politica, società

Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione

Erano giovani di classe media ma capaci, come nessun altro, di parlare ai campesinos. Erano innamorati della Cuba castrista, eppure allergici al dogmatismo sovietico. Erano anche preti, frati e suore, arruolatisi a centinaia. L’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fin dal 1964 è qualcosa di unico in Sudamerica. Non a caso è l’ultima guerriglia a resistere. E non a caso è così difficile negoziare coi suoi comandanti, come sta facendo da mesi lo stato colombiano a Quito, in Ecuador. Continua a leggere

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culture, società

Cartagena de Indias, il mistero del San José

Di fronte alle coste di Cartagena de Indias, non vi è sepolto solo uno dei tesori più ambiti di sempre. Sotto il misterioso mare caribeño, profondo e bizzoso, è riaffiorata infatti una delle vene aperte del Sud America: il Galeone San José.
E’ bastato l’annuncio del ritrovamento, da parte del governo colombiano il 5 dicembre 2015, per ricordare al mondo che il Caribe è una narrazione. E’ un’invenzione immaginifica e dolorosa, fatta di innesti, di sovrapposizioni, di radici e di rizomi, come ben ci ha spiegato il «pensiero del tremore» di Eduard Glissant che da lì veniva.
Del San José si sa davvero poco. E questo ha alimentato una vera e propria leggenda. Né il suo carico effettivo, né perché sia affondato. Non si sa neppure il punto esatto dove è colato a picco, tanto meno ora che è sotto «segreto di stato». Continua a leggere

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politica, società

Addio guerriglia: la scommessa delle donne

Il medico di campo è una ragazza con grandi occhi neri, un nastro rosa alla fine di una lunga treccia, un anello con una pietra azzurra e le unghie laccate di blu. Stringe la siringa e inietta l’antibiotico nella natica di un commilitone steso e silenzioso. La leishmaniosi non è così rara, bisogna curare l’infezione. La doctora, come tutti gli altri, indossa la sua divisa verde oliva. E’ una guerrigliera delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di Colombia, che dopo 52 anni stanno per lasciare le armi. Forse continuerà a fare la dottoressa quando si toglierà per sempre la divisa e lascerà la selva del Meta. Chissà come sarà la sua nuova vita da civile. Continua a leggere

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politica, società

Colombia. La paura oltre la guerra

Francisco Gaviria detto Pacho se lo vanno a prendere in centro a Medellin negli uffici della cooperativa dove lavora. E’ il 10 dicembre 1987, giorno di chiusura per inventario. Bussano alla porta, sono vestiti da poliziotti. Il corpo di questo giovane leader universitario verrà trovato qualche settimana dopo. I segni della tortura, un colpo di pistola alla testa, mani e piedi legati col fil di ferro.
Bernardo Jaramillo Ossa è in piena campagna elettorale, corre alla Presidenza della Repubblica dopo l’assassinio di un altro candidato, Jaime Pardo Leal. E’ all’aeroporto di Bogotà il 22 marzo 1990, sta andando a Santa Marta. Gode di grande simpatia, un sondaggio gli ha appena dato un milione di voti. Ma il ragazzo che gli viene incontro nasconde sotto il giornale una mitraglietta. Per quei quattro colpi mortali, si saprà dopo, riceve 300 mila pesos. Continua a leggere

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culture, società

La rivoluzione gentile delle serve colombiane

«Molte domestiche si comportano male, a volte rubano le cose o maltrattano i bambini quando i proprietari di casa sono via», dice d’un fiato la signora che si è appena seduta al nostro stesso tavolo, in un bar del Barrio Aranjuez a Medellin. Sorseggiando il suo tinto con leche, il caffè macchiato, non ha potuto non ascoltarci. Ed è stato più forte di lei infilarsi nella conversazione.
Lasciato il discorso a metà, Maria Roa Borja la guarda di sguincio girando appena il capo, fasciato da uno dei suoi foulard colorati. Gli occhi, che per un momento si erano fatti durissimi, cedono in tenerezza. Sorride, senza dir niente. Così l’altra aggiunge: «Guardi che anch’io sono per i diritti delle domestiche».
Maria Roa Borja sa sfoggiare il suo sorriso come un’arma. La sua risata è contagiosa e calda. Gli occhi seducenti. Continua a leggere

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culture, società

Da mattatoio a smart city, la lunga marcia di Medellin

La vista sulla città è mozzafiato, quando si sale chiusi nell’abitacolo del Metrocable, le funicolari che collegano i quartieri incastonati nelle montagne di Medellin. Alla stazione c’è sempre un gran via vai. Chi abita nelle comunas scende in città da quell’alveare di case poverissime e oltre il dedalo delle sue stradine. A loro volta, dal centro città sempre più turisti salgono verso il cielo terso di Antioquia, magari per visitare gli edifici a forma di quarzo scuro della Biblioteca España nel Barrio Santo Domingo, un gioiello dell’architettura contemporanea firmato da Giancarlo Mazzanti.
Mai l’avrebbe immaginato Fernando Vallejo quando vent’anni fa scrisse La Vergine dei Sicari. Testardo e bastian contrario com’è, non lo ammetterebbe nemmeno ora. Nel 2013 il Wall Street Journal e lo Urban Land Institute hanno premiato Medellin come la città più innovatrice al mondo. Del 2015 è invece il MobiPrize per la mobilità sostenibile. Continua a leggere

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Colombia. E’ finita anche la guerra alle trans?

«Ero allo specchio nella toilette di un locale e mi spazzolavo i capelli. Una signora mi osservava. Ha detto: posso farti una domanda? Ho pensato: ecco, ci siamo, mi chiede se sono trans. E lei: quanto sei alta? In quel momento ho capito: la domanda che temevo era un fantasma solo mio».
Tatiana Piñeros cammina veloce nel centro di Bogotà. E’ lei che gestisce il Dipartimento di turismo in una metropoli che fino a pochi anni fa era considerata off-limits e che ora accoglie più di 1,8 milioni di visitatori l’anno. Bogotà di recente ha cambiato sindaco. Dopo una decade di governo progressista, in municipio è tornato Enrique Peñalosa, un famoso economista urbano, politicamente fuori dagli schemi, quello che per primo ha trasformato la capitale alla fine dei ’90. Continua a leggere

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