Miniature, arte e alchimia

Ci si immerge tra i canti gregoriani che inondano le stanze, suoni che sembrano provenire da secoli addietro. Si vedono abili mani di artigiani e alchimisti che tirano le pelli per farne pergamene, pestano lapislazzuli, spaccano ossa, mescolano mercurio e resine. Sulle pareti scorrono i patimenti terrifici archiviati in quel manuale di atrocità e di santità che è il Martirologio dei Battuti Neri. E poi un libro minuscolo, sei centimetri per tre, che potrebbe stare persino in un taschino. Un gioiello, di oro e tempera, chiuso in una teca, tanto è fragile e immensamente prezioso. Vicino, una copia perfetta a portata di mano e allora ci si siede e lo si sfoglia rimanendo senza fiato.
Le miniature del Conte Cini prendono vita. E la mostra si fa viaggio sensoriale. Quei piccoli capolavori miniati qui si possono toccare, sentire, osservare. Prendete l’Offiziolo di Carlo VIII. Commissionato da Ludovico il Moro, duca di Milano, intorno al 1494-95, era destinato in dono al re di Francia. Un Libro d’Ore, tra i più raffinati, tra scene di campo e di santi, di preghiere e di raccoglimento. E’ stato così gelosamente custodito e così raramente aperto, che ben pochi ne conoscono il contenuto. Solo la maestria della Factum Arte poteva farcelo scoprire.
L’impresa madrilena, unica in Europa nel settore della riproduzione di esemplari antichi, vanta una lunga collaborazione con la Fondazione Cini. Sua è la copia perfetta delle Nozze di Cana, il cui originale era finito come trofeo a Parigi e posto al Louvre di fronte a Mona Lisa. Suo è Replica, lo scanner che sta copiando e archiviando le migliaia di foto custodite negli archivi dell’isola di San Giorgio.
Ora l’impresa diretta dal critico inglese Adam Lowe è stata coinvolta anche nella mostra delle preziose miniature. E’ così che il suo team di creativi ed esperti si è cimentato sull’Offiziolo: uno speciale scanner ha catturato le immagini, pagina per pagina, stampato a dimensioni reali, riprodotta la sua fodera di pelle nera zigrinata e le borchie d’argento a tenerlo chiuso. Alle pareti una lunga serie di pagine di grande formato e la sensazione di esserci dentro, tra le orazioni, gli angeli e i santi, re e contadini.
La Factum Arte è la vera protagonista al secondo piano dell’esposizione. Fin dal video che ci porta in quello che Adam Lowe definisce un mondo dove scompaiono «i confini tra arte, artigiano, scienza e magia». Il rito delle pelli, staccate dal corpo degli agnelli, raschiate e levigate, lavorate fino a farle diventare pergamene. Le immagini indugiano su tutti i dettagli e trascinano lo spettatore nell’arte dell’alchimia dove sostanze e saperi antichi trasformano ossa, rame, metalli, pietre e resine in polveri dai colori ambrati, azzurri, rossi che i virtuosi manipolavano in minute e dettagliate scene di miti e di battaglie, martirii e annunciazioni.
Su quei libri di preghiere ci cimentavano i cori, che a loro volta trasformavano le parole in suoni. Negli anni ’50 e ’60, proprio qui al Monastero di San Giorgio, padre Pellegrino Ernetti li aveva registrati, provando a catturarne le sonorità opache, dense e senza tempo. Benedettino, musicologo e astrofisico, nei suoi esperimenti su nastro sembra un altro alchimista come i suoi antichi predecessori, facendo tesoro di quelle pratiche tra misticismo e scienza. Ora Nathaniel Mann li ha ripresi in mano e filtra e pulisce e amplifica il senso di smarrimento che provoca l’indefinito di quei suoni. Ne fa un’installazione che avvolge le stanze della Cini, crea un’atmosfera rarefatta e ispirata, come volesse dar corpo a una miniatura immateriale.

Corriere del Veneto

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