Sant’Anna, numeri di fondamenta

maggio 2, 2015

159. Tante sono le finestre che si affacciano su Fondamenta di Sant’Anna. Altre 23 guardano il rio dal Campiello che porta il nome della stessa santa. Uno dei lati del Campiello in realtà è la chiesa, ormai spettrale. Di finestre ce ne sono 60 anche sui tre lati che chiudono il Campiello Correra. Tutte guardano la fondamenta che costeggia il rio. Anche il rio porta il nome della santa, così che fanno 3 le volte che viene evocata da queste parti.
32. Non vanno in ordine e sembrano confusi. Si sa che a Venezia è meglio non affidarsi ai numeri per trovare un indirizzo. Ma sono 32 i civici che corrono uno dopo l’altro dal 505 al 1137, dove sta il bar di Hu Wei, prima del Solarium che ha una vaga aria anni ’60. La Fondamenta di Sant’Anna comunque va dai piedi del Ponte di San Pietro di Castello e finisce dove si apre via Garibaldi. Il rio si ferma dove c’è una balaustra. Qui si appoggiano tutti per darsi appuntamento con qualcuno. Qui c’è il plateatico di Hu Wei.
5. E’ da 5 anni che gestisce il bar Hu Wei, che tutti chiamano Valentino. Hu Wei è da 9 anni in Italia. Ha una laurea in economia e prima di acquistare la licenza da una signora veneziana, decisa ad andare in pensione, non si era mai occupato di ristorazione.
In questi anni metà dei dipendenti assunti da Hu Wei sono italiani. Con loro ci sono spesso delle incomprensioni, dice. Si lamentano per gli stipendi e gli orari e spesso sembrano infastiditi che sia un cinese il proprietario. Il che è molto grave, continua, sennò il locale va a rotoli. Nei 4 mesi invernali lavora poco, Hu Wei. Ha calcolato che il 70% della sua clientela sono turisti o abitano fuori dal Sestiere di Castello. Tre su dieci, dunque, sono della zona. Ma qui abitano molti anziani, scuote la testa, e in questi anni più di un cliente non c’è più.
7. Quello di Hu Wei è uno dei 7 negozi rimasti aperti in Fondamenta. Al Civico 1134 lavorava un barbiere tanti anni fa. Al 992/A una latteria. Al civico 998 una macelleria. Ora sono chiuse. Nei negozi in funzione, un tempo ci vendevano altre cose. L’enoteca di Stefy&Vitty ad esempio era una mescita di olio. La pescheria di Ernesto un’osteria, una delle 27 aperte su via Garibaldi fino a 50 anni fa. Il negozio di abiti usati di Luigi, testimone di Geova, era una macelleria, lo si vede dal bancone dove sono ripiegate ora file di magliette. Luigi ha altri 2 banchi lungo via Garibaldi.
Il commercio rappresenta il 60% dell’economia della città. Mettici il porto e l’aeroporto e la torta è quasi chiusa, dice Roberto Magliocco, che presiede la Confesercenti cittadina. E aggiunge: la crisi si è fatta sentire, in sei anni il peso del commercio si sarà ridotto del 10%.
3. Un tempo erano 3 i barconi che vendevano frutta e verdura. Attraccati qui. Oggi ce n’è uno. In tutta la città ce n’è solo un altro, ai piedi del ponte dei Pugni. In Fondamenta i negozi resistono perché viene a comprare chi ci abita. E i visitatori della Biennale?
Passa tanta gente a passeggiare, dice Ernesto, che da 35 anni gestisce la pescheria Delfino, ma non gli vendo mica il pesce. Sì, aggiunge, in molti si fermano il tempo per visitare la Biennale o per lavorarci, c’è più movimento, ma non ci cambia la vita. Anche per Stefy non cambia molto: il clou è durante la settimana di inaugurazione, si riforniscono di vino, ma gli stranieri non sono abituati a bere per strada.
60. Di solito Fabiè fa tra i 60 e i 70 coperti al giorno. Ma la prima settimana di Biennale raddoppia. Avere una trattoria quando apre la Mostra è una fortuna. Alla Rampa, Cucina casalinga del Piave, ci ha lavorato per 30 anni il padre, Lorenzo, originario di San Donà. Fabiè l’ha presa in mano col fratello.
La Biennale deve ancora aprire, è questione di giorni. Ma già si vede il via vai di addetti ai lavori, operai, attrezzisti, curatori, artisti. Poi arriveranno giornalisti, galleristi, professori, direttori. E il grande pubblico. Nell’edizione 2013 solo durante la settimana di vernice hanno staccato 20.424 biglietti. In quella di chiusura 28.386. In tutto sono arrivati da queste parti 475 mila visitatori d’arte. E quest’anno durerà due mesi in più.
Ma non è un problema, sorride Fabiè, significa solo una pentola in più sul fuoco.
Quello della ristorazione è un settore che in tutta la città non soffre la crisi. Trattorie, bar, pasticcerie, la città è una grande mensa. Quasi mai economica.
La pasticceria di Mario tuttavia è qualcosa d’altri tempi: è da 35 anni che ci lavoro 14 ore al giorno, confessa. Qui al civico 1002 una volta c’era un bevariol, cioè un negozio di alimentari. E dove ora Mario ha il laboratorio c’era un’osteria.
15. Magda viene sempre a far colazione da Mario. Abita qui vicino. Ha comprato casa 15 anni fa. E’ una dei 552 dipendenti del Casinò, una di quelle grandi aziende veneziane che se la passano molto male. Con la crisi e i giochi di Stato, il Casinò ha perso così tanti clienti da aver messo in difficoltà il Municipio che ne è il proprietario e fino a qualche anno fa riceveva laute entrate.
Il Casinò di Venezia è la più antica casa da gioco del Paese. E’ stato inaugurato a San Marcuola nel 1638. A giugno di un anno fa registrava una perdita di 10,2 milioni di euro. Magda alza gli occhi al cielo e dice che sì la crisi è grave, ma che peggio di così non poteva essere gestito.
Al Casinò lo stipendio di Magda e quelli dei suoi colleghi valgono 42 milioni di euro. Lo stipendio medio, senza i premi di produzione, è passato da 76 mila euro nel 2010 a 59 mila quattro anni dopo. Sono solo medie. La maggior parte si aggira sui 1700 euro al mese. Poi ci sono quelli da oltre 100 mila. Non è il caso di Magda. Per comprare casa si è fatta un mutuo. Di 15 anni.
143. Nella pagina di Airbnb sono registrati a Castello 143 annunci per una camera singola. E all’Abbav, l’associazione veneziana di B&B, sono iscritti in 15. In Fondamenta tutti dicono ce ne siano 2 o 3. Ma è un calcolo fantasma per tutta la città. Anche sapere quanti abitano qui è impossibile. Sono tutti molto anziani, dicono tutti. Sapere quanti vi risiedono per qualche tempo è altrettanto improbabile. Così per le doppie case.
A Sant’Anna sembra tutto ovattato. Questa è una zona che resiste ai torpedoni di turisti. Assorbe il va e vieni di chi dal traffico di via Garibaldi si ferma prima di entrare a San Pietro di Castello, dove ancora si avventurano in pochi.
2008. Se negli ultimi anni molti visitatori della Biennale passano di qua è perché nel 2008 Paolo Baratta ha fatto costruire il Ponte dei Pensieri. Quello che dal Giardino delle Tese delle Vergini porta verso Campo Ruga. In questo modo, ci racconta, abbiamo collegato San Pietro e le Fondamenta San Gioacchino e Sant’Anna con i Giardini e l’Arsenale. Quest’anno una parte del Giardino delle Vergini, riportato a nuovo splendore, sarà aperto al pubblico, ci rivela.
Per movimentare la zona, Roberto Magliocco della Confesercenti ha un’altra idea. E’ da tempo che propone di creare a San Pietro un approdo per i classici lancioni e barconi di turisti, quelli che di solito attraccano a San Marco: sarebbe un gran impulso dice. A quale prezzo non si sa.
31. Ci sono anche giovani che hanno scelto di vivere qui. Luigi, 31 anni, romano, una laurea allo Iuav, da 2 anni ha trovato casa con altri 2 amici. Sono i più giovani della Fondamenta. 80 mq, 800 euro al mese. Tutti e 3 in questi giorni lavorano in eventi e padiglioni della Biennale. C’è chi ha un contratto a progetto. C’è chi lavora in nero. Come Luigi. Dalle 2 alle 3 settimane, tuttofare, dice. Installazioni, allestimenti, organizzazione, dipende. Dalle 8 alle 12 ore. E quasi sempre reperibile. La paga? Dai 100 ai 150 euro al giorno, dipende dal tipo di mansioni, dice. Gli è andata bene. Altri vanno dai 30 ai 50 euro, stesso monte-ore. Sono tanti gli eventi. La Biennale quest’anno conta 89 padiglioni nazionali e 44 eventi collaterali, riconosciuti ufficialmente. Solo la mostra curata da Okwui Enwezor ha messo insieme 136 artisti da 53 paesi. In tutto sono 102.526 i mq utilizzati per le esposizioni.
228. Dove c’erano le installazioni della Fondazione Gervasutti è tutto in vendita. A dire il vero l’ultima asta è andata deserta. Per i 228 mq, cioè un piano terra, primo piano e sottotetto, piuttosto malridotti, la base d’asta era 618.125 euro. Ora è tutto chiuso.
La proprietà è dell’IRE, l’antico istituto delle elemosiniere. Altre due “case” dell’IRE sono in vendita. Solo quella in Calle Riello, 148 mq, è stata comprata per 218 mila euro. L’IRE in tutta la città ha un patrimonio di 636 edifici o appartamenti. Uno su 10 è a Castello, quasi tutti affittati. Quattro in vendita. Lo facciamo per avere delle entrate, vendiamo solo beni non strategici, dicono agli uffici dell’IRE.
La Fondazione Gervasutti, nel frattempo, ha trovato sistemazione per la Biennale in Fondamenta Nuove. Niente Bikini Bar, quest’anno: era una calamita per la Fondamenta fino a tarda notte.
10. Con la Biennale arrivano sempre commesse anche alla Kublai Film. Qualche migliaia di euro quest’anno, niente di che ma comunque importanti, dice Lucio che ha aperto la società 10 anni. La Kublai produce documentari e vende servizi per la Bbc e Arté, spiega Lucio Scarpa. Ha anche un magazzino-studio a Marghera, in via dell’Azoto. Una decina di lavori e 200 mila euro di fatturato l’anno. L’ultimo lo ha presentato al cinema Giorgione, qualche giorno fa, sull’architetto Tobia Scarpa. Quest’anno sono stati alcuni artisti olandesi a bussare al civico 1136.
43. Sono 43 i campanelli in Fondamenta di Sant’Anna. Quasi tutti i cognomi suonano veneziani da secoli. Il primo Bontae risale al 1284. Poi ci sono i Bonini e gli Scarpa. C’è anche un Thompson. E una Williams. Ma il marito, affacciato dalla finestra, dice che la signora Williams non parla mai con gli sconosciuti.

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