Coco Chanel, la donna che legge

settembre 16, 2016

Dimenticatevi il bagliore del lusso, il caravanserraglio della moda, il fragore del jet set: al Museo di Ca’ Pesaro di Venezia fino all’8 gennaio potete inoltrarvi nel mondo segreto, soffuso, malinconico e divertito di Coco Chanel. A Venezia perché, come sottolinea Gabriella Belli, direttrice dei Civici Musei, «è la città che l’ha potentemente ispirata: qui ci mostra per la prima volta uno spazio dell’intimità, da attraversare con gli occhi per poi tornarci con calma».
Jean-Louis Froment, direttore artistico di Chanel Culture, progetto d’arte della maison francese che sta facendo il giro del mondo, mette in scena in laguna un viaggio espositivo lungo due binari. Un asse temporale, scandito dai letterati che hanno circondato e influito Gabrielle Chanel detta Coco (da Mallarmé a Roland Barthes, Max Jacob e Jean Cocteau, Igor Stravinsky e Pablo Picasso, solo per citarne alcuni). E «un asse dell’invisibile», il fascino per il sacro e il potere dei sogni: dalle icone ai mosaici bizantini, le stelle e i reliquiari. Il tutto prende la forma di una biblioteca: sette sale, oltre 350 oggetti, una sequenza di teche trasparenti e un’infilata di libri, lettere, appunti, foto, affiches, disegni, spartiti fino ai vestiti firmati da Karl Lagenferd, lo stilista che più di tutti ha saputo entrare ed attingere in quel mondo segreto e profondo di una donna icona del XX secolo.
«La donna che legge». E’ questo il titolo che sottolinea la mostra che si apre con un’installazione-ritratto: un foglietto con i suoi appunti ritrovato nel portafoglio, il manoscritto originale e finale di Flaubert di Madame Bovary, un piccolo dipinto della Vergine che legge, una bibbia antica con il passo sull’Annunciazione e lei, Coco, immortalata sul divano, mentre dorme con un libro in mano.
Era vissuta in orfanotrofio, Gabrielle Chanel, nata nel 1883 e scomparsa nel 1971. E di quegli anni le erano rimaste impresse le notti fitte di stelle, l’eleganza austera delle monache vestite di nero e di bianco e la passione per la sartoria. Sono stati invece i suoi ricchi amanti a darle le opportunità per trasformare le sue idee e il suo talento in qualcosa di favoloso. Ed è stata la sua curiosità verso gli artisti giovani e geniali che sbucavano dalla temperie del secolo breve a immortalarla.
Froment ricostruisce non solo una esposizione raffinata (inutile dirlo) ma soprattutto coltissima, piena di rimandi e di associazioni, in cui Coco Chanel è evocata e sembra presente, là nelle sale di Ca’ Pesaro, a suo modo invisibile.

Corriere del Veneto

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Una Risposta to “Coco Chanel, la donna che legge”

  1. Nuccia Says:

    Inviato da iPad

    >


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