Caracas, un atelier da rivendicare

Dalla terrazza della Macolla, l’Avila è così vicina che sembra respirare. La montagna carica di vegetazione e umidità, immobile a segnare il Nord, è l’unica certezza per qualunque caraqueño. La metropoli si estende ai suoi piedi. Ma da qui, dall’alto del pendio dove è accucciato il quartiere de La Pastora, sono lontani i sussulti di marce e lacrimogeni, il traffico assordante, il vociare del centro, le prediche degli evangelici nelle piazze, gli assalti a mano armata. Non che la Pastora ne sia immune. La notte si allunga di ansia e di giorno chiunque ti avverte di non salire camminando da solo. Eppure quando si arriva su, con la brezza spinta dai boschi dell’Avila, questo antico rione coloniale, con le stradine melanconiche e gli edifici dalla bellezza sdrucita, riesce a incantare. Continua a leggere “Caracas, un atelier da rivendicare”

Annunci

Desde allá. Ritratto emotivo di Caracas

Esce il 21 gennaio nelle sale italiane, distribuito da Cinema di Valerio De Paolis, Desde allá, il film del venezuelano Lorenzo Vigas, vincitore dell’ultima Mostra del Cinema a Venezia. Il titolo scelto, «Ti guardo», rende poco quello originale che allude invece non solo agli sguardi che tessono la storia, ma anche ad una geografia sociale e sentimentale dove i punti di vista e di partenza sono sempre lontanissimi. È il primo Leone d’oro vinto da un film latinoamericano a Venezia ed è un’opera prima. Classe 1967 e figlio di Oswaldo, un famoso artista venezuelano, Lorenzo Vigas ha una traiettoria curiosa: biologo molecolare, ha studiato cinema a New York e ha alle spalle solo un cortometraggio pur di successo, Los elefantes no olvidan. Continua a leggere “Desde allá. Ritratto emotivo di Caracas”

I corpi insubordinati dell’Americalatina

Le vene dell’America Latina si aprono facilmente. O restano cicatrici ben evidenti. E così, alcune tra le migliori proposte sudamericane in arrivo alla Biennale d’arte di Venezia inciampano su quella stessa pietra, come dicono da queste parti. Si deve fare i conti col potere. Per questo si sente ripetere parole come «dissidenza», «processi critici», «insubordinazione».
D’altra parte lo stesso Okwui Enwezor fa esplicito riferimento alla reazione della Biennale 1974 dopo il colpo di stato in Cile. Il che dà onore e responsabilità prima di tutto a quel paese nello sbarcare in laguna. La curatrice del padiglione cileno, una teorica e critica d’arte radicale come Nelly Richard, dice di sentirsi «particolarmente emozionata». Continua a leggere “I corpi insubordinati dell’Americalatina”

Sergio Alvarez, una Colombia di 35 morti

Sergio Alvarez ha la voce che sembra una cantilena triste. E gli occhi e il sorriso non sono da meno, di quelli che è facile trovare in America Latina. Classe 1965, dice di essere «figlio di un fabbricante di chimere e di una maestra di scuola». La sua Colombia è una giostra così violenta e tenera che ti verrebbe da non lasciarla mai e da allontanarti per sempre. Lui stesso vive tra Bogotà e Barcellona. Continua a leggere “Sergio Alvarez, una Colombia di 35 morti”

L’amara battaglia di The Clinic

In Cile è una rivista culto. E ha un impatto senza paragoni in America Latina. Il nome The Clinic lo ha preso dalla scritta che compariva all’ingresso della clinica dove Augusto Pinochet era ricoverato nel 1998 e dove fu raggiunto da un mandato di arresto emesso dallo spagnolo Baltasar Garzón.
Da foglio satirico è diventato un settimanale che vende 20 mila copie e ha 140 mila lettori nella sola capitale Santiago, oltre a 3 milioni di visitatori unici al mese nel sito web e 784 mila twitter followers. Un vero caso editoriale. Unisce satira e inchieste, è famoso per i suoi titoli irriverenti e le sue copertine collage. Continua a leggere “L’amara battaglia di The Clinic”

Colombia. Los once: un fumetto in memoria dell’orrore

Mentre è in corso, tra il governo e la guerriglia delle Farc, il più serio tra i negoziati di pace finora tentati, in Colombia un fumetto riapre una delle pagine più dolorose della sua storia. O, meglio, un fumetto e due colpi di scena giudiziari.
Los once
, gli undici: così si chiama il cómic, tanti (forse) sono i desaparecidos (quasi) ufficiali di un tragico giorno di novembre del 1985. Tutti lo conoscono come el Holocausto. L’allora formazione guerrigliera M-19 assalta il Palazzo di Giustizia. Un’azione spettacolare nel cuore di Bogotà, di fronte al Congresso e ad un isolato dalla residenza presidenziale. Solo che nel giro di 28 ore, l’esercito lo riconquista in un bagno di sangue. Due giorni di terrore, ma anche di silenzi e di sparizioni. Continua a leggere “Colombia. Los once: un fumetto in memoria dell’orrore”

Luisa Valenzuela. Alla scoperta di una maschera sarda

Setaccia, impasta e fa fluire storie, Luisa Valenzuela, nel modo rigoroso con cui scriveva le sue cronache per la rivista Crisis, negli anni del terrore di Stato. Argentina, classe 1938, ha più di 20 libri al suo attivo. Fuggita nel 1979, si è stabilita negli Usa, prima con una residenza e poi ad insegnare letteratura alla Columbia University. E’ tornata a Buenos Aires dieci anni dopo, «quando credevo che tutto sarebbe stato migliore – dice – e invece ho dovuto convivere con Menem e vedere il Paese precipitare nell’abisso del 2001».
Continua a leggere “Luisa Valenzuela. Alla scoperta di una maschera sarda”