Helena Janeczek: quei ghetti sorprendenti

marzo 29, 2016

«Come il Ghetto a Venezia, anche i tanti ghetti in Europa potrebbero trasformarsi da luoghi di esclusione in qualcosa di sorprendente e di fertile». Non può non partire da qui, Helena Janeczek, camminando tra la storia e l’attualità, come ci ha abituati nei suoi libri e con i suoi articoli. Sempre prova a immergersi nei grumi delle culture, nei nodi irrisolti europei, tra fantasmi orribili e giacimenti di vita. Il 1 aprile sarà ospite a Venezia del Festival letterario “Incroci di Civiltà” e converserà (Teatrino di Palazzo Grassi, ore 21) con lo scrittore bosniaco-statunitense Aleksandar Hemon.
Nata a Monaco di Baviera nel 1964 da una famiglia ebreo-polacca scampata all’Olocausto, Helena Janeczek si è trasferita in Italia. Ha adottato l’italiano come lingua letteraria, esordendo con Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997, poi ristampato per Guanda nel 2011) fino all’ultimo Bloody Cow (Il saggiatore, 2012). La si può leggere abitualmente sul settimanale pagina99.
Qui abbiamo inventato il Ghetto. Dopo i fatti di Bruxelles, ora scopriamo i tanti quartieri-ghetto in Europa.
«A Venezia il Ghetto era molto particolare, nato per isolare e contenere una comunità di cui però la città aveva bisogno. E’ frutto di una scelta politica e ideologica, attorno all’anti-giudaismo, ma necessariamente poroso. Se penso a quartieri-ghetto come il Molenbeek di Bruxelles, non posso non notare alcune similitudini. Bruxelles è già una città strana di suo, ma quella non è la disperata banlieue parigina, relegata a una distanza siderale dal cuore della città: è innestato dentro».
E’ possibile che un luogo di esclusione possa trasformarsi in un laboratorio di vita?
«Parliamo di spazi dentro le città, con legami indissolubili e di reciprocità. Più che i massimi sistemi, servirebbero letture più attente e più ravvicinate. Dobbiamo guardare tra le pieghe della città e delle generazioni, distinguere tra seconde e terze generazioni, osservare le dinamiche familiari,capire la dialettica tra maggioranze e minoranze, come sapeva fare un tempo Venezia con il suo Ghetto».
Ma continuiamo a raccontarli come un’unica realtà sempre paurosa.
«E invece dovremmo cogliere i conflitti, mostrare le aperture e le tensioni. Non per essere buonisti o idealisti, ma per essere lucidi. Penso a come in questi giorni è stata descritta via Padova a Milano: forte concentrazione di immigrati, affitti più bassi della media ma in zona centrale. A leggere le cronache sembra un inferno. Io credo che metà dei miei amici viva là, proprio perché è così multiculturale».
Eppure anche la narrazione della multiculturalità è arrivata alla fine, non crede?
«Sì, la retorica del melting pot da una parte e l’ossessione della paura dall’altra producono danni. Mi colpisce sempre quanta poca fiducia abbiamo nei nostri stessi valori che rivendichiamo. Dimentichiamo quanto siamo cambiati e non ci fidiamo di come gli altri possano cambiare. Viviamo davvero una crisi totale, culturale ed economica, ci fa vedere il peggio, ci costringe a star dentro o fuori. E quanta più paura sentiamo, tanto più forti sono le tentazioni dell’odio. Così è stato nei Balcani».
Peraltro sono appena ricorsi vent’anni da Sebrenica, sempre nel cuore dell’Europa.
«Sì, perché la Bosnia era davvero un luogo di incroci, pieno di tracce ottomane, veneziane, austriache. E’ esplosa finendo in un genocidio. E’ stato un laboratorio: una crociata anti-islamica, contro i musulmani di Bosnia da una parte; una prova di jihadismo che ha attratto centinaia di giovani, dall’altra. Quando vedo precipitare tanto veleno, mi fa molta più paura di qualche bombarolo di periferia».

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: