La frontiera sempre più calda tra Colombia e Venezuela

A Caracas raccontano che in questi giorni non si riesce a trovare farina di mais né zucchero, nemmeno al mercato nero. Raccontano che siano rimasti a mani vuote persino i bachaqueros, cioè quelli che comprano alimenti a prezzi sussidiati e li rivendono abusivi a cifre moltiplicate. Tutti li odiano e tutti ne hanno bisogno. Continua a leggere

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Colombia, un gesuita in cerca della verità

Se c’è una parola che padre Francisco De Roux ripete più spesso è «dolore». Uno degli uomini più amati e più odiati di Colombia si trova dall’11 novembre a presiedere la neonata Commissione per la Verità, frutto degli accordi di pace sottoscritti un anno fa tra Governo e la guerriglia delle Farc.
Francisco De Roux è un gesuita di 74 anni che conosce come le sue tasche il basso e l’alto del paese, gli strati più poveri e le elite più potenti. E conosce le viscere del conflitto che ha scandito brutalmente il XX secolo del paese latinoamericano. Continua a leggere

Colombia, tra i sacerdoti col fucile che credevano nella rivoluzione

Erano giovani di classe media ma capaci, come nessun altro, di parlare ai campesinos. Erano innamorati della Cuba castrista, eppure allergici al dogmatismo sovietico. Erano anche preti, frati e suore, arruolatisi a centinaia. L’Eln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, fin dal 1964 è qualcosa di unico in Sudamerica. Non a caso è l’ultima guerriglia a resistere. E non a caso è così difficile negoziare coi suoi comandanti, come sta facendo da mesi lo stato colombiano a Quito, in Ecuador. Continua a leggere

Cartagena de Indias, il mistero del San José

Di fronte alle coste di Cartagena de Indias, non vi è sepolto solo uno dei tesori più ambiti di sempre. Sotto il misterioso mare caribeño, profondo e bizzoso, è riaffiorata infatti una delle vene aperte del Sud America: il Galeone San José.
E’ bastato l’annuncio del ritrovamento, da parte del governo colombiano il 5 dicembre 2015, per ricordare al mondo che il Caribe è una narrazione. E’ un’invenzione immaginifica e dolorosa, fatta di innesti, di sovrapposizioni, di radici e di rizomi, come ben ci ha spiegato il «pensiero del tremore» di Eduard Glissant che da lì veniva.
Del San José si sa davvero poco. E questo ha alimentato una vera e propria leggenda. Né il suo carico effettivo, né perché sia affondato. Non si sa neppure il punto esatto dove è colato a picco, tanto meno ora che è sotto «segreto di stato». Continua a leggere

Addio guerriglia: la scommessa delle donne

Il medico di campo è una ragazza con grandi occhi neri, un nastro rosa alla fine di una lunga treccia, un anello con una pietra azzurra e le unghie laccate di blu. Stringe la siringa e inietta l’antibiotico nella natica di un commilitone steso e silenzioso. La leishmaniosi non è così rara, bisogna curare l’infezione. La doctora, come tutti gli altri, indossa la sua divisa verde oliva. E’ una guerrigliera delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie di Colombia, che dopo 52 anni stanno per lasciare le armi. Forse continuerà a fare la dottoressa quando si toglierà per sempre la divisa e lascerà la selva del Meta. Chissà come sarà la sua nuova vita da civile. Continua a leggere

Colombia. La paura oltre la guerra

Francisco Gaviria detto Pacho se lo vanno a prendere in centro a Medellin negli uffici della cooperativa dove lavora. E’ il 10 dicembre 1987, giorno di chiusura per inventario. Bussano alla porta, sono vestiti da poliziotti. Il corpo di questo giovane leader universitario verrà trovato qualche settimana dopo. I segni della tortura, un colpo di pistola alla testa, mani e piedi legati col fil di ferro.
Bernardo Jaramillo Ossa è in piena campagna elettorale, corre alla Presidenza della Repubblica dopo l’assassinio di un altro candidato, Jaime Pardo Leal. E’ all’aeroporto di Bogotà il 22 marzo 1990, sta andando a Santa Marta. Gode di grande simpatia, un sondaggio gli ha appena dato un milione di voti. Ma il ragazzo che gli viene incontro nasconde sotto il giornale una mitraglietta. Per quei quattro colpi mortali, si saprà dopo, riceve 300 mila pesos. Continua a leggere

La rivoluzione gentile delle serve colombiane

«Molte domestiche si comportano male, a volte rubano le cose o maltrattano i bambini quando i proprietari di casa sono via», dice d’un fiato la signora che si è appena seduta al nostro stesso tavolo, in un bar del Barrio Aranjuez a Medellin. Sorseggiando il suo tinto con leche, il caffè macchiato, non ha potuto non ascoltarci. Ed è stato più forte di lei infilarsi nella conversazione.
Lasciato il discorso a metà, Maria Roa Borja la guarda di sguincio girando appena il capo, fasciato da uno dei suoi foulard colorati. Gli occhi, che per un momento si erano fatti durissimi, cedono in tenerezza. Sorride, senza dir niente. Così l’altra aggiunge: «Guardi che anch’io sono per i diritti delle domestiche».
Maria Roa Borja sa sfoggiare il suo sorriso come un’arma. La sua risata è contagiosa e calda. Gli occhi seducenti. Continua a leggere