Gonçalo Byrne, un teatro a San Donà

dicembre 21, 2014

In tempi di crisi costruire un teatro nuovo di zecca sembra una sfida. Farlo in una città di provincia come San Donà di Piave può essere un azzardo. Farlo fare a Gonçalo Byrne, il grande architetto portoghese, è una meraviglia. «Ora sta alla comunità locale farlo vivere, ma sento che c’è un grande entusiasmo – dice – Ne ho progettato uno in una piccola città portoghese e ha rivitalizzato tutta la provincia. Può essere un grande motore culturale ed economico».
A San Donà sarà l’orchestra del Teatro La Fenice a inaugurarlo questa sera, assieme a proiezioni sulla facciata firmate Big Rock, i computer graphics di H-Farm. Per dire che la vocazione è «metropolitana». E’ questo l’aggettivo che accompagna il Teatro Astra.
Lo hanno chiamato così, dopo una consultazione cittadina, perché qui un tempo c’era un cinema con quel nome e prima ancora, da fine ‘800, un teatro andato distrutto come il resto della città dalla furia della prima guerra mondiale. Oggi il nuovo Astra (otto anni dall’acquisto, un anno per costruirlo e 10 milioni di euro) è un piccolo gioiello architettonico e ingegneristico.
In via Ancillotto, centro cittadino, a fianco di un edificio degli anni ’60 di quelli che lasciano perplessi, oggi c’è un cubo di cemento rosato, delimitato a piano terra da una lunga vetrata. Il fronte strada si allunga fin dentro il foyer con una lieve pendenza e così si trasforma in un’unica piazza divisa da un diaframma invisibile e insonorizzato. Il materiale è lo stesso, trachite euganea.
All’interno è contenuto un altro volume, che non tocca soffitto né pareti. Un congegno di box-in-the-box. Lo chiamano «diamante», per la forma che si protende verso l’alto del foyer (e che contiene la galleria): «nel progetto era ancora più poliedrico e sfaccettato, ma per ridurre i costi abbiamo concordato di semplificarlo», spiega l’architetto portoghese.
Gonçalo Byrne (che qui si è appoggiato all’architetto veneto Andrea Menegotto) ha lavorato di visioni, di dialogo con tutti i segni attorno, «un lavoro di micro-cucitura con il contesto che certo necessita una serie di interventi, ma un architetto deve farsi umile e curare quell’oggetto come fosse esso stesso un dettaglio».
Com’è stato lavorare a San Donà? «I piccoli centri sono affascinanti, la qualità della vita è più alta. E ovunque in Europa la domanda aperta è quella della rigenerazione degli spazi urbani». Qui si vuole rivitalizzare anche l’area su cui corre l’altra lunga vetrata e in prospettiva il retro. Sull’altro fianco, invece, il terzo volume con camerini e servizi.
Il palcoscenico, 10 metri per 12, si sviluppa a gradinate. Sopra, la galleria. In tutto sono 498 posti. «La macchina scenica è superba, alta 30 metri – spiega Danilo Gerotto, presidente della San Donà Patrimonio, la società del Comune che lo gestirà – E’ pensata per opere liriche e sinfoniche, per teatro e musica. Le prove di acustica ci hanno impressionato».
L’acustica, «il cuore di un teatro», come la definisce Byrne. E’ stata messa a punto da uno dei massimi esperti del settore, il catalano Igini Arau. Spiega l’architetto che in Italia, per effetto dell’appalto integrato, i progettisti devono lasciare tutto in mano alla ditta costruttrice: «quando ho scoperto che non saremmo stati responsabili in una fase così delicata mi sono preoccupato. Ma sono certo che hanno fatto un ottimo lavoro. So che la Setten di Oderzo è un’impresa di primo livello».
Che teatro sarà? Lo spiega Chiara Polita, assessore alla cultura: «Le linee guida sono fare rete, un buon cartellone di musica, teatro locale e nazionale, diventare un laboratorio per l’area metropolitana». Ora il futuro dell’Astra passa attraverso i suoi uffici.
Corriere del Veneto

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2 Risposte to “Gonçalo Byrne, un teatro a San Donà”

  1. Laura Says:

    Buongiorno, sono Laura Traverso, la ragazza che fa la stagista presso il Teatro Metropolitano Astra, è che si occupa dei contenuti del sito web e di Facebook, volevo sapere se potevo utilizzare il suo articolo per pubblicarlo nel sito web del Teatro. Mi faccia sapere se le può far piacere, grazie
    Laura Traverso


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