Trentino – Managua, andata e ritorno

novembre 28, 2016

Il Nicaragua di Martina Dei Cas ha il sapore del Cacao amaro. Lo ha descritto cinque anni fa, appena diciannovenne, di ritorno nella sua città di origine, la trentina Ala, dopo un mese passato immersa nel Paese dove i vulcani si svegliano improvvisi e le piogge scrosciano come un boato. L’ha fatto sotto forma di romanzo (per le edizioni Miele) come se per descrivere la realtà ci fosse bisogno di narrare qualcosa in più. Succede sempre così in America Latina. Il cacao amaro del suo libro lo ha trovato nella scuola“Ubaldo Gervasoni” di Waslala, 250 km a Nordest di Managua. Waslala: il nome indigeno significa Rio de la Plata e la corsa all’oro all’inizio del ‘900 davvero c’è stata. Ma l’oro porta spesso sfortuna e quasi sempre semina miseria.
E’ qui che Martina è andata nel 2011, con un programma della provincia autonoma di Trento che puntava a coinvolgere giovani nei progetti di cooperazione. Un incontro folgorante con i ragazzini che frequentano la scuola Gervasoni, su cui lavora l’associazione Italia-Nicaragua di Rovereto. Tornata a casa, Martina ha cominciato a mobilitarsi per salvare quell’istituto rurale che mancava di tutto a cominciare dai sussidiari. «Ho conosciuto le donne di Waslala e la loro triste saggezza – racconta – Una di loro, madre di sei figli, ha dovuto sceglierne uno da mandare a scuola e gli altri al lavoro. Perché, le ho chiesto, come ha deciso. E lei: perché gota a gota, se perfora la roca. Goccia dopo goccia, un po’ alla volta, tutto cambia».
Il suo libro, scritto di getto, ha cominciato a farsi conoscere e a strappare una serie di riconoscimenti: “miglior libro solidarietà” da parte dei Cavalieri d’Italia nel 2013, “miglior libro nel cassetto” per la Fondazione Nicola Liotti di Monterosso Calabro l’anno successivo.
Martina si è ritrovata tra le mani questi premi, assieme al ricavato delle vendite, e ha reinvestito tutto nella scuola nicaragueña. Tre anni fa è ritornata: «A Waslala c’è una biblioteca comunale, con pochi libri che nemmeno prestano per paura di perderli. Allora ho pensato che quello poteva essere un buon modo per investire i nostri sforzi. Abbiamo rifornito la biblioteca e creato anche uno spazio per i più piccoli, con libri e mobilia su loro misura».
Di nuovo a casa e di nuovo un libro. Un altro romanzo, Il quaderno del destino (Prospettiva editrice): «Il primo era ambientato in campagna, questo invece è centrato sulla povertà e gli abusi nelle città, dove i morsi della solitudine sono ancora più forti». E’ uscito l’anno scorso, in concomitanza con la sua laurea in giurisprudenza, tesi in diritto internazionale sul femminicidio e le normative adottate nei paesi latinoamericani.
Un impegno a tutto tondo, insomma, per questa venticinquenne che ormai in Trentino è diventata una star della solidarietà. Recentemente la provincia l’ha omaggiata, assieme ad altri due giovani attivisti del sociale, con il premio “Strike! Storie di giovani che cambiano le cose”. Si tratta di un bando promosso dall’Assessorato alle politiche giovanili, dall’Agenzia provinciale per la Famiglia,, dalla Fondazione Demarchi e da Trentino Social Tank. Un mese fa la premiazione allo Smart Lab di Rovereto. Dove andranno i mille euro di premio? Alla sua scuola in Nicaragua, ovviamente. «Ci sono tornata ad agosto con il regista Luca Sartore per realizzare un cortometraggio – sorride – Abbiamo portato anche un kit di studio per i 30 bambini della scuola e una serie di valigette di pronto soccorso». Per Martina è tempo di ripartire, ancora.

Corriere della sera

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