culture, società

El Chigüire, fare satira nel paese bipolare

Slittate da un anno, il 15 ottobre in Venezuela si tengono le elezioni per il rinnovo dei 23 Governatori. C’è grande attesa, perché rimettono in moto il processo elettorale. Avvengono dopo le grandi proteste tra aprile e luglio e l’insediamento della Assemblea Costituente che si è assunta pieni poteri legislativi. L’intero assetto istituzionale del Paese è scassinato. Gli ultimi tentativi di dialogo nella Repubblica Dominicana sono in un vicolo cieco. Il paese è sfiduciato, esausto. E tutto sembra sospeso. Nessuno sa bene cosa stia succedendo nel mondo politico.
In Venezuela non c’è merce più preziosa delle notizie. La crisi economica ha stretto i giornali tra la difficoltà di rifornirsi di carta e il precipitare delle vendite. Lo scontro politico ha visto il governo accelerare il controllo sulle tv e togliere licenze alle radio, mentre la guerra di informazioni è una manna di fake news. Continua a leggere

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culture, società

Valerie Brathwaite, quando Caracas la notte si vestiva di rumba

C’è stato un tempo che al Parque Central si affollavano i cinema e i ristorantini, il maestoso teatro Teresa Carreño faceva sold-out e le terrazze dell’Hilton si animavano di cocktail e musica. Caracas si vestiva di rumba, ognuno come poteva, ma non c’è caraqueño che non ricordi gli anni del boom, quando ci si poteva permettere un vestito nuovo e una festa, non occorreva essere ricchi per farlo. Quest’anno la metropoli venezuelana compie 450 anni dalla sua fondazione. E poche volte come ora si è sentita così sola. Continua a leggere

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politica, società

Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione

Erano giovani di classe media ma capaci, come nessun altro, di parlare ai campesinos. Erano innamorati della Cuba castrista, eppure allergici al dogmatismo sovietico. Erano anche preti, frati e suore, arruolatisi a centinaia. L’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fin dal 1964 è qualcosa di unico in Sudamerica. Non a caso è l’ultima guerriglia a resistere. E non a caso è così difficile negoziare coi suoi comandanti, come sta facendo da mesi lo stato colombiano a Quito, in Ecuador. Continua a leggere

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culture, società

Caracas, un atelier da rivendicare

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Continua a leggere

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politica, società

Nella Caracas che sfida Maduro

Stazione del metro di Plaza Venezuela, pieno centro città. Verso le 8 del mattino i corridoi sono quasi deserti, un pugno di persone aspetta in silenzio. A quell’ora di solito la metro sembra un inferno. Mezz’ora prima, un barrio caotico e popolare come Petare, un tempo roccaforte chavista, sembra evacuato. Un’ora dopo, a Santa Monica, sud-ovest cittadino, nessun negozio è aperto, passano alcune macchine, gironzolano alcuni passanti. Avenida Fuerzas Armadas, centro città, che fin dall’alba rimbomba sotto il peso di busetas, auto e moto, appare spettrale.
Caracas si è svegliata sorpresa, ieri, 20 luglio, giornata di sciopero generale. Passata la coda d’acqua della tormenta tropicale Don, il sole ha fatto capolino riscaldando un’aria che sa ancora di pioggia. Col passare delle ore la città ha ripreso ad animarsi, lentamente, ma è rimasta mezza afona. Continua a leggere

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culture, società

Cartagena de Indias, il mistero del San José

Di fronte alle coste di Cartagena de Indias, non vi è sepolto solo uno dei tesori più ambiti di sempre. Sotto il misterioso mare caribeño, profondo e bizzoso, è riaffiorata infatti una delle vene aperte del Sud America: il Galeone San José.
E’ bastato l’annuncio del ritrovamento, da parte del governo colombiano il 5 dicembre 2015, per ricordare al mondo che il Caribe è una narrazione. E’ un’invenzione immaginifica e dolorosa, fatta di innesti, di sovrapposizioni, di radici e di rizomi, come ben ci ha spiegato il «pensiero del tremore» di Eduard Glissant che da lì veniva.
Del San José si sa davvero poco. E questo ha alimentato una vera e propria leggenda. Né il suo carico effettivo, né perché sia affondato. Non si sa neppure il punto esatto dove è colato a picco, tanto meno ora che è sotto «segreto di stato». Continua a leggere

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politica, società

Cheo Carvajal, la geografia della democrazia

«Per strada bisogna abbassare di due toni la violenza e alzarne quattro di intensità con strategie di lungo respiro, perché l’idea che dobbiamo portare avanti non è solo un cambio di governo ma un rafforzamento della cultura democratica».
Le parole di José “Cheo” Carvajal non sono passate inosservate a Caracas, dove le proteste contro il governo di Nicolas Maduro ormai si susseguono da tre mesi, con un bilancio di 90 morti, migliaia di feriti, centinaia di detenuti.
Giornalista di formazione, Carvajal ha una lunga esperienza in progetti di innovazione e rigenerazione urbana ed è considerato una delle voci più autorevoli e indipendenti del Paese. Continua a leggere

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