La difficile pace in Colombia

È un momento particolarmente delicato quello che sta vivendo la Colombia. Forse il più fragile dalla firma degli accordi di pace, quel 24 novembre 2016, tra il governo di Juan Manuel Santos e l’ex-guerriglia delle Farc. Da quel giorno un’ondata di omicidi ha preso di mira attivisti per i diritti umani e leader sociali nelle comunità locali.  Continua a leggere

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Carlos Manuel Álvarez: Cuba, una storia triste

Nei giorni scorsi Cuba è tornata a far parlare di sé, dopo che l’Assemblea Nazionale ha votato il 22 luglio scorso un’ampia riforma della sua Costituzione, un testo che risaliva al 1976 e aveva una pesante impronta sovietica. Decine gli articoli riscritti: lo Stato si definisce socialista ma non persegue più l’obiettivo del comunismo, si riconosce un ombrello costituzionale alla proprietà privata, si rafforzano le strutture municipali, si apre la possibilità di una legge sul matrimonio egualitario. Ora si attende il referendum, con un esito scontato. Continua a leggere

Nicaragua, presa con violenza la culla del sandinismo

Verso le 6 di mattina del 17 luglio, il tweet di monsignor Silvio José Baez arriva implacabile: «Attaccano Monimbó! Le pallottole stanno arrivando fino alla parrocchia Maria Magdalena dove è rifugiato il sacerdote. Che Daniel Ortega fermi il massacro! Alla gente di Monimbó chiedo: mettetevi in salvo». Monimbó è un quartiere simbolo della città di Masaya, nell’occidente del paese, a poco più di 30 km da Managua. Continua a leggere

Cile, la nuova onda femminista

[con Gabriella Saba] Né il fatto di essere una superstar del giornalismo nazionale né la sua nota dissidenza a Pinochet hanno salvato dalle dimissioni Juan Pablo Cárdenas: docente presso la prestigiosa Universidad de Chile e Premio Nacional de Periodismo ma anche, stando alle molte denunce, un molestatore sessuale nonostante la non più verde età, oltre che prepotente e sessista. Continua a leggere

I nipoti della rivoluzione possono rovesciare Ortega

Sono ormai 110 le vittime della repressione in Nicaragua. E forse il numero è destinato ad aumentare in queste ore. Si registrano scontri tutti i giorni, ma l’ultima grande manifestazione si è tenuta mercoledì 30 maggio, el dia de las madres. Per l’occasione, le madri degli 89 giovani uccisi (oltre a centinaia di feriti e arrestati) durante le proteste esplose da aprile avevano convocato una marcia per chiedere la fine della repressione e il rispetto dei diritti umani. Centinaia di migliaia di persone hanno risposto al loro appello e hanno invaso le strade del paese e di Managua, la capitale. Continua a leggere

Maduro, una vittoria di Pirro?

A poche ore dalla conferma alla presidenza, Nicolas Maduro sembra più insicuro di quello che lasciano trasparire le dichiarazioni pubbliche. Ieri ha raccolto più di 6 milioni di voti e una percentuale del 67%, ma il vuoto che si trova attorno a sé e sotto i piedi sembra enorme.
Già durante la giornata di ieri il nervosismo nel suo circolo appariva palpabile. Sicuri della vittoria, più passavano le ore e più sembravano turbati i dirigenti chavisti da qualcosa che probabilmente avevano sottostimato, almeno in quelle proporzioni: l’astensione. Continua a leggere

Argentina, la «bicicletta» rotta

Due anni fa Mauricio Macri è riuscito a convincere la maggioranza degli argentini di essere il presidente che avrebbe riassestato l’Argentina e modernizzata in profondità aprendola al mondo. Ora rischia di essere ricordato come il presidente del «tarifazo» (l’aumento esponenziale di tutte le tariffe-base, dal gas all’acqua) e soprattutto come l’uomo che ha riconsegnato il paese al FMI. Continua a leggere