Polesine, saudade padana

Le nonne dicevano che laggiù ci sono le tère nere. E oltre le terre nere, chissà. Lo dicevano quasi sottovoce, fumando le loro sigarette senza filtro, con l’aria grave di chi sta svelando un segreto terribile, un pericolo da evitare, un luogo da cui stare lontani.
Luciano Caniato, che da lì viene, una delle voci poetiche più autentiche, immaginò in una sua lirica il discorso che avrebbe potuto tenere un uomo di nome Batta Guidolin dopo la presa di Pontecchio Polesine nel 1435: «Uomini, fratelli/scodelle di melma, talpe/basta pensare nella melassa del sonno/a tiepide donne dalle mani d’anguilla./C’è qui molto più che una madre:/una terra, capite, fino all’orlo coperta/zeppa fino all’impossibile di paludi piene di bisce/e ci sono acque che asciutta/la potremo col lavoro/lucida arare/ed al sereno lisciarla/come una cavalla rimasta pregna». Continua a leggere “Polesine, saudade padana”

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Trentino – Managua, andata e ritorno

Il Nicaragua di Martina Dei Cas ha il sapore del Cacao amaro. Lo ha descritto cinque anni fa, appena diciannovenne, di ritorno nella sua città di origine, la trentina Ala, dopo un mese passato immersa nel Paese dove i vulcani si svegliano improvvisi e le piogge scrosciano come un boato. L’ha fatto sotto forma di romanzo (per le edizioni Miele) come se per descrivere la realtà ci fosse bisogno di narrare qualcosa in più. Succede sempre così in America Latina. Il cacao amaro del suo libro lo ha trovato nella scuola“Ubaldo Gervasoni” di Waslala, 250 km a Nordest di Managua. Waslala: il nome indigeno significa Rio de la Plata e la corsa all’oro all’inizio del ‘900 davvero c’è stata. Ma l’oro porta spesso sfortuna e quasi sempre semina miseria. Continua a leggere “Trentino – Managua, andata e ritorno”

Seguso, 23 generazioni dopo

Sabbia e fuoco. Possiamo chiedere in qualunque fornace a Murano e la risposta sarà sempre la stessa. Il vetro è solo questo. Perché diventi un’ordalia di riccioli o un minimale accenno di curve, fino ai sinuosi giochi cromatici e le rigature e le onde, allora non bastano la sabbia e il fuoco. Ci vuole il fiato dei maestri. E poi il comando sul tempo e la coreografia degli attrezzi.
C’è chi lo fa da 23 generazioni, come i Seguso. Il nome di Antonio Filux Segusi si può leggere infatti in un documento datato 3 maggio 1397. Per la Serenissima, quella del vetro era una delle produzioni strategiche, tanto quanto costruire navi e commerciare stoffe e sale. Continua a leggere “Seguso, 23 generazioni dopo”

Dro, Centrale Fies: dall’energia alla cultura

Fare cultura in una fabbrica dove si estraeva energia dall’acqua. Stare in un lembo di montagna franato alla vigilia di una glaciazione e ora folto di arbusti, da cui ogni tanto spuntano le marocche, i frantumi del costone. Per poter dire cosa sia veramente Centrale Fies, bisogna osservare il luogo. E ciò che evoca. Solo così si può capire perché qui, in un’ansa sperduta delle montagne trentine, ci sia uno dei più prestigiosi hub di performing arts, la più metropolitana tra le pratiche artistiche. Continua a leggere “Dro, Centrale Fies: dall’energia alla cultura”

Da Seurat a Mondrian. Modernità compiuta

Una domenica d’estate del 1888. A Port-en-Bessin, piccolo borgo di pescatori della Normandia, spira una brezza che muove le bandiere di alcune barche ormeggiate. Georges Seurat da una balaustra osserva la scena. Ha già realizzato cinque dipinti di quel villaggio. E questo sarà il sesto. Non gli interessano gli scorci romantici. Scruta piuttosto gli edifici del porto, con la loro silhouette geometrica e funzionale. Le imbarcazioni e il molo. L’atmosfera rarefatta tra le nuvole e l’acqua. Sembra non accorgersi neppure delle persone che oziano e passeggiano. Continua a leggere “Da Seurat a Mondrian. Modernità compiuta”

I soldatini artisti in trincea

Come impiegare quei ragazzi che sapevano disegnare, illustrare e dipingere, si saranno chiesti gli ufficiali un po’ ruvidi un po’ strafottenti. Come tenerli a bada, spesso ubriachi di futurismo, questi soldatini che giravano con fogli e carboncino nelle trincee. Semplice: inviarli sui punti di vedetta e metterli a disegnare ciò che vedevano di là dalle linee nemiche. Ecco le panoramiche di anse, vette e campagne di Innocente Cantinotti. Lunghe strisce di fogli appiccicati con i dettagli in matita di Gorizia dal Calvario o della piana del Tolmino da Costa Raunza. E poi il Montello e la Piana della Sernaglia. Continua a leggere “I soldatini artisti in trincea”

In missione per conto di Bacco

«Sono semplicemente in missione per conto di Bacco», taglia subito corto Franco. Come dire Vinitaly o meno l’Osteria Sottoriva è sempre pronta. Quattro tavolacci in legno dentro, una parete di vini e bicchieri, piccoli quadretti sotto il banco. Fuori una fila di tavoli sotto il portico di via Sottoriva. Franco indica la lavagna dove col gessetto c’è la lista di vini: «I tavoli si condividono. Il vino è lento». Così c’è scritto. Continua a leggere “In missione per conto di Bacco”