Vac Foundation, casa a Venezia

marzo 10, 2015

Teresa Iarocci Mavica mostra le chiavi, appese a un etichetta gialla, ricevute solo da qualche giorno. Aprono il grande portone del Palazzo delle Zattere che si affaccia sul Canale della Giudecca, a cento metri da San Basilio. La direttrice della VAC Foundation ora può davvero dire che «inizia una nuova stagione» per la non-profit del magnate russo Leonid Mikhelson a Venezia.
Si tratta di un intero palazzo, di proprietà dell’Autorità Portuale, che di recente è stato sede provvisoria della Camera di Commercio. Più di 2000 metri quadri, su quattro piani. Per farne cosa? Alessandro Pedron, l’architetto che da sempre cura gli allestimenti per la VAC a Venezia, per ora ha alcune le idee-guida. Il progetto sarà pronto non prima di un mese: «A piano terra bookshop e caffé ristorantino sempre aperto alla città, con annesso giardino sul retro; due piani per le mostre e un piano per residenze di giovani artisti».
Una volta ottenute le autorizzazioni, l’obiettivo è di far partire i lavori dopo l’estate, in modo da arrivare a maggio 2016 pronti ad ospitare la prima mostra, in occasione della Biennale architettura. «Vorremmo almeno aver terminato un paio di piani», si augura Teresa Iarocci Mavica.
Il palazzo è una specie di bricolage di innesti, corridoi, pareti, tramezze, che ricordano quanto sia stato snaturato. «Dell’impianto originario non è rimasto pressoché nulla – spiega l’architetto – A fine ‘800 già avevano demolito la parte retrostante e poi il grosso dei rifacimenti risale a cavallo tra le due guerre. La parte superiore è stata innalzata ed è infatti visibile da fuori perché è più stretta del resto dell’edificio».
Quando si entra, una doppia scala porta al primo piano. Il piano nobile è stato ricostruito con la tipica struttura veneziana. Ma tutto il palazzo non ha niente della grandiosità di suoi simili in città. «Questo limite si può rivelare una chance – continua l’architetto – perché dà libertà nell’immaginare spazi contemporanei e facilita la parte di restauro più conservativo». Quel che resta dell’uso di questi anni è ben visibile: pareti in sughero o divisori posticci in alluminio, a terra si alternano finti parquet, marmi e linoleum.
La VAC Foundation lo farà rinascere. «Sarà uno spazio dove giovani artisti russi potranno incontrare i loro coetanei e lavorare assieme – racconta la direttrice – Uno spazio senza passaporti e visti: voi non sapete quanto possa suonare trana una cosa simile in Russia. Tanto più ora con tutto quello che sta succedendo».
Per cinque anni la Fondazione è stata ospite della Casa dei Tre Oci dove a maggio aprirà, in concomitanza con la Biennale d’arte, l’ultima mostra alla Giudecca. Per l’occasione, il party di inaugurazione si terrà proprio al piano terra del nuovo Palazzo, che così si farà conoscere al pubblico prima di iniziare i lavori di restauro. «Ci teniamo ad avere una relazione molto stretta con la città», dice la direttrice, che infatti ricorda di essere “donor” sia del Correr (per il restauro delle Stanze dell’Imperatore) sia della Biennale.
«Era arrivato il momento di decidere cosa fare a Venezia: restare oppure cambiare formula o città», continua Iarocci Mavica. «Siamo rimasti: questa è una delle capitali internazionali dell’arte».
Ecco perché, quando l’Autorità Portuale ha lanciato la call sulla sua ex-sede alle Zattere, la Fondazione russa ha pensato che era l’occasione giusta. Un contratto di 18 anni, un impegno da 4 milioni di euro per il restauro, quattro piani da circa 500 metri quadri ciascuno. Qualcosa di simile a Pinault? «E’ un intervento più piccolo e la collezione è molto più giovane, nasce solo nel 2009. In realtà i due imprenditori-collezionisti sono molto diversi: Mikhelson assomiglia più a un intellettuale immerso nel mondo dell’arte». La sfida, a quanto pare, è aperta.

Corriere del Veneto

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