culture, società

Arte, caminetti e marmellate

Un sogno nel cassetto? «L’affresco del presepe di Greccio, là sperduto in un camminamento reatino. E’ attribuito a Giotto. Una meraviglia». A Giovanna Zabotti luccicano gli occhi solo a parlarne. La sua missione, assieme a Enrico Bressan, è di far incontrare le meraviglie da restaurare e un’impresa che voglia raccogliere la sfida.
Per far questo sono dal 2004 alla guida di Fondaco. Uno proveniente dal mondo del corporate, l’altra dal marketing, hanno creato un’impresa che non punta né al mecenatismo né alla semplice caccia allo sponsor. Ma, come dicono loro, «una piattaforma per comunicare con l’arte». Anzi: un laboratorio di «abiti su misura».
La sartoria di Fondaco è in realtà una società di consulenza e di strategie comunicative che fa base a Venezia. In un decennio sono riusciti a cucire 53 di questi “abiti”, ovvero interventi di restauro non solo in laguna, ma in tutta Italia. L’ultimo, il pavimento della Basilica di San Marco. Il partner del progetto? La trevigiana Ideal Work di Vallà di Riese Pio X, una delle più importanti nel settore pavimentazioni.
A Fondaco fungono da cabina di regia, individuando un’opera o un luogo che necessita di cure e l’impresa giusta che voglia cimentarsi. Cioè: non dovrà solo mettere sul piatto un finanziamento, ma accettare la sfida di farsi un po’ contaminare e di usare l’operazione restauro per reinventare il proprio linguaggio aziendale.
Un esempio? Andate a Milano, Palazzo Brera, Atrio dei Gesuiti. Metteteci la Rigoni, cioè il fiore all’occhiello per confetture, mieli e marmellate con sede ad Asiago. E’ proprio l’impresa veneta che ha permesso di recuperare quello che un tempo era l’ingresso al collegio e al monastero dei Gesuiti voluto da San Carlo Borromeo nel ‘500. A venire alla luce è il portale barocco del San Sepolcro e tre monumenti.
Per la Rigoni non è solo un ritorno di immagine, come sempre succede in queste occasioni. Ma un modo inedito di entrare nella Milano dell’Expo. E’ pure il biglietto da visita che ha preparato l’apertura del suo esclusivo negozio-cafeteria nella città meneghina. Non solo. L’atrio restaurato dà sul cortile d’onore dell’Accademia d’arte e fa accedere all’orto botanico: è qui che Rigoni ha trovato un altro tesoro da mettere a valore. I ricettari antichi, custoditi nella biblioteca e nell’erbario, potrebbero rivelarsi una fonte preziosa di saperi per le proprie produzioni.
Ecco perché Fondaco si definisce una sartoria su misura. Business, sponsor, arte, restauratori, soprintendenze, marketing, produzione: «Un mix che una volta acceso, diventa in ogni occasione un volano», dicono i due soci. D’altra parte, sottolinea Andrea Rigoni, «la pubblicità tradizionale non funziona più, immersi come siamo in una quantità di messaggi e di prodotti». Ecco perché, continua l’imprenditore nordestino, «un’operazione di questo tipo non è solo strepitosa per farci conoscere come brand ma ha una serie di implicazioni che moltiplicano il valore dell’investimento, persino con ripercussioni nell’attività».
E’ anche per questo motivo che di cifre, gli sponsor-partner delle imprese di Fondaco non amano parlare. «L’impegno può variare – spiegano Bressan e Zabotti – In questi dieci anni abbiamo curato finanziamenti da qualche decina di migliaia di euro a un milione». Ma come si mette in moto il meccanismo? «A volte ci vengono segnalati degli elementi o dei monumenti che urgono restauri. Altre volte siamo noi a individuarli. Pensiamo ad un progetto, più che ad un’impresa. Disegniamo un’idea di intervento complessiva e le opportunità per tutti i soggetti in campo».
I disegnatori di idee a Fondaco sono riusciti così a mettere insieme la Sartoria Puppato con la statua della Madonna con Bambino in Calle dei Fabbri. O la catena Rizzo Pane con le vere da pozzo di San Marcuola, Santa Sofia e SS.Apostoli. E lo stesso è successo con marchi molto pop: Telecom e Gas Jeans si sono presi cura della facciata lapidea di Ca’ Corner della Regina, Mazda del Palazzo delle Prigioni, Bulgari con la Scala d’oro di Palazzo Ducale o Replay con Ca’ Rezzonico.
A volte il collegamento funziona per la sorpresa tra quello che l’impresa produce e il luogo da restaurare, come le marmellate di Rigoni con Brera. Altre volte scatta un’idea: le sorelle Sent, gioielliere-vetraie tra le più famose a Murano, hanno creato una spilla preziosa che ha la forma di uno scudo, quello su cui appoggia la mano una delle sei statue delle Virtù poste a Palazzo Ducale. E ancora: la Bonduelle, marchio dell’insalata in busta con sede a Bergamo, ha adottato volta e affreschi della Chiesa degli artisti a Roma. Ebbene, con Fondaco hanno pensato di raccontare lo stato di avanzamento del restauro proprio sulla busta trasparente e il QR code stampato permetteva di seguire i video dei lavori in corso.
In questo caso comunicazione e marketing hanno preso piste innovative, più efficaci ed economiche di qualunque campagna pubblicitaria su scala nazionale. L’arte osservata dai banchi del supermercato si è trasformata in qualcosa di immediato e di friendly, innestando un valore aggiunto all’intera operazione.
Infine c’è chi accetta una proposta di Fondaco per un’associazione diretta con quello che esce dalla propria fabbrica. E’ il caso della prestigiosa azienda orafa milanese Pomellato con le Cornici d’oro nella Sala degli Uomini Illustri al Caffè Florian. Oppure della friulana Palazzetti SpA, leader nel settore caminetti. Era stato Lello Palazzetti a fondare da marmista l’impresa nel 1954 a Porcia di Pordenone. Poi il salto generazionale col figlio Ruben e i suoi focolari. E ora Chiara, da quindici anni, un altro step tra pallet, alta tecnologia ed export in tutto il mondo. «Quando Fondaco ci ha proposto il progetto di restauro dei quattro caminetti nelle sale istituzionali di Palazzo Ducale, non abbiamo esitato», racconta la titolare. E’ la prima volta che si cimenta a sostegno dei beni culturali: «abbiamo sempre lavorato nel territorio, come capita a molte aziende, finanziando attività sportive per i bambini o la tutela di alcuni luoghi del territorio. Questa ci sembrava l’occasione giusta per fare un salto di qualità: alla fine si è creato un esempio virtuoso tra pubblico e privato». E pure un modo inedito di presentarsi a livello internazionale: a 8 anni di distanza da quell’esperienza, «organizziamo visite guidate a Palazzo Ducale per clienti e dipendenti». Di più: «fare i conti con quei caminetti del passato, di così grande bellezza, ci dà un di più di consapevolezza rispetto alla nostra stessa produzione. Ci incoraggia, diventa quasi parte del nostro ciclo produttivo, anche se immateriale».

Corriere Imprese

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