I compagni, la Tana, gli ex-voto

luglio 31, 2014

Si dice che il compagno Cici faccia i migliori bigoi in salsa della città. Non è mai stato cuoco. Una vita a fare il pilota motorista della Vesta. Ma con una vera passione per la cucina. Al circolo “7 martiri” lo si può trovare di buona mattina a preparare una peperonata. E a redarguire chi bestemmia. Poi gira il coltello verso una fotografia. Una delle 180 (almeno) che tappezzano la sede in Fondamenta della Tana.
E’ il 1 maggio 1972, lo si vede dietro il banco bar il giorno dell’inaugurazione. E’ vicino al compagno Corrado, che ora di anni ne ha 83, una medaglia al collo con la falce e martello che si è fatto fare più di 60 anni fa. Poi il compagno Cici, coltello in mano, indica una foto in bianco e nero, due file di giovani, armi in mano, nella vicina via Garibaldi: «Partigiani, ci sono anche due zii e mio padre. Loro mi hanno insegnato a essere antifascista». Aveva vent’anni quando si iscrisse al partito. Correva l’anno 1960.
«La pila di voti al Pci era alta tre volte tanto gli altri». Ora si ritrova, a 74 anni, con la tessera di uno degli eredi di quel partito, Rifondazione. E’ uno dei 40 iscritti qui a Castello, quasi un club di amici, quasi tutti coetani o giù di lì. Un partito piccolino, in transito, fuori dal parlamento. «La storia è andata così, cosa possiamo farci», scuote la testa.
La mattina qui si espone la bandiera rossa e si attacca l’insegna luminosa, che tuttavia non viene mai accesa perché verso le 20 si chiude tutto. Poi si ritira tutto per la notte. A fianco c’è la sede del Pd. Si sono divisi gli spazi dopo la Bolognina. Due luoghi alieni: tanto è asettica quella del Pd, tanto sembra sudare tante storie l’altra.
D’altra parte «questa è la più bella sede comunista al mondo», giurano qui dentro. E tutti la fotografano, i turisti alla scoperta di una Venezia popolare o i visitatori della Biennale a bighellonare tra i Giardini e l’Arsenale. Perchè questa è una specie di camera delle meraviglie.
Le pareti in legno sono foderate di foto, cartoline, locandine. Le tante con il volto del Che e di Togliatti, Berlinguer e tutto il pantheon comunista. C’è una decina di scatti dei compagni morti, compresa Isa Bugatti che «si dice abbia sputato a Mussolini». E Bepi e Gigio, fratelli novantenni di Casteo morti a poche ore di distanza. Marce funebri e cortei. Un ragazzo francese deceduto in un incidente a Parigi. Un manifesto di Eulisse. Due bambole stile santerìa coi volti di Lenin e del Che.
E poi un Cristo in vetro nero che sostiene una falce e un martello. Così si scopre un santino di Gramsci appiccicato a uno di S.Giovanni, la Vergine e fra’ Alfonso di San Francesco della Vigna, «un caro amico di questo circolo», dicono. Ai “7 martiri” è come entrare in pellegrinaggio sotto un’intera parete di ex-voto. E che sia qualcosa di raro, questa sede comunista, lo si vede sin da fuori. Perché a fianco della porta campeggia un Gesù affrescato, fiori e lumino: «siamo stati noi a restaurarlo», se ne vanta il compagno Cici.
Quando gli operatori della tivù venezuelana, a Venezia per la Biennale, hanno visto uno striscione con il volto di Hugo Chavez si sono meravigliati. Era appeso alle corde da bucato del compagno Saverio di anni 80, dirimpettaio del circolo. «E così quei dea Tana sono finiti sul tiggì a Caracas». Lo racconta Alberto Cancian, il segretario del partito, 44 anni, dunque una nuova leva.
E’ lui che ha voluto che si tenesse il Nitty Gritty un paio di settimane fa: per una sera, i “7 martiri” si sono trasformati nel night-club del sestiere, un progetto di arte pubblica di un giovane artista, Simone Basani. In quell’occasione persino i tanti filippini che abitano qui sono stati coinvolti. Lavorano tutti in alberghi o colf in famiglie, vivono precari tra umidità e affitti canaglia.
«Dobbiamo guardare fuori dalla porta del circolo – dice Cancian – Parlare al mondo dei lavoratori della cultura e di tanti immigrati, tutti intermittenti e ricattati». Gli altri lo ascoltano corrucciando la fronte. Ma se ci riuscirà, dovrà attaccare un altro ex-voto alla parete in perline dei “7 martiri”.

Corriere del Veneto

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