La guida interattiva alla città è sui Google Glass

novembre 24, 2014

Indossati gli occhiali, si attiva il bluetooth dal cellulare, si punta il visore e si comincia il tour. Quella che viene presentata in anteprima a Wired è la prima app pensata per scoprire una città d’arte e messa a punto esclusivamente per i google glass, di cui si aspetta l’uscita il prossimo anno.
Ok! Venice, così si chiama, è un’idea della start-up bolognese Mubo Project e della web azienda milanese Vidiemme Consulting. Una esperienza immersiva e allo stesso tempo un approccio delicato, calibrata per una città invasa da una folla di turisti. In questo caso, invece, la proposta è di conoscere un angolo della città lagunare fuori dai flussi e uno dei più suggestivi della città. Il target? un pubblico colto e in cerca di un turismo dolce.
Siamo a Cannaregio, alle spalle del Ghetto. Si parte dalla Chiesa della Madonna dell’Orto. Sul visore dei google glass, posizionato e messo a fuoco sull’occhio destro, appare il simbolo di un obiettivo. E’ la prima di sei tappe. Ti segnala la chiesa, forse la più affascinante tra le tante della città. Scritte brevi, linguaggio informale.
Si visualizza una mappa a volo d’uccello, disegnata ad hoc, semplice navigazione in Gps. Si passeggia, si osservano i palazzi, il canale, si attraversa un ponte, ci si infila in una calle. Nuova fermata. In Campo dei Mori tre bassorilievi: erano i fratelli Rioba, Sandi e Afani mercanti di zuccheri e spezie.
Le slide sul visore sono attivate hands-free, con una leggera strusciata o un piccolo tocco alla stanghetta destra. Anche qui, è solo una segnalazione: «L’abbiamo immaginato come un invito – spiega Irene Angelopulos, di Mubo, che ha lavorato sul concept e lo storytelling – Non vuole invaderti di informazioni, ti chiede solo di prestare attenzione a un dettaglio o di entrare in un edificio».
E così ci si ferma di fronte alla casa del Tintoretto, il grande pittore veneziano. Più avanti lo Squero dei Muti, rimessa di barche e un tempo fabbrica di gondole. Si gira l’angolo dentro una calletta e il visore segna una nuova tappa. Si apre la laguna, una distesa di barche ormeggiate e all’orizzonte Murano. Qui è la mitica azienda del vetro d’arte Seguso che ha voluto stare dentro l’operazione, il che «ipotizza partnership anche commerciali e apre interrogativi su come e quanto dispositivi simili saranno utilizzati per sponsor e pubblicità», racconta Fabio Salvalaggio della Vidiemme, che ha curato tutta la parte tecnologica.
Di ritorno verso Madonna dell’Orto, in Fondamenta Gasparo Contadini, un’ultima sosta a un altro lato del palazzo di Tintoretto, le grandi vetrate e il bassorilievo con un cammello.
«Questa app è una sorta di demo, di esperimento sulle potenzialità con un simile device, molto più semplice, immersivo e sorprendente di un tablet o di una qualsiasi guida», spiega Mino Degli Atti di Mubo. Ora l’obiettivo sono gli occhiali in commercio, i cui prezzi potrebbero calare di due terzi rispetto ai 1500 dollari dei prototipi attuali. E a quel punto si aprirà lo store, in cui una quantità di app saranno disponibili. Il resto lo faranno i turisti, occhialini e visore puntato, all’inizio goffi e poi via via sempre più disinvolti.

Wired Italia

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