Dove l’impresa incontra l’arte

febbraio 13, 2017

Nadia Ugolini ha grandi aspettative per l’artista che arriverà presto in azienda a Schio. La Ugolini produce macchinari per il settore tessile. «Un artista ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva o cose che non vedresti mai», dice. D’altra parte, aggiunge, «imprenditori e artisti condividono più di quello che pensano: il fatto di rischiare in proprio e di doversi esporre a un pubblico. E condividono pure tutta la solitudine nel gestire il proprio lavoro».
Non tutti hanno lo stesso sguardo complice sull’arte come quello di Nadia Ugolini. In realtà, tutto inizia quasi sembra con un’incomprensione. Un imprenditore di fronte a un artista magari pensa che dal loro incontro possa uscire un’idea accattivante e una buona pubblicità. Un artista quasi sempre ha la sensazione di essere finito nel più respingente e insidioso dei territori. Eppure, là si potrebbero nascondere possibilità sorprendenti.
«Succede nel momento in cui l’imprenditore realizza di non avere di fronte un creativo o un designer che possa aiutarlo nella comunicazione o nell’innovazione del prodotto – riflette Stefano Coletto, della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia – E, dall’altra parte, ad un certo punto l’artista può rendersi conto del potenziale creativo che un contesto così alieno gli sta offrendo». Il risultato non è scontato: «Alla fine potrebbero nascere davvero delle opere d’arte. E potrebbe pure non venir fuori alcunché», sorride.
Non parliamo di sponsorizzazione, né di mecenatismo. Ma di un inedito giacimento di valore aggiunto, fuori dai binari tradizionali dell’innovazione. Complicato, ma fertile. Ne sono convinti anche Confindustria e Regione, rassicurati dal buon avvio del primo progetto pilota chiamato “Alchimie culturali”, realizzato tra i 2015 e il 2016 e in cui proprio la Fondazione Bevilacqua La Masa agisce da interfaccia con gli artisti. Un esperimento riuscito, a quanto pare. Tanto da essere rifinanziato anche per l’anno in corso, con la novità di una partnership importante come Artefiere Verona diretta da Andrea Bruciati.
«C’è un livello tecnico e professionale che un artista può trovare solo in un’impresa – racconta Michele Spanghero, che ha lavorato sia alla Lunardelli di Fossalta di Piave, sia alla OCS Spa di Albignasego – Penso ai saperi delle maestranze e alla tecnologia disponibile. Sono imprese con un’ossessione per il dettaglio molto simile a quella di un artista». Goriziano, Spanghero lavora con lo spazio e le sonorità, tra scultura e architettura immateriale e di recente è stato indicato da Artribune come il migliore artista italiano del momento. «Ho realizzato lavori coerenti con la mia ricerca e allo stesso tempo le due imprese hanno potuto rileggere i propri manufatti come oggetti vivi».
Il fatto è che esperienze di questo tipo si stanno moltiplicando a Nordest. Un’azienda come Stonefly lo fa da tempo. La Bonotto con la sua Fondazione e la collezione fluxus in fabbrica è un altro caso famoso. Al Lanificio Paoletti hanno chiesto a Fabio De Meo di realizzare un site specific dentro lo stabilimento. Il Gruppo Trilab si è approcciato all’arte performativa.
Elena Dal Molin, che proviene da una delle imprese conciarie più importanti del vicentino, ha aperto da qualche anno ad Arzignano “Atipografia”, un prestigioso centro culturale per le arti contemporanee. Una sfida, certo, ma che sembra riuscita. Per l’ultimo progetto ha chiesto a due fotografi dell’agenzia Magnum, Mark Power e Stuart Franklin, di immergersi in piena libertà tra le imprese conciarie: «Per la prima volta un progetto no-profit ha visto insieme imprenditori del settore e artisti – racconta Elena Dal Molin – E per la prima volta si è affrontato il tema dell’identità di questo distretto».
Sono solo alcuni esempi. Ma la genealogia è lunga, ricorda la ricercatrice Annabella Sperotto: «Qui più di vent’anni fa era già operativa Fabrica e nel 2003 Cristiano Seganfreddo animava la Innovetion Valley, Luca Massimo Barbero lavorava sul C4 a Caldogno: c’è insomma un approccio tra artisti e imprese di lunga data». I risultati? «Tutti da valutare. Ma oggi siamo di fronte qualcosa di diverso e in un contesto mutato. La domanda è: perché le iniziative che finiscono, finiscono? E perché quelle che durano, durano?».
Allora, ci sono tutte le condizioni per studiarle sul campo. Da qui l’interesse dei due atenei veneziani, Ca’ Foscari e Iuav, di avviare una ricerca, chiamata “Art&Business”, finanziata dalla Regione Veneto con fondi europei. Tre ricercatrici (oltre a Sperotto, Viviana Carlet e Corinne Mazzoli) saranno impegnate nei prossimi mesi a indagare l’impatto delle produzioni artistiche in tre direzioni: sul tessuto economico veneto, sui processi organizzativi e produttivi delle imprese e sulle innovazioni di prodotto e di processo.
Sarà un lavoro sul campo, con l’innesto di un intervento simile a “Alchimie” che vede coinvolti 7 artisti e altrettante aziende, ma con l’obbligo in questo caso di lavorare un monte ore in azienda.
«Per la prima volta si prova a studiarlo come fenomeno e a rispondere a una domanda: esiste una connessione produttiva tra ricerche e pratiche artistiche e competitività delle imprese?», spiega Fabrizio Panozzo, docente di Economia a Ca’ Foscari e a capo di Mac.Lab, il laboratorio di Management della cultura e delle arti. «Fare ricerca su questi temi è importante anche per uscire dalla retorica che sempre accompagna questi fenomeni», continua il docente. «Le stesse analisi sull’innovazione sociale e culturale non sono proiezioni di futuro. Parlare di innovazione significa osservare cose già successe, capire ciò che ha funzionato e ciò che è fallito. Vale anche in questo campo».
Due le sfide aperte. Corinne Mazzoli: «Arrivare a far interagire gli artisti nei processi organizzativi, soprattutto quelli che si occupano di arti performative e relazionali. Sarebbe l’esperienza forse più interessante». Stefano Coletti: «Ci piacerebbe che si creasse una massa critica di artisti e imprenditori, capaci di incontrarsi anche autonomamente. E quindi passare dai progetti pilota a processi fisiologici».

Corriere Imprese

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