culture, società

I soldatini artisti in trincea

Come impiegare quei ragazzi che sapevano disegnare, illustrare e dipingere, si saranno chiesti gli ufficiali un po’ ruvidi un po’ strafottenti. Come tenerli a bada, spesso ubriachi di futurismo, questi soldatini che giravano con fogli e carboncino nelle trincee. Semplice: inviarli sui punti di vedetta e metterli a disegnare ciò che vedevano di là dalle linee nemiche. Ecco le panoramiche di anse, vette e campagne di Innocente Cantinotti. Lunghe strisce di fogli appiccicati con i dettagli in matita di Gorizia dal Calvario o della piana del Tolmino da Costa Raunza. E poi il Montello e la Piana della Sernaglia.
Quello che ora fanno i droni, allora lo facevano i soldati-artisti. Sono sempre loro a segnare sulle mappe la danza di truppe nella disfatta di Caporetto. A immortalare cime e chiese, come Achille Beltrame o i cacciatori d’idrovolanti di Aldo Carpi o la vita al campo come Michele Cascella. Solo per citarne alcuni.
Li omaggia a Vicenza, nel Palazzo Leoni Montanari, il terzo atto della trilogia espositiva voluta da Intesa San Paolo (visitabile fino al fino al 23 agosto, a cura di Fernando Mazzocca e Gregorio Taccola). La grande guerra. I luoghi e l’arte feriti, si intitola, riferendosi esplicitamente alla granata sulla Gipsoteca di Possagno, dove rimasero mutilate molte opere del Canova.
Ferita era l’arte, piegata dalla propaganda di guerra, cui spesso questi artisti-soldati riuscivano a sottrarsi, preferendo rovistare negli occhi amari dei tanti prigionieri, i visi pestati dalla fatica e dalla paura. In loro ritrovavano forse il modo di restare umani. Proprio come successe la notte di natale del 1916, quando uscirono dalle trincee opposte per abbracciarsi.
Lo si può ascoltare a mo’ di radio-dramma curato da Parole Sonore. Rolando Palmieri era figlio di un italiano e di una austriaca. Aveva scelto di arruolarsi nell’esercito italiano. Le lettere struggenti che madre e figlio si scambiarono fanno da contrappasso all’inferno in cui erano precipitati. E alla desolazione di quei posti, che di recente un talentuoso fotografo come Luca Campigotto ritrova e ritrae in tutta la loro bellezza spettrale.

Corriere della Sera

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