culture, politica

Venezia, Evita in Biennale

Indici di gradimento bassi, proteste di strada e un malcontento sociale gonfiato con la velocità di un’inflazione a due cifre hanno una cura. E si chiama Evita Peron. In Argentina, la regina dei descamisados serve ancora, proprio nel momento in cui l’opposizione accusa la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner di mettere a rischio l’autonomia della magistratura, aprendo l’ennesimo fronte di scontro.
Scomparsa 61 anni fa, nel 1952, Evita è ancora materia incandescente. Ed è anche un capitale politico da spendere in modo oculato. La moglie del defunto Néstor Kirchner si è sempre presentata quasi in simbiosi con l’icona popolare peronista. Tanto da imporsi su un’opera d’arte per la Biennale di Venezia che rischiava di diventare un affare di Stato. Finché Cristina non ci ha messo l’ultima parola. Continua a leggere

Annunci
Standard
culture, società

Luisa Valenzuela. Alla scoperta di una maschera sarda

Setaccia, impasta e fa fluire storie, Luisa Valenzuela, nel modo rigoroso con cui scriveva le sue cronache per la rivista Crisis, negli anni del terrore di Stato. Argentina, classe 1938, ha più di 20 libri al suo attivo. Fuggita nel 1979, si è stabilita negli Usa, prima con una residenza e poi ad insegnare letteratura alla Columbia University. E’ tornata a Buenos Aires dieci anni dopo, «quando credevo che tutto sarebbe stato migliore – dice – e invece ho dovuto convivere con Menem e vedere il Paese precipitare nell’abisso del 2001».
Continua a leggere

Standard
culture, società

Claudio Tolcachir. Buenos Aires, una trilogia.

VENEZIA – Considerato una delle stelle del nuovo teatro argentino, Claudio Tolcachir è tra i cinque maestri scelti dal direttore della Biennale Teatro di Venezia, lo spagnolo Alex Rigola, a tenere una settimana di workshop con i giovani attori usciti dalle residenze di due anni fa. Tolcachir ha condiviso l’esperienza con Luca Ronconi, Declan Donnellan, Peeping Tom, Neil Labute. La Biennale sta cambiando pelle e ora ha sempre più i contorni di un cantiere di ricerca e di pratiche teatrali. E proprio di questo parliamo con Tolcachir. Il suo workshop si intitolava Personajes emergentes: construcción en movimiento.
Che idea hai sviluppato nel laboratorio della Biennale?
«Ho pensato a qualcosa che potesse essere utile ai giovani attori coinvolti. Ho lavorato sulla differenza tra obbedienza e scelta. Continua a leggere

Standard
culture, società

Claudio Tolcachir/1. Dal Timbre 4 a Venezia

[di Guillermo Jorge Alfonso/traduzione] A prima vista Claudio Tolcachir consacra un teatro realista, così come  impera nella capitale argentina, fino quasi a portarlo verso un realismo magico. Ma non è così. Questa è solo la vertigine causata da una realtà convulsa, che ha formato una società, quella porteña, con dirette discendenze italiane.
Perché alcune immagini, che danno vita alle opere di questo regista, sembrano ritratti urbani che sicuramente, una parte di questa idiosincrasia, preferirebbero omettere; ritratti non raggiunti da quella dominante euforia patriottica, che qui vorrebbe sempre festeggiare collericamente alla prima opportunità. Continua a leggere

Standard
società

I figli perduti dell’Argentina

Jorge ha quattordici anni. Vive con sua madre, il compagno di lei e altri due fratelli, in uno dei quartieri malcilenti del Gran Buenos Aires. Qui la periferia è città nella città, villas miserias, come chiamano i suburbi più disperati, in una metropoli che conta almeno 13 milioni di abitanti. Quando Jorge passerà di fronte al giudice, il rapporto dell’assistente sociale dirà che la famiglia è segnata da alcolismo e violenza, tira avanti con lavori saltuari e sopravvive con la tarjeta, la card gratuita per gli alimenti rilasciata dal Plan Ciudadania del Municipio porteño. Il giudice dovrà decidere cosa fare di Jorge, preso per furto di un mp4 color fucsia, alla fermata dell’autobus. Alla fine saranno trenta giorni all’Istituto San Martin. Poi si vedrà. Continua a leggere

Standard
culture, società

Rafael Spregelburd: “Ecco il mio teatro ibrido”

BUENOS AIRES [con Guillermo Jorge Alfonso] – Rafael Spregelburd è graffiante col suo paese. Ed è terribile con l’Europa, accecata di stereotipi e di strabismi. Quarantenne, è considerato uno dei più brillanti autori e direttori di teatro argentini, e tra i migliori emergenti nella scena internazionale. Il 26  il 27 settembre ha chiuso a Roma la seconda edizione di “Quirino Revolution”, nell’omonimo teatro diretto da Geppy Gleijeses.
Qui ha presentato due opere, nate come co-produzioni fra teatri ed artisti di diverse città. “Todo”, commissionata dal Teatro Schaubühne di Berlino, è una sorta di anatomia dell’ideologia. “Buenos Aires”, invece, è nata a Cardiff. E’ la storia di un gallese che, disperato, si ritrova nella capitale argentina. Continua a leggere

Standard
culture, società

Mauricio Kartun: “Tradimento e sconfitta sono i nostri hobbies”

BUENOS AIRES  [con Guillermo Jorge Alfonso] – «Figlio di una spagnola e di un argentino figlio di russi», come ci racconta lui stesso, Mauricio Kartun è considerato uno dei più importanti drammaturghi e registi teatrali argentini. Nato nel 1946, ha creato la “Escuela Metropolitana de Arte Dramático” di Buenos Aires, dove ha curato per tre anni il Festival internazionale di teatro.
La sua “Ala de criados”, in scena al Teatro del Pueblo, è ambientata nel 1919. Il mondo operaio è in ebollizione ovunque. Qui, l’anno si apre con la semana tragica, quando uno sciopero generale viene represso nel sangue da gruppi paramilitari, lasciando 700 morti e 4000 feriti. L’aristocrazia di Buenos Aires, terrorizzata, si nasconde al Mar del Plata, dove organizza la repressione e si annoia sorseggiando un bloody mary. Continua a leggere

Standard