Simon Levis Sullam: i carnefici italiani

gennaio 27, 2016

Sono 15 anni che si celebra il Giorno della Memoria, ogni 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz. Ovunque ci sono iniziative per ricordare la Shoah. A ben vedere, «l’Italia è passata dall’era del «testimone» che ha dato centralità alle vittime, a quella del «salvatore». Ma non ha mai affrontato l’era dei persecutori».
A raccontarlo è Simon Levis Sullam, veneziano, docente di storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari e studioso di antisemitismo. Del suo libro I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945 (Feltrinelli, pagg.141) è di questi giorni la seconda ristampa per l’Universale economica.
Forze dell’ordine, funzionari, medici, giornalisti, vicini di casa, parroci, amici: la macchina dello sterminio è stata scritta da un pulviscolo umano spesso anonimo. Successe anche in Italia, dove tuttavia la vulgata del «buon italiano» negli anni del Dopoguerra ha preso il sopravvento.
Perché non abbiamo ancora consapevolezza di quella pagina di Storia?
«Perché è rimasta sotto traccia. Nella stessa legge che istituisce la Giornata, non è scritta la parola chiave: fascismo. E non mi riferisco solo alla Repubblica di Salò: la Shoah italiana è l’onda di un discorso lungo e ben radicato nel fascismo, nella sua natura totalitaria, coloniale e poi nelle leggi razziali del 1938».
Chi erano dunque queste persone diventati persecutori?
«Parliamo di interi apparati dello Stato, come gli zelanti segretari comunali che compilavano e consegnavano liste di ebrei. E persone comuni. C’erano convinti fascisti o antisemiti. Altri lo fecero per arricchirsi, per risentimento, per ignavia, per meschinità».
Questo successe anche in Veneto?
«Certo, anche nei più piccoli paesi. Qui la campagna è stata per molti ebrei rifugio e caccia all’uomo. La provincia veneta era puntellata di campi di transito, come a Treviso e allo stesso tempo di nascondigli, come la clinica a Marocco».
Una delle figure più inquietanti è quella del delatore.
«Sì, erano vicini di casa, amici e persino familiari. In alcuni casi erano ebrei collaborazionisti: a Venezia girava un certo Mauro Grini, triestino, che collaborava con la polizia fascista e con i tedeschi. Morirà alla Risiera di San Sabba, inghiottito dalla sua stessa macchina infernale»
E degli altri cosa si sa?
«Furono pochi i processi e poche le pene. L’amnistia del 1946 passò poi come un colpo di spugna. Alcuni casi sono paradossali: Mario Cortellini, che all’Ufficio Razza della Questura di Venezia coordinava i sequestri dei beni delle famiglie ebraiche, fu incaricato dopo la guerra di recuperare quegli stessi beni. Come se fosse davvero uno specialista…»
Cosa è rimasto di quella lunga pedagogia antiebraica?
«Dopo la guerra sono rimasti pregiudizi antiebraici soprattutto di matrice religiosa. Ricordiamo che la Chiesa inizia a rigettare l’antigiudaismo solo a partire dal Concilio Vaticano II e siamo nel 1962-65. Ma per la cultura italiana in genere gli ebrei restano a lungo un oggetto misterioso».
Spesso si parla di un nuovo antisemitismo, legato al conflitto israelo-palestinese. Che ne pensa?
«Credo si debba distinguere con grande chiarezza la critica politica a Israele, sempre legittima, e l’antisemitismo o anche l’antisionismo che sono cose ben diverse. In Europa si riaccende talora un pregiudizio antiebraico, sia a destra che a sinistra, che può prendere forme violente, là dove covano componenti religiose, nazionaliste e xenofobe. In Italia non vedo un consistente pericolo di antisemitismo, credo sia molto più urgente il tema dell’islamofobia e del razzismo in genere».
A 15 anni dalla legge quali sono i limiti delle celebrazioni della Shoah?
«Esiste il rischio di un’ipertrofia della memoria, ma anche di una fossilizzazione della memoria, attraverso rituali civili che si ripetono meccanicamente svuotandosi di significato. Il Giorno della memoria dovrebbe restare come riflessione sugli errori del passato per rifiutare l’intolleranza e il razzismo di oggi. Ricordare Auschwitz, perde altrimenti ogni significato»

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: