Artway of thinking, l’arte delle relazioni

novembre 24, 2015

Immerse nel parco di Forte Rossarol di Mestre, le antiche polveriere da anni sono usate dalla Cooperativa Co.Ges come centro di recupero per chi soffre di dipendenze, che siano sostanze o gioco. Hanno finito di ristrutturarle qualche mese fa, mancano alcuni dettagli, di segnaletica e di logistica, ma l’aspetto da villaggio dove rifugiarsi ha qualcosa di nordico.
Questa parte del Forte è chiamato Centro Soranzo ed è molto conosciuto. Pochi sanno invece che per curare l’intero restyling e la riorganizzazione del Centro la Co.Ges si è affidata a due artiste veneziane.
Francesca Mantovani e Federica Thiene sono più famose (soprattutto all’estero) con il nome di artway of thinking. Sono loro ad aver ascoltato pazienti ed operatori, psicologi e architetti e aver disegnato l’intero intervento. Fare arte, per loro, significa «lavorare su un organismo, costruire relazioni, trasformare uno spazio sociale», così dicono.
La Fondazione Evens, una prestigiosa istituzione culturale europea, ha portato qui di recente il suo board per osservare da vicino l’opera d’arte di Mantovani e Thiene. Il giorno prima le aveva premiate con l’Evens Arts Prize, per due progetti realizzati sempre a Venezia: uno con i marittimi del Porto (tra il 2001 e il 2007 ) e l’altro con i rifugiati (2005-2008).
Costruire accoglienza e solidarietà può essere una forma d’arte. Anzi, una materia che solo gli artisti possono essere in grado di maneggiare. Chiamateli progetti di comunità o estetica relazionale o arte sociale, ma sono queste le pratiche artistiche più interessanti della scena culturale internazionale.
A segnalare le due veneziane (ma trevigiane di origine) alla Evens è stato uno dei più importanti artisti italiani, Michelangelo Pistoletto. Così funziona il premio. E tra 18 progetti europei in corsa, sono state Mantovani e Thiene a strapparlo, il che significa anche un assegno da 10 mila euro e l’avvio di nuove produzioni.
A colpire la giuria, dunque, i due progetti su porto e rifugiati. Welcome to Venice è nato sull’onda di Terraferma, l’esposizione di public art curata nel 2001 da Riccardo Caldura al Centro Candiani. Per l’occasione il duo ha indagato l’area portuale, i marittimi e i lavoratori stranieri che vivono quel mondo quasi separato dalla città: l’intervento d’arte ha messo insieme tutti i soggetti che a titolo diverso ci lavorano attorno a Stella Maris, dalle Ong al sindacato, l’Autorità portuale e gli operatori municipali.
Nel caso dei rifugiati (Inclusion Refugees Network), è stata la cooperativa Co.Ges a chiederne l’intervento: un artista del team si è fermato a vivere a Forte Rossarol per alcuni mesi e da lì ha cominciato a prendere forma un progetto europeo, oltre che un viaggio in giro per l’Italia, raccogliendo dati e storie.
Per le due artiste-attiviste «estetica ed etica sono intimamente collegate: lavorare sulle relazioni è un modo di inseguire il bello». In questi anni hanno firmato numerosi interventi sempre come «enzimi creativi», oltre che una lunga collaborazione con l’Art Institut di Chicago e lo hanno fatto mantenendo quasi un profilo di anonimato.
Nel frattempo, l’intervento a Forte Rossarol è pressoché ultimato. Tutto è iniziato perché la Co.Ges voleva fare un restyling agli 11 edifici in fila su due ettari del Forte riservati alle dipendenze. «C’era bisogno di un salto di qualità, ma era qualcosa di troppo complesso da gestire – racconta Angelo Benvegnù, il presidente – Avevamo bisogno di aiuto, di un altro approccio, di altri linguaggi, per mettere insieme il puzzle e dare un senso all’operazione». E così si sono trasformati in committenti d’arte: «artway ha curato un percorso partecipato, con la trentina di operatori, la sessantina di pazienti, e poi grafici, urbanisti, architetti». Il progetto, avviato nel settembre 2013, ha preso forma nel marzo di quest’anno, grazie anche ad un mix di finanziamenti: un mutuo della coop, un mecenate (che l’ha finanziato per un terzo) e quattro sponsor tecnici. E così, assieme a allo studio di architettura Arbau di Treviso, le artway of thinking hanno realizzato la loro opera d’arte.

Corriere del Veneto / Corriere della Sera

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