La chiamano La Cattedrale

ottobre 12, 2015

La chiamano La Cattedrale, per le tante vetrate che svettano alle pareti dell’edificio. Al centro i forni di cottura, come un altare. In fondo, nella seconda navata, un enorme e barocco lampadario di quattro metri e mezzo di altezza e 400 chili di peso. E’ la nuova vetreria che ieri è stata aperta a Murano, in Calle di Odoardo, a un passo dalla fermata Venier del vaporetto. Protagonisti sono Aristide Najean e sua moglie Sylvie Plassnig.
Era l’ex-fornace di Alfredo Barbini, chiusa ormai da 15 anni. I due francesi hanno affittato questi 1200 metri quadri, ristrutturati completamente e riaccesi i fuochi. Ulteriore prova di come la lavorazione del vetro stia vivendo una nuova stagione felice nell’isola.
Aristide ha sempre dipinto. Ispirato da materiali nuovi, ha incontrato nella sua strada d’artista il vetro. «Avevo pensato di andare in Portogallo, dove c’è una lunga tradizione. Ma Venezia è irresistibile. Ho cominciato a venirci più di vent’anni fa. Seguivo un maestro, Mario Badioli, e con lui ho imparato a far vivere il vetro dentro di me». Da Parigi i due francesi si sono prima stabiliti in Svizzera («potevo arrivare più facilmente e in qualunque momento in laguna») e poi hanno preso casa a Murano.
Nella loro Cathédrale si realizzano solo pezzi unici. I committenti sono collezionisti, architetti e designer, primo fra tutti Philip Stark (è per lui il gigantesco serpentone di luci in mostra in una navata dell’edificio), lo chef-star Alain Ducasse, l’architetto Jean-Michel Willmotte. Anche le illuminazioni di Palazzina Grassi sono opera dell’ingegno di Aristide. «Sono committenti con cui discuto sempre l’intero progetto, non realizzo semplicemente a scatola chiusa». Definita l’idea, Aristide disegna l’oggetto da realizzare sul pavimento, «così tutti possono vederlo, discutere e seguire le indicazioni». Una volta finito, si lava via l’immagine. Nessun archivio? «Sì le foto», se la ride.
La fornace-galleria è immersa in un giardino. Nella sala d’ingresso l’artista francese ha piazzato due forni, uno per i colori e uno per i cristalli, tradizionali ma con alta tecnologia per il risparmio energetico, su progetto dell’impresa si Gino Cester di base a Marcon. Alle spalle, due muffole per la ricottura. I forni sono posti al centro della sala, così come l’aveva concepito un tempo Barbini, circondati da vetrate che sfumano dall’azzurro al blu. E poi si aprono le altre sale con una parte della collezione di opere realizzate dal francese.
«I costi sono proibitivi. Cerco continuamente un equilibrio tra la mia ricerca artistica e ciò che chiede il mercato, senza mai piegarmi a quest’ultimo. E sapendo che chi lavora qui è il capitale più importante». Aristide ha ingaggiato per la sua Cattedrale una decina di professionisti, tra cui due maestri vetrai, Cristiano Rossetto e Adriano Mellara.
«E’ arrivato il tempo degli artisti-vetrai – dice Aristide – Scomparsa la produzione industriale in serie, che ormai si fa altrove, non basta nemmeno più sentirsi artigiani. Questo è il futuro dell’isola». Come l’abbiano presa da queste parti è facile immaginare. La gelosia dei maestri e l’allergia per i foresti sono l’alchimia dell’isola. Ma i due francesi scuotono le spalle, dicono di essere «testardi e innamorati del posto». C’hanno investito tutto e gli isolani se ne faranno una ragione.

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: