Il paese della manifattura delle idee

giugno 21, 2014

Tutto ciò che a che fare con la cultura traina l’economia e i territori. Il fenomeno, ormai assodato nel discorso pubblico, riceve ora un’ulteriore conferma con la ricerca “Io sono cultura”, prodotta dalla Fondazione Symbola, assieme a Unioncamere e la collaborazione della Regione Marche. Dal report dettagliatissimo emerge un Nordest vitale e ben posizionato nei primi posti delle classifiche.
Prendiamo l’incidenza del valore aggiunto sull’economia locale, cioè la capacità di produrre ricchezza da parte di tutto il comparto creativo e culturale: le provincie di Pordenone, Vicenza e Treviso svettano tra le prime 10: in ordine compaiono al secondo posto (dopo Arezzo), al quarto e al quinto, con valori del 7,9%, 7,7% e 7,6%. Lo stesso in termini di capacità di sviluppare occupazione: Vicenza al terzo posto (8,9%), quarta Treviso (8,9%) e quinta Pordenone (8,6%).
Symbola ha lavorato soprattutto sui dati del fatturato di un comparto ampio, «per raccontare la specificità della manifattura italiana o almeno di una parte importante – ci spiega il curatore del rapporto, Domenico Sturabotti – in cui è sempre più indistinguibile l’apporto dell’arte e delle espressioni culturali in senso stretto. Un nodo questo che nei distretti, come quelli veneti, è evidente e pulsante».
Il ricercatore fa il caso di Luxottica, cui Google si è affidata per i suoi glass. Oppure il distretto calzaturiero di Montebelluna, «dove ormai si concentra quasi solo ideazione, disegno e progettazione». O l’esperienza di una ditta come Lago in cui design, arredamento, architettura sono un tutt’uno. O, infine, una Fondazione Prada che entra a Venezia nel mondo dell’arte, «non per mecenatismo ma perché le è vitale nei suoi processi di produzione».
Complessivamente il sistema produttivo culturale a Nordest è stimato in 17.347,3 milioni di euro, pari al 23,2% sul totale nazionale. In termini di occupati si assesta a 330 mila unità, il 23,7% del totale valutato nel Paese. Il Veneto si aggrappa al quarto posto per numero di imprese creativo-culturali (38.136), mentre tra le prime dieci città Trieste figura nona.
Vi è un altro dato che impressiona. L’export del settore: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige si issano al secondo, terzo e quarto posto in termini di aumento delle esportazioni delle sue industrie legate al settore, con balzi dal 13 ad oltre il 18% tra il 2009 e il 2013.
Si tratta di dati importanti, soprattutto perché marcano uno slancio in positivo in tempi di dura crisi. Il rapporto Symbola ha fatto brindare molti amministratori locali e associazioni di categoria. Pietro De Lotto, direttore generale di Confartigianato vicentina punta l’attenzione sull’export che vede la città veneta in terza posizione per performance: «Nonostante la contrazione del mercato domestico sono molte le imprese che ruotano attorno al settore, dall’oro alla ceramica al vetro, che si sono proposte con successo ai mercati internazionali, muovendosi in rete tra loro e con il nostro sostegno».
De Lotto pone l’accento sulle industrie artigiane, tutte legate alla filiera del design, l’arredamento, l’architettura, che cercano e si nutrono di un parterre di creativi, studi di comunicazione ed artisti. Quel comparto allargato è «il nostro vantaggio competitivo», lo definisce Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Che aggiunge: «E’ grazie alla creatività e alla cultura, che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, l’innovazione e le nuove tecnologie, se le imprese sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel made in Italy».
Un campo di indagine vasto, come chiedono ufficialmente gli osservatori europei e come reclama il mercato, anche se non tutto omogeneo, né integrato tra i vari attori, oltre ad avere molte contraddizioni e chiaroscuri. Vi è ad esempio una drastica caduta del sostegno pubblico e così pure dei finanziamenti da parte delle Fondazioni bancarie, un calo complessivo del sistema di sponsorizzazioni, una diminuzione importante delle assunzioni (anche se a Nordest si blocca ad uno 0,9% in meno).
Ma vi sono anche esperienze importanti di crowdfunding (come dimostra il successo del Padiglione Italia nell’ultima Biennale d’arte di Venezia, che in 90 giorni ha raccolto oltre 178 mila euro da singoli contributori on-line) e il recente decreto sull’Art Bonus, che promette una nuova frontiera dei rapporti pubblico-privati nel settore culturale.
«Leggere il paese con queste lenti complesse significa far emergere il profilo reale di quello che chiamiamo “sistema produttivo culturale” – continua Dardanello – E ci permette di svelare anche l’effetto moltiplicare che può avere per l’economia un tale intreccio di saperi e di esperienze».
Cult/VeneziePost.it

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