I quattordici anni di Hugo Chavez

CARACAS – Quando giovedì scorso ha chiuso la campagna elettorale, in Avenida Bolivar, di fronte a più di un milione di magliette e cappellini rossi in visibilio, Hugo Chavez era davvero lui. Il comandante. Più che un discorso era un canovaccio con cui sa commuovere il suo popolo, lasciarlo identificarsi, là sotto la pioggia, le mani giunte come un pastore evangelico. Erano i suoi occhi al cielo, la teatralità del suo corpo che riempiva lo spazio. Cantava l’inno e versi di canzoni popolari, evocando la rivoluzione, San Francesco, il socialismo e la Virgen del Rosario, la resistenza indigenza e il caracazo, cioè la rivolta del 1989 contro le politiche neoliberali e i suoi martiri. Continua a leggere “I quattordici anni di Hugo Chavez”

Annunci

Il miracolo cileno: in salvo i mineros

SANTIAGO DE CHILE – L’impresa spaziale cilena ha la forma di questa capsula che sembra un modulo delle missioni Apollo. Progettata dall’esercito, la “Fenix 2” è dipinta con i colori nazionali, bianco, rosso e blu e porta il nome del Paese. A  metà del percorso esce uno sfogo di vapore. E’ l’aria calda che laggiù sale a più di trenta gradi, mentre nel cuore della notte di Atacama non supera i cinque. Quando la capsula atterra sulla piattaforma, dopo un grido di sirena, si alza una musica stile “Via col vento”. Le porte sembrano quelle dei vecchi ascensori. Spesso le sfide high-tech finiscono con qualche colpo di martello ad una porta che fatica a chiudersi. Non poteva che essere in Cile, la prima missione spaziale nelle viscere della terra. Continua a leggere “Il miracolo cileno: in salvo i mineros”

Il riscatto dei mineros

SANTIAGO DE CHILE – L’ultima lettera che dalle viscere della miniera di San José è arrivata in superficie, poche ore prima della risalita, è di Jimmy Sanchez. Ha scritto alla cognata Roxana: “Dio ha voluto che restassi qui, non so. Perché cambiassi. C’ho pensato molto. E cambierò. Ho già sofferto tanto”. Diciannove anni, è il più piccolo del gruppo. Nemmeno aveva l’età legale per lavorare laggiù. Ora vorrebbe terminare la scuola e sposare Helen, la ragazza con cui ha un bimba di due mesi, che qualche giorno prima dell’incidente aveva visto nascere.
Le palomas, le piccole sonde, attive fin dal primo contatto del 22 agosto, in questi due mesi hanno trasportato di tutto. Ma le lettere, oltre che le immagini con le fibre ottiche, sono sempre le spedizioni più preziose.
Era stata sempre una lettera, quel giorno, a rompere il silenzio dopo diciassette giorni di drammatica attesa sulla sorte dei trentatre minatori intrappolati dopo il crollo di una galleria. Nessuno credeva fossero ancora vivi sotto un montagna del deserto di Atacama. A parte le loro mogli e le loro madri, perché lo sentivano dentro, come un respiro dicevano. E si erano accampate fuori dalla bocca della miniera, guardate a vista dai carabineros. Continua a leggere “Il riscatto dei mineros”