Archive for aprile, 2016

Il vetro degli architetti

aprile 26, 2016

La carta da parati della Wiener Werkstätte, con i suoi pattern grafici di un colore tenue, ricrea in ogni sala le atmosfere d’interni di primo Novecento, il fervore di un incontro inedito tra design, industria e architettura. Il Boudoir d’une grande vedette, la sala progettata da Josef Hoffman per il padiglione austriaco dell’Esposizione universale parigina del 1937, con pareti e pavimento a specchi, tappeti e lampade chic, sfoggia una gioia di vivere come antidoto al mortifero che stava divorando l’Europa.
Sono questi tre decenni che scorrono a Venezia ne Le stanze del vetro, il programma di mostre e studi sull’arte vetraia promosso dalla Fondazione Giorgio Cini assieme alla Pentagram Stiftung. Il vetro degli architetti. Vienna 1900 – 1937 mette in mostra (fino al 31 luglio) oltre 300 opere scelte da Rainald Franz dalla collezione del MAK, il Museo di arti applicate di Vienna. Leggi il seguito di questo post »

La sfida dei nuovi seminaristi

aprile 16, 2016

I ventenni chiamati da Dio iniziano la giornata alle 6.30, l’ora delle lodi. Sanno che fuori c’è un mondo che li guarda straniti. A cominciare dai loro genitori, e così gli amici. Forse gli stessi parrocchiani, che si stringono in chiese non proprio affollate e mormorano le orazioni piuttosto disincantati. Sarà come dice don Marco, rettore del Seminario di Acireale: «l’indecifrabile è la conferma di qualcosa di speciale».
Sono gentili, i ragazzi di Dio. Si preparano a diventare pastori di pecore che hanno già perso qualunque timore. Forse per questo sono anche diffidenti quando qualcuno prova a parlarci. E ancora più lo sono i loro superiori. Per cercare questi ragazzi bisogna tornare più volte in una parrocchia, inseguirli in Facebook, intrecciare passaparola, chiedere ai Rettori, avere pazienza, rassicurarli. Leggi il seguito di questo post »

La regola del bianco

aprile 15, 2016

Il colore bianco è l’unica regola non dichiarata da Caroline Bourgeois, la curatrice di Accrochage, la nuova mostra che si aprirà domenica 17 aprile a Venezia negli spazi di Punta della Dogana. Anche se non detta, è impossibile non rendersene conto in quel reiterarsi di biancore, con piglio ossessivo, che accomuna i 29 artisti e le loro 70 opere.
E le regole dichiarate? Primo: «Nessun’opera è mai stata esposta prima e due terzi degli artisti è la prima volta che si presenta al pubblico, da quando sono entrati nella Collezione Pinault». Secondo, spiega sempre Bourgeois: «Ho scelto gesti e pensieri minimali. Tutti sono accumunati da una semplicità e un’apertura che dilatano lo spazio». Leggi il seguito di questo post »

Sognando la Svizzera

aprile 11, 2016

«Per vent’anni abbiamo scommesso sulla carriera universitaria come unico obiettivo per i giovani americani. Ci siamo accorti che solo la metà terminava e di questi solo il 10% finiva una specializzazione. Nel frattempo 5,5 milioni tra i 16 e i 24 anni non avevano un lavoro né andavano a scuola». Inizia così Robert Schwartz il suo racconto nel mondo della formazione, invitato dalla Fondazione Nordest. L’approdo? «Un sistema educativo molto connesso con le imprese, capace di creare nuove figure professionali con grandi conoscenze tecniche». Il modello? La Svizzera. Leggi il seguito di questo post »

Teatranti in azienda

aprile 11, 2016

Sempre più figure estranee al mondo del management entrano nelle aziende. Può capitare così di incontrare anche degli attori teatrali. E’ il caso di Don’t think, un piccolo team nato da Farmacia Zoo:E, una compagnia teatrale veneta, con base a Mestre.
Cosa fanno? Carola Minincleri lo racconta così: «Osserviamo, lavoriamo come testimoni, senza giudicare, esattamente come si fa a teatro». Di fatto, quando entrano in azienda cominciano a cambiarla.«Tutto è iniziato con una richiesta di public speaking: imparare a parlare in pubblico – ricorda Gianmarco Busetto – Ci hanno detto: voi fate teatro, insegnateci a tenere un pubblico, a convincere, a far sognare chi abbiamo davanti». Leggi il seguito di questo post »

Perù, Keiko Fujishock

aprile 2, 2016

Non si possono gettare sui figli le colpe dei padri, si sente ripetere in Perù nelle ultime settimane. Neanche se il padre sta scontando 25 anni di carcere per orribili violazioni dei diritti umani e colossali frodi allo Stato. Il padre più famoso del Perù si chiama Alberto Fujimori. Il protagonista di un decennio buio, tra il 1990 e il 2000, dentro una lunga notte della repubblica cominciata in realtà già una decade prima. C’è chi potrebbe raccontare quella notte, ma non può più farlo. Sono i 14 mila peruviani scomparsi nel nulla. Desaparecidos nel terrore di Stato.
La figlia più famosa del Perù si chiama Keiko Fujimori. E’ la favorita alle elezioni del 10 aprile. Quarantenne, a 19 era già primera dama dopo la separazione avvelenata tra i genitori. Lei all’epoca presiedeva la Fondazione por los Niños, mentre il padre faceva sterilizzare forzatamente 314.065 donne, in nome della lotta alla povertà. I crimini di Stato, invece, erano compiuti in nome della lotta contro la guerriglia di Sendero Luminoso. Lo shock liberista contro la crisi economica. Lo scioglimento sprezzante del Congresso in nome del popolo. Leggi il seguito di questo post »