La signora del surrealismo che ha incantato Peggy

febbraio 25, 2017

E’ seduta dentro la galleria, in mano tiene un bastone piantato in un vaso da fiori e sulla sommità una tela dipinta a mo’ di bandiera. Sotto il cappello decorato con piume, campanellini e fiocchi d’avena, sfoggia uno sguardo di sfida e un sorriso sornione. Rita Kernn-Larsen è ritratta all’inaugurazione della sua prima personale a Londra alla Guggenheim Jaune, la galleria di Peggy.
E’ il 1938 e l’incontro si rivela fatale. Non solo per la pittrice danese che così trova una ribalta internazionale che le avrebbe «cambiato la vita», come ammetterà. Ma anche per la collezionista americana che con lei scopre quell’amore per il surrealismo che non abbandonerà mai.
Oggi la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia omaggia l’incontro tra le due donne: Rita Kernn-Larsen. Dipinti surrealisti (fino al 26 giugno, a cura di Gražina Subelytė) è una mostra intima e sorprendente come quell’abbraccio avvenuto 80 anni fa.
«Abbiamo pensato che il modo migliore per ricordarlo fosse quello di inaugurare nuovi spazi espositivi», dice Philip Rylands il direttore della Collezione. I nuovi spazi prendono il posto della caffetteria, ora aperta nella palazzina a fianco. Due stanze comunicanti: sono destinate a focus specifici e temporanei. Project rooms, le chiamano infatti. Un luogo di ricerca, quasi un pop-up che si apre su una storia, una traccia, un lascito. E tale è la riscoperta di Rita Kernn-Larsen.
Una donna artista nel movimento surrealista: una rarità. Per trovare un’altra signora del Surrealismo con quel livello di talento, di coraggio e di leggerezza, bisogna andare a Claude Cahun.
Danese, classe 1904, Rita Kernn-Larsen lascia la sua Copenhagen per Parigi, dove incontra (oltre a Peggy) due uomini fondamentali per la sua vita: Isaac Grünberg, mercante d’arte austriaco che diventerà presto suo marito e Fernand Léger, di cui segue le lezioni, allieva così brava che lui le affida i propri disegni da mettere su tela.
Vive il movimento surrealista come una fonte di energia, «il periodo migliore della mia vita d’artista», lo definirà. La danese è tra i protagonisti della Exposition Internationale du Surréalisme, alla Galerie Beaux-Arts di Parigi nel 1938. Pochi mesi dopo Peggy la porta a Londra.
E’ un successo. Oggi a Venezia ci sono alcune delle tele presentate in quel 1938. Le figure di donne, donne-albero, donne-sogno. Il flusso dell’inconscio scrive le immagini, la tecnica dell’automatismo lascia sulla tela simboli e dettagli a comporre un diario interiore, allo stesso tempo oscuro e gioioso.
Autoritratto (Conosci te stesso) realizzato nel 1937 è un ambiente rossastro dominato da una bocca-foglia e da uno specchio, quello di Alice, «che ho dovuto attraversare», dirà l’artista danese. Quell’Autoritratto verrà acquisito nel 2013 dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim dopo essere passato nel 1986 alla Biennale di Venezia.
L’euforia surrealista per Rita Kernn-Larsen durerà un decennio e non sopravvivrà alla guerra. Molti anni dopo, prima della sua scomparsa nel 1998, racconterà di essere uscita per strada dopo un bombardamento a Londra dove viveva col marito: la polvere, le distruzioni, gli alberi bianchi, una sedia: «era tutto molto strano, un paesaggio surrealista diventato realtà».

Corriere del Veneto

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