Basaglia, l’archivio riflette su se stesso

Taccuini di appunti, foto, registrazioni audio, bozze per interventi o scritti, lettere, agende, filmati, verbali processuali: Franco Basaglia e Franca Ongaro hanno lasciato una montagna di documenti. Questo archivio è stato tutto inventariato e viene presentato al pubblico oggi, nel corso di un convegno, «Le carte e la memoria», che si tiene nell’isola di San Servolo, il vecchio manicomio veneziano ora centro congressi. E’ qui che la Fondazione intitolata ai Basaglia ha sede e ci custodisce l’archivio, che sarà disponibile su appuntamento per ricercatori e studiosi. Continua a leggere “Basaglia, l’archivio riflette su se stesso”

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Hackathon, artigiani e hacker

Artigiani che si fanno hacker per ventiquattro ore. Magari non vogliono essere chiamati così, ma quello che sta succedendo da ieri al Museo Civico di Bassano del Grappa, ne ha tutta l’aria. E’ l’hackathon «100100 challenge». Per 24 ore, un gruppo di 70 professionisti si è incontrato per una «competizione creativa». Singoli o a gruppi, hanno sviluppato software da applicare a una serie di produzioni artigiane.
Oggi, a conclusione del meeting, altri 100 artigiani vicentini parlano di oggetti e di informatica come un’unica realtà. L’economia delle cose e l’internet delle cose hanno cambiato i connotati della stessa idea di «manifattura», rendendo desueto un intero lessico.
L’hackathon in corso funziona in due sessioni: nella prima, 70 «esperti» che hanno risposto alla call girata nei social media i mesi scorsi hanno lavorato ieri per tutto il giorno nell’ideare soluzioni innovative per alcune branche produttive. Si tratta di «tecnologia indossabile» (dunque l’abbigliamento high-tech a cominciare da quello sportivo), la «smart home», ovvero elettrodomestici e sistemi domotici collegati a internet e la «smart city» nell’ambito della mobilità sostenibile.
Il profilo di questi manipolatori digitali è ampio: dai 17 ai 40 anni, professionisti informatici, ricercatori, studenti, artigiani nel campo dell’elettronica e dell’elettrotecnica. Chi invece siano interessati a queste invenzioni digitali è presto detto: «dalle imprese elettrotecniche, meccaniche, design, arredamento e tessili – spiega Matteo Pisanu, del team di Confartigianato che sta seguendo l’iniziativa – Praticamente il cuore del tessuto produttivo vicentino».
Cristian Veller, alla guida del 100100, aggiunge: «L’incubatore funziona perché sono coinvolti mondi diversi: quello dell’impresa, le scuole, l’arcipelago dei “makers” e le istituzioni locali». E’ per questo che gli artigiani di 100100 hanno lavorato strettamente con istituti tecnici locali (Chilesotti di Thiene, Itis Rossi di Vicenza, Fermi di Bassano e Marzotto di Valdagno), il Faberlab di Varese, il FabLab del Mu.Se di Trento, la startup Plug and Wear e altri soggetti.
Non solo: tra i partner dell’iniziativa figurano nomi importanti del settore quali Officine Arduino, Dainese, Diesel (D-Spot), Cisco System, Roland DG, oltre alla Camera di Commercio di Vicenza e Comune di Bassano del Grappa. Questo sistema di alleanze sembra produrre un valore aggiunto.
Allo stesso modo, nella giornata di oggi, una maratona di speechers si confronterà con 100 artigiani del posto. Sono previsti infatti gli interventi di personalità del mondo produttivo ad alto tasso di innovazione digitale come Davide Gomba di Officine Arduino, Alberto Degradi di Cisco System, Arsenio Spadoni di Elettronica In, Marcello Bencini di Dainese, Elisabetta Mori di Plug and Wear e Francesco Pignatelli di MakeTank
Il pensatoio dell’hacklab bassanese prevede anche un premio. In palio ci sono dai robot alle stampanti 3D, dai sensori indossabili. Spesso, come capita in queste occasioni, ci sono idee-progetto che convincono gli artigiani locali e ne fanno davvero brevetti per nuovi prodotti. E’ noto il caso di «Ratatouille», uscita dalla prima edizione dell’Hackathon l’anno scorso e celebrata dal Washington Post: una app per conoscere e condividere il cibo dei vicini ha avuto un’eco internazionale.
Ma come si rapporta la manifatttura locale tradizionale con questi ibridi tra artigiani-informatici-creativi? «Mi sembra ci sia una consapevolezza diffusa sul fatto che qui stia la carta vincente per affrontare la competitività, ma anche che sia qualcosa di ineludibile», riflette Veller. E’ quell’ibrido tra economia materiale e della conoscenza che ormai è incarnato in qualsiasi oggetto. Non a caso la parola più ripetuta è «contaminazione»: «Così nasce la voglia di cercare talenti, professionalità, saperi altri, spesso parcellizzati e specifici, affidandosi ad esterni – continua – Ma molto spesso capita che gli imprenditori cerchino e mettano a valore propri dipendenti che autonomamente hanno sviluppato queste conoscenze. Ed è un capitale umano interno all’azienda».
Che sia la stessa Confartigianato l’incubatrice e che un simile evento si tenga in un luogo d’arte e di cultura spariglia ancora di più le corte e sfuma i contorni tra manufatto e immateriale. Il caso-emblematico è la scheda elettronica di Arduino, tra intelligenza di software, open-source e design, con cui hanno lavorato gli “smanettoni” ieri a Bassano: il Moma di New York l’ha esposta come «esempio di quei piccoli capolavori in grado di avere un enorme impatto sul design contemporaneo». Continua a leggere “Hackathon, artigiani e hacker”

L’amara battaglia di The Clinic

In Cile è una rivista culto. E ha un impatto senza paragoni in America Latina. Il nome The Clinic lo ha preso dalla scritta che compariva all’ingresso della clinica dove Augusto Pinochet era ricoverato nel 1998 e dove fu raggiunto da un mandato di arresto emesso dallo spagnolo Baltasar Garzón.
Da foglio satirico è diventato un settimanale che vende 20 mila copie e ha 140 mila lettori nella sola capitale Santiago, oltre a 3 milioni di visitatori unici al mese nel sito web e 784 mila twitter followers. Un vero caso editoriale. Unisce satira e inchieste, è famoso per i suoi titoli irriverenti e le sue copertine collage. Continua a leggere “L’amara battaglia di The Clinic”

Le vene aperte di Regina José Galindo

«Non voglio mangiarmi il mondo, ma non voglio che il mondo mi divori». Lo dice, così, tutto d’un fiato, Regina José Galindo. Minuta, quarantenne, guatemalteca, è una delle artiste internazionali più importanti della scena contemporanea.
Parla delle «vene aperte» dell’America Latina con ira ed entusiasmo. Usa la performance per cucire rabbia e denuncia, manovra il corpo con una radicalità da essere paragonata a Marina Abramovic e a Gina Pane.
Il suo Guatemala è la materia incandescente con cui guarda il mondo. Continua a leggere “Le vene aperte di Regina José Galindo”