culture

Il passato che affiora e non si affronta

Ricorrono quest’anno gli 80 anni dalla prima legge sulla «tutela della razza»: l’obiettivo, in piena euforia fascista per l’Impero, era quello di impedire rapporti «d’indole coniugale» tra uomini italiani e donne africane. Un divieto in nome della purezza razziale. Era il 19 aprile 1937. La legge, il Regio Decreto 880, sarebbe diventato la matrice delle norme antiebraiche varate un anno dopo.
Lo ricorda, in occasione della Giornata della Memoria che si celebra domani, una mostra alla CFZ, la biblioteca dell’Università Ca’ Foscari alle Zattere (ingresso gratuito, visitabile fino al 12 febbraio, dal lunedì al sabato, ore 10 – 19, domenica ore 15 -19). Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale a Venezia, così si intitola, è un progetto coordinato da Alessandro Casellato, ricercatore all’ateneo veneziano, assieme a un gruppo di studenti: un lavoro su documenti d’archivio, mappe, foto, filmati attorno a quel grumo storico così poco conosciuto. 
«Un nodo importante – spiega Simon Levis Sullam, prestigioso docente di storia contemporanea a Ca’ Foscari – Perché quella prima legge razziale ci dice quanto siano intrecciate la storia del razzismo e la storia dell’antisemitismo. Da metà ‘800 le discussioni sulla razza, dalle pubblicazioni scientifiche ai romanzi, sembrano quasi ossessionate dal tema della “razza”. Via via che prende corpo il progetto coloniale italiano, la questione razziale diventa centrale»
Dunque, quella legge si può considerare uno spartiacque?
«Sì, il tema ideologico diventa questione legislativa. La legge del 1937 è rivolta alla popolazione delle colonie fuori dall’Italia. Nell’autunno dell’anno dopo la si allarga dentro la stessa società italiana, spostando l’obiettivo sulla popolazione ebraica. A quel punto si dispiega pienamente il regime di apartheid».
E perché quella legge sulle colonie è rimasta pressoché dimenticata?
«Da quando è stata istituita la Giornata della Memoria, il paese ha cominciato a fare i conti con la propria storia antisemita. Non così con l’eredità coloniale, perché è sempre rimasta l’idea che quello italiano sia stato un colonialismo benevolo, “il posto al sole”, gli “italiani brava gente”. Eppure l’Italia ha usato per prima i gas in battaglia e ha portato avanti una feroce pulizia etnica. Ha aperto campi di concentramento, come quello a Monigo, alle porte di Treviso, riservato agli slavi catturati nei Balcani occupati».
Nella mostra sono raccolte le tante tracce lasciate in città da quell’epopea coloniale.
«Sì, la toponomastica soprattutto al Lido e a Mestre è piena di riferimenti a battaglie e conquiste, anche se ognuna era un massacro. Da Amba Alagi a Riva degli Schiavoni, la Niobe dei cafoscarini caduti per l’Impero eretta dai repubblichini, fino alle vie dedicate alle colonie adriatiche»
Dunque un passato che affiora ma non si affronta?
«Non si sono fatti i conti fino in fondo con quel passato. Ed è un passato che torna. Pensiamo alle tragedie che vivono in Libia, in Etiopia, in Somalia: migliaia di rifugiati ci ricordano il nostro lascito in quei paesi. E’ come se vivessimo un presente post-coloniale».
E questo vale anche per l’antisemitismo?
«Oggi il rischio antisemita in Italia è decisamente minore rispetto alle tensioni razziste o anti-islamiche. Ma se guardiamo alle proteste a Gorino o al Montello contro i rifugiati ritroviamo immagini antiche. Il richiamo alla “sicurezza”, alla “famiglia”, ai “confini” contro altri gruppi umani sono tic che ritornano. Così, quando si sollevano critiche contro la globalizzazione e il ruolo delle banche, spesso ritornano vecchi discorsi antiebraici. E non solo nell’estrema destra».

Corriere del Veneto

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...