Il futuro è una realtà ai raggi T

luglio 19, 2016

Se in un aeroporto statunitense o in quello di Amsterdam vi fanno passare braccia alzate sotto un macchinario che scansiona a corpo intero, sappiate che vi stanno scrutando con i Raggi T. E che quello è solo un catafalco di prima generazione. Un po’ come se di fronte avessimo vecchi computer a valvole, di quelli che un tempo ingombravano una stanza. Ma una cosa sembra certa: il futuro prossimo è ai raggi T.
Cosa sono? Rubén Criado ci mostra una vecchia «Mappa delle radiazioni elettromagnetiche» disegnata negli anni ’60 e trovata in un mercatino di antiquariato. E’ fitta di figure, disegni e segni. Come una linea del tempo si susseguono le onde elettriche, quelle radio, i raggi x. E dopo c’è un salto verso quelli fotonici, che poi verranno usati per i laser. In mezzo c’è una zona che non interessava a nessuno, senza neppure un nome: i Terahertz.
Solo molto tempo dopo si sarebbe cominciato ad indagare quell’ultima frontiera, grazie allo sviluppo della fotonica e dell’elettronica. Ma c’è voluta la determinazione di Rubén Criado e di un manipolo di giovani scienziati spagnoli per mettere a punto l’applicazione tecnologica con i raggi T più avanzata al mondo. Si chiama Pure e permette di mettere a fuoco e zoomare «un milione di volte più di qualunque altro sistema disponibile». Ci sono riusciti perché hanno combinato l’utilizzo dei raggi T con le possibilità fornite dalla fotonica. La seconda sfida vinta era quella di costruire applicazioni a basso costo e di piccole dimensioni, altamente commercializzabili.
Così è sorta la LuzWaveLabs, la start up che ha spiazzato tutti. Ci lavorano in sei: oltre a Sara Flores per l’amministrazione, ci sono Jesús Palací è il capo-tecnologia, Cristina de Dios e Pablo Acedo i capi-scientifici e logistica, Guillermo Herrero per la parte elettronica e produzione. Rubén Criado è il CEO. Non è ancora trentenne, ha un dottorato in ingegneria, un master in Advanced Electronics Systems e un’altra laurea in Business Sciences.
Bisogna arrivare a Leganés, periferia a sud di Madrid. Un tempo questo posto arso dalla calura estiva era conosciuto da tutti perché qui nel 1851 venne costruito il primo manicomio del paese, il Santa Isabel. Oggi invece il suo fiore all’occhiello è il campus dell’Università Carlos III e il suo incubatore di imprese. Rubén Criado apre a pagina99 le porte del laboratorio con i macchinari e i materiali tecnici. E poi la sala di ricerca teorica, dove campeggiano la foto di un’astronauta e un’enorme lavagna con il planning e il timing di lavoro, post-it e appunti, grafici e disegni, come le lavagne steineriane.
I ragazzi dei Raggi T hanno cominciato a macinare premi. L’ultimo la scorsa settimana da parte di Repsol, la multinazionale petrolifera iberica, che servirà a studiare un’applicazione nel settore chimico. L’anno scorso invece è stata la MIT Technology Review a premiarli come migliori innovatori under 35.
Sono partiti nel 2014 con 600 mila euro di un prestito pubblico a tasso agevolato, 200 mila da un investitore privato e un accordo per lo sviluppo di un programma di radiofrequenza per un’impresa. Ma nel giro di due anni le prospettive si sono ampliate a dismisura.
«Per capire perché siano così importanti i raggi T bisogna ricordare i vantaggi che hanno», spiegano. A differenza dei raggi X sono innocui per i corpi di persone e animali, non recano danni a oggetti tecnologici delicati, danno informazioni sui materiali che attraversano come nessun’altra tecnologia può attualmente offrire e per di più hanno un potenziale di precisione che non ha paragoni.
E’ per questo che nell’ultimi dieci anni imprese e centri di ricerca ci ha puntato gli occhi. Finché non è spuntata la start-up madrilena con la sua Pure. Ma come potrà essere usata questa nuova tecnologia? «I campi sono enormi e diversificati», racconta lo scienziato-imprenditore. Quali? «Nel settore bio-medico per analisi chimiche, biomediche e oncologiche. Oppure nel controllo industriale di qualità: pensate ai sistemi di irrigazione in agricoltura, alle ispezioni di difetti nell’industria aerospaziale, le analisi di gas e petrolio. Terzo: la sicurezza per il controllo di materiali o sostanze tossiche, esplosivi, droghe. E infine le comunicazioni: una avanzata tecnologia terahertz permette comunicazioni wireless rapidissime».
Insomma, i ragazzi dei Raggi T hanno in mano qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente la nostra vita quotidiana. Per ora si stanno concentrando sull’elettronica di strumentazioni e test, molto richiesta dalle grandi imprese di comunicazioni e produttori di semiconduttori. E la lista di potenziali commesse si sta allungando. «Più difficile, invece, intercettare il mercato della sicurezza, dove i filtri e gli ostacoli sono altissimi», dicono. E aggiungono, ridendo: «Siamo pur sempre David e di fronte c’è Golia».

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