La Marghera G124 di Renzo Piano

gennaio 15, 2017

Un hub civico e culturale nell’ex-scuola Edison, un giardino del fitorimedio, un lungo parco urbano da nord a sud: a un anno di distanza dalla decisione di Renzo Piano di portare a Marghera il G124, il suo team senatoriale sulle periferie, ora i progetti sono pronti. Il titolo è un programma: «Marghera terreno fertile. Dalle buone pratiche alle politiche».
«Una cosa è alla base di tutto, quasi un architrave», sottolinea Raul Pantaleo, il tutor locale dell’intervento, a sua volta membro dei TAMassociati, i curatori del Padiglione Italia nella Biennale appena chiusa. Quale? «Il regolamento sui beni comuni», messo a punto da Labsus, il laboratorio nazionale sulla sussidiarietà. Il gruppo di Renzo Piano chiede dunque al Sindaco di adottare quel regolamento, che riconosce ai gruppi di vicinato, alle associazioni e ai singoli cittadini la possibilità di prendersi cura della propria città. 
Sono tutte proposte che i progettisti del G124 consegneranno in dettaglio all’amministrazione a fine mese, in un incontro pubblico all’ex-scuola Edison.
Il lavoro di Renzo Piano è iniziato 12 mesi fa, coadiuvato da Pantaleo e da tre giovani architetti, Anna Merci, Laura Mazzei e Nicola Di Croce. La filosofia del rammendo ha guidato la scelta degli interventi. Il metodo della partecipazione e delle connessioni sociali ha ritmato ogni passaggio: 7 esplorazioni a piedi, di cui tre con lo stesso senatore, hanno battuto palmo a palmo Marghera, dal Porto all’area agricola verso l’entroterra, dalla stazione a Forte Tron. Hanno incontrato decine di associazioni: «Qui c’è un tessuto culturale e sociale, spesso informale, di grande vitalità», sottolineano gli architetti. Ne è nata una rete: Orma, Officina Riuso Marghera, «non è una semplice cordata di associazioni – spiega Anna Merci – Ma un organismo civico, laico, innovativo che punta ad avere capacità contrattuale e creatività nelle pratiche». E infine hanno individuato una sezione di territorio dove intervenire, nella Marghera Sud, stretta tra l’ex-scuola Edison fino alla piccola Chiesa della Rana sperduta tra le fabbriche. «Ogni tappa è stata discussa, valutata, scelta con gli abitanti», continua Merci.
L’ex-scuola, innanzitutto: abbandonata nel 2007, in parte usata da alcuni enti (Protezione Civile, Prefettura, Dormitorio Caritas, la Palestra) e il resto (3650 mq sui 5300 complessivi) vissuto da gruppi come gli straordinari ragazzi del Parkour. E’ su quest’ultima parte che si è concentrato il progetto di messa a norma, recupero e ridisegno degli spazi. Dunque: laboratori artigiani, co-working, auditorium, aule per le attivissime scuole di musica del quartiere, stanze per danza e attività sportive. E all’esterno, l’abbattimento di muri e recinzioni, riconnettendo così il quartiere e dotandolo di una piccola piazza-parco. Un intervento stimato attorno ai 600 mila euro, da trovare magari attingendo al Fondo nazionale per le periferie urbane.
Più giù, a ridosso degli orti urbani, partiranno presto i lavori per il giardino del fitorimedio, in un fazzoletto di terra che si trasformerà in un angolo didattico e ricreativo con piante e siepi scelte per mitigare e assorbire gli inquinanti che qui infestano ovunque i terreni. Un giardino-gioiello, dentro la città-giardino (così è nata Marghera) studiato con gli esperti dell’Università di Udine, Luca Marchiol e Guido Fellet.
Strategica è l’idea, che i progettisti proporranno alla città, di dotarsi di una dorsale ecologica, che la attraverserebbe da nord a sud per quasi 3 km sul fianco ovest, quasi da contraltare all’asse brutale di via Fratelli Marghera. Un sinuoso «corridoio ecologico» costruito tessendo la miriade di piccoli lotti e interstizi pubblici abbandonati o non utilizzati e mappati in corso d’opera. Un bosco nel cuore della città. L’idea sarà recepita? Di sicuro, l’intera «strategia orizzontale», come la definisce Pantaleo e cara a Renzo Piano sembra quasi un controcanto rispetto alla città verticale di cui tanto si è ripreso a parlare.

Corriere del Veneto

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