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Riccardo Calimani: «Venezia non ce la farà mai»

«Venezia non ce la farà mai. Nessuno sarà in grado di mettere mano al futuro della città». Riccardo Calimani scuote la testa. «Ma provo a spiegare il perché». Non basta fargli l’elenco di tutte le cose che sono cambiate in laguna. A quel punto dice: «Se ci sono mille palline bianche e una nera, vediamo tante palline bianche e tante nere. E’ un’illusione ottica. Bisogna andare ben al di là di ciò che si vede». E’ come la sua regola aurea: «E’ la legge di percezione della realtà». Continua a leggere

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L’isola del cinema lotta per il futuro del teatro liberty

Tutto ha che fare con la scrofola. E’ per questo che anche Venezia ha la sua città fantasma. Si trova nell’isola che da aprile a ottobre si infiamma di bellezza, di una brezza leggera, di nugoli di bagnanti, di voci inglesi e russe, brasiliane e tedesche e che ai primi di settembre custodisce il jet set del cine-biz. Siamo al Lido. E la città fantasma è in quell’angolo a nord dell’isola, dopo San Nicoletto, un quartiere di villette di primo ‘900. Continua a leggere

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I tesori nascosti nei depositi dei musei

Si fa scorrere il carrello e compare Martina, la cameriera di Carl Larsson, grembiule bianco e vassoio colmo, acquistata alla Biennale di Venezia nel 1904. Tre anni prima era stata la volta delle donne che ridono, le vesti rosse sferzate dal vento di Filip Maljavin. Basta far scivolare la parete mobile e compare questa grande tela di quattro metri per due.
Collezione di Ca’ Pesaro, la Galleria d’arte moderna di Venezia. Eppure non siamo nell’imponente edificio seicentesco che si staglia bianco sul Canal Grande. Nessuno sfarzo. Niente stucchi, scalinate, affreschi. Ma interni nudi, impianti a vista, carrelli e macchinari, lunghe file di armadi, pareti mobili, casse. Continua a leggere

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Un trisnonno con una storia da favola

Un trisnonno con una storia da favola, una casa da svuotare, un vecchio album di foto scovato in un baule e dimenticato ancora. Poi la sorpresa: 43 foto in albumina, albori della fotografia, attorno al 1880. Si vedono immagini di piazze, scorci, canali. Molte sono di Venezia. Siamo a New York. Chi le scopre le immortala con il suo iPhone e le mette in internet. Usa la sua abituale web-community, Reddit, una piattaforma dove scambiare link, foto e commenti. In poche ore riceve centinaia di commenti e nel giro di qualche giorno oltre 40 mila visitatori.

Il protagonista preferisce usare il suo nickname di Reddit, Seikoholic. Ed è per il Corriere del Veneto che racconta la sua storia. Innanzitutto rivela l’identità del trisnonno: William Leighton Clark. Nato nel 1859, nel Massachusett, inizia a lavorare come apprendista meccanico, poi si mette in proprio e nel giro di poco tempo si fa milionario. Quando si sposa, va in viaggio di nozze prima a Montreal e poi realizza il suo sogno: l’Europa. Siamo alla fine degli anni ’80 di due secoli fa e non avendo una macchina fotografica, Clark acquista delle albumine che ritraggono i luoghi visitati. Venezia, innazitutto. Si vede Piazza San Marco, quasi semivuota, solo grappoli di persone. Una domestica con grembiule e cappellino è assieme a un paio di bambini e un nugolo di piccioni. Un dettaglio dei cavalli sulla facciata della Basilica. Il ponte di Riva degli Schiavoni. L’interno di Palazzo ducale. Il ponte dei sospiri sotto cui passano alcune gondole, gente intabbarrata. Lo squero alla Misericordia, con alcune barche e una gondola, le case attorno malridotte, un’atmosfera di grande povertà. «Nel suo libro di memorie, “Pagine dalla memoria di un artista”, non dice granché, solo quell’album fotografico rivela cosa ha visto veramente». Ora sappiamo anche dove acquista quelle foto WLC («lo chiamiamo così in famiglia») per mostrarle chissà una volta ritornato. «A Venezia le compra tutte nello studio sul Canal Grande di Carlos Naya, un fotografo di gran fama al tempo, morto nel 1882. Certo, potrebbero non essere pezzi unici, ma sono di grande fattura e bellezza». Tra gli users di Reddit c’è anche chi commenta che forse le date sono sbagliate e che il campanile di San Marco sarebbe stato più snello prima del crollo del 1902. Ma Seikoholic non sembra aver dubbi: «Poco prima della grande guerra il trisnonno torna in Europa ma va in Russia. E nel 1906 ha già una sua macchina fotografica e la usa moltissimo». Seikoholic, ingegnere, specializzato nel restauro di orologi, artista («ma non milionario»), racconta che WLC è un appassionato d’arte «e amicissimo del famoso pittore John Singer Sargent. Con lui apre a New York le Grand Central Art Galleries al Grand Central Terminal a Manhattan, rimaste attive fino alla fine degli anni ’90 del ‘900. Si dedica alla sua arte e a promuovere gli artisti americani». «Col tempo WLC viene completamente dimenticato, tranne che da noi – continua – La nostra famiglia ha una storia di secoli, ma lui è un caso unico perché si è fatto da solo e ha seguito la propria strada. Tuttavia non si è mai occupato di preservare il proprio patrimonio e alla sua morte, nel 1935, la maggior parte delle cose viene venduta. C’è rimasto ben poco». L’album viene scoperto per puro caso. «Nessuno aveva idea che esistesse. L’ho trovato una quindicina di anni fa dentro una vecchia cassa nascosta nell’ armadio di una casa che doveva essere venduta e la stavano svuotando. Ho conservato l’album tutti questi anni così com’era impacchettato. Di recente l’ho ritrovato cercando altro e sono rimasto colpito dalla bellezza delle foto e l’unicità della collezione». E’ bastato metterle on-line per ritrovarsi sotto i riflettori di mezzo mondo. «Quando l’ho fatto, dubitavo che potessero suscitare tanto interesse. E invece così tanti mi hanno scritto, anche dall’italia. Non ho rivelato subito il nome del mio trisnonno, mi piaceva solo condividerle. Da sempre in famiglia si parlava di WLC. Ora posso vedere ciò che lui ha visto in Europa e condividerlo con tutti».

Corriere del Veneto

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Lo streaptease è di destra o di sinistra? Visita al Nitty Gritty Club

Va ad abitare luoghi quasi dimenticati nel cuore di Venezia e per una notte li trasforma in un night-club. Ci infila musicisti e coriste, comprese le filippine del Coro della Fava, come è successo a luglio. E poi stripper: gente comune che ribalta le regole dello strip e ne confeziona uno a misura della propria biografia. Continua a leggere

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I compagni, la Tana, gli ex-voto

Si dice che il compagno Cici faccia i migliori bigoi in salsa della città. Non è mai stato cuoco. Una vita a fare il pilota motorista della Vesta. Ma con una vera passione per la cucina. Al circolo “7 martiri” lo si può trovare di buona mattina a preparare una peperonata. E a redarguire chi bestemmia. Poi gira il coltello verso una fotografia. Una delle 180 (almeno) che tappezzano la sede in Fondamenta della Tana. Continua a leggere

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