Polesine, saudade padana

Le nonne dicevano che laggiù ci sono le tère nere. E oltre le terre nere, chissà. Lo dicevano quasi sottovoce, fumando le loro sigarette senza filtro, con l’aria grave di chi sta svelando un segreto terribile, un pericolo da evitare, un luogo da cui stare lontani.
Luciano Caniato, che da lì viene, una delle voci poetiche più autentiche, immaginò in una sua lirica il discorso che avrebbe potuto tenere un uomo di nome Batta Guidolin dopo la presa di Pontecchio Polesine nel 1435: «Uomini, fratelli/scodelle di melma, talpe/basta pensare nella melassa del sonno/a tiepide donne dalle mani d’anguilla./C’è qui molto più che una madre:/una terra, capite, fino all’orlo coperta/zeppa fino all’impossibile di paludi piene di bisce/e ci sono acque che asciutta/la potremo col lavoro/lucida arare/ed al sereno lisciarla/come una cavalla rimasta pregna». Continua a leggere “Polesine, saudade padana”

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David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione

Un bellissimo ragazzo color indaco, le cicatrici sul petto come graffi, una corona di fiori e un’aureola di luce, gli occhi chiusi come un Cristo pacificato: David LaChapelle non si smentisce. E arriva a Venezia per fare il punto sulla sua carriera trentennale, nata dal fiuto di Andy Warhol, cresciuta a dismisura sulle riviste di moda e di pubblicità, osannata dai musei di tutto il mondo. Lost + Found, perso e ritrovato, il fotografo-artista americano, classe 1963, si mostra attorno a 100 immagini a grande dimensione nei tre piani della Casa dei Tre Oci alla Giudecca (visitabile fino al 10 settembre) sotto le cure di Reiner Opoku e Denis Curti e la produzione di Fondazione Venezia e Civita Tre Venezie. Continua a leggere “David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione”

Alberta Pane, da Parigi a Venezia

Ha lasciato Venezia vent’anni fa. Da dieci ha una Galerie che porta il suo nome a due passi dal Centro Pompidou, nel centralissimo quartiere del Marais ed è ormai considerata una delle più interessanti della capitale francese. Ora Alberta Pane ha deciso di tornare e di investire nella sua città natale. Il 12 maggio aprirà infatti la seconda galleria al civico 2203/H di Calle dei Guardiani, di fronte all’Istituto Armeno, zona San Sebastiano. Lo farà con una mostra, intitolata Le Désir in cui presenta 7 dei suoi artisti e sarà visitabile fino al 29 luglio. Lo spazio è una vecchia falegnameria in disuso di 300 metri quadri. Restaurata, si appresta a diventare un nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea. Continua a leggere “Alberta Pane, da Parigi a Venezia”

Ma Caracas non si arrende

Gli abitanti di Pinto Salinas volevano un posto dove tenere le assemblee di vicinato, ripararsi dalla calura, riprendere fiato e magari maledire le ore di fila per comprare la carne o le medicine. O anche solo per commentare l’ultimo operativo della polizia in cerca di droga o di armi. Pinto Salinas è un agglomerato di casermoni e strade sconnesse a nord di Caracas. Ora un angolo di questo barrio è diventata Plaza Tres Marías, progettata assieme agli architetti di Oficina Ludica e PKMN: una leggera struttura metallica verde, il pavimento in legno, un edificio colorato. Continua a leggere “Ma Caracas non si arrende”

Gli abissi irreali di Damien Hirst

Un colosso come quello di Rodi, sensuale e senza testa occupa l’intero patio di Palazzo Grassi, su fino al tetto di vetro, lungo tutti i tre piani d’altezza. Scultoree scene di battaglie fra fanciulle nude e legate agli scogli negli abissi contro pescecani e squali danno il benvenuto a Punta della Dogana. Guerriere dalle tante braccia affrontano creature spaventose e ricordano l’immaginario pop delle strisce di Lanciostory. Serie di piccoli oggetti e maschere e monili in oro e argento sfilano inanellati in grandi teche, come nel coloniale Museo dell’oro di Bogotà. E poi statue elleniche e piatti di cosmogonia pre-ispanica, incrostati di molluschi e formazioni coralline, scudi ossidati e ostriche giganti. Continua a leggere “Gli abissi irreali di Damien Hirst”