione. Si tratta di famiglie monoparentali o unipersonali, nuclei a geometria variabile, quelle di stranieri e ai loro figli nati qui. Già partire da qui potrebbe essere una novità per il nostro paese».
Monitor/VeneziePost.it

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