Il Mediterraneo sensuale e inquieto di Picasso

Ci sono voluti ottant’anni per far rincontrare le bagnanti di Pablo Picasso. Avevano preso vita infatti nel 1937, nello studio parigino di Rue des Grands-Augustins. Al grande pittore spagnolo erano bastati otto giorni, dal 10 al 18 febbraio, per realizzarle tutte e tre. Dalla Spagna arrivavano i miasmi della Storia e non erano che le prove generali di una tragedia colossale. E Picasso, che di lì a poco avrebbe messo su tela il suo più plateale e poetico manifesto contro il fascismo, Guernica, in quel febbraio si aggrappava all’idea voluttuosa e sorniona dei corpi nudi sulla spiaggia. Continua a leggere “Il Mediterraneo sensuale e inquieto di Picasso”

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Luccichii, diademi, opali di fuoco

L’opale di fuoco sembra pulsare. E’ stato quando l’ha avuto tra le mani che Gianmaria Buccellati nel 1976 ha avuto l’idea di farne una spilla a forma di drago piumato. Deve aver pensato che il destino di una pietra uscita dalle viscere del Messico non poteva che avere radici azteche. E allora la testa e le ali, tempestate di diamanti, si infiammano di rossore per ammaliare chi ci passa di fronte. Da oggi questo monile è il cuore della mostra che la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia ospita nella sua sala più lussuosa, la Libreria Sansoviniana. Continua a leggere “Luccichii, diademi, opali di fuoco”

L’arte del magnate russo

Si dice che un tempo sia stato lo scenario di un omicidio: un giorno qui un dipendente avrebbe ucciso il suo datore di lavoro. Gesto di lotta di classe o follia, a Palazzo delle Zattere la storia si riverbera nella mostra con cui la V-A-C Foundation lo ha riaperto. Perché i russi guidati dal magnate del gas Leonid Mikhelson hanno portato qui l’effervescenza rivoluzionaria dei sovietici anni ’20 facendoli dialogare con artisti contemporanei. Continua a leggere “L’arte del magnate russo”

Padiglione Italia? Un mondo magico

Il Padiglione Italia? Un Mondo magico. Che non è solo il titolo del progetto curatoriale di Cecilia Alemani, scelta un anno fa dal Ministero della cultura in una rosa di dieci proposte. E’ che non pare vero che il padiglione del nostro paese sia finalmente all’altezza di una sfida com’è quella della Biennale di Venezia, tanto ci eravamo abituati a delle edizioni infelici.
Tre soli artisti, perché «questa non dev’essere una retrospettiva sull’arte italiana, ma una scelta espositiva fatta con una logica, un filo, un progetto – sottolinea Alemani – Ed è un’occasione unica per gli artisti coinvolti». Tutti e tre, per di più, di altissimo livello. Continua a leggere “Padiglione Italia? Un mondo magico”

La luce filante di Mark Tobey

Inquieto, mistico, cittadino del mondo. E’ un appassionato di spiritualità Bahà’ì eppure niente lo ispira più dei «muri e i tavolati e le muffe e i marciapiedi su cui sono state lasciate le cose»: Mark Tobey incarna il Novecento americano, crocevia di modernità, ma rifuggendo sempre da qualunque etichetta e con la tensione a esplorare terreni inconsueti. A lui va ora l’omaggio della Peggy Guggenheim Collection di Venezia (visitabile fino al 10 settembre), con una mostra raffinata e colta, curata da Debra Bricker Balken che ci ha dedicato gli ultimi dieci anni di ricerche. Continua a leggere “La luce filante di Mark Tobey”

David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione

Un bellissimo ragazzo color indaco, le cicatrici sul petto come graffi, una corona di fiori e un’aureola di luce, gli occhi chiusi come un Cristo pacificato: David LaChapelle non si smentisce. E arriva a Venezia per fare il punto sulla sua carriera trentennale, nata dal fiuto di Andy Warhol, cresciuta a dismisura sulle riviste di moda e di pubblicità, osannata dai musei di tutto il mondo. Lost + Found, perso e ritrovato, il fotografo-artista americano, classe 1963, si mostra attorno a 100 immagini a grande dimensione nei tre piani della Casa dei Tre Oci alla Giudecca (visitabile fino al 10 settembre) sotto le cure di Reiner Opoku e Denis Curti e la produzione di Fondazione Venezia e Civita Tre Venezie. Continua a leggere “David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione”

Gli abissi irreali di Damien Hirst

Un colosso come quello di Rodi, sensuale e senza testa occupa l’intero patio di Palazzo Grassi, su fino al tetto di vetro, lungo tutti i tre piani d’altezza. Scultoree scene di battaglie fra fanciulle nude e legate agli scogli negli abissi contro pescecani e squali danno il benvenuto a Punta della Dogana. Guerriere dalle tante braccia affrontano creature spaventose e ricordano l’immaginario pop delle strisce di Lanciostory. Serie di piccoli oggetti e maschere e monili in oro e argento sfilano inanellati in grandi teche, come nel coloniale Museo dell’oro di Bogotà. E poi statue elleniche e piatti di cosmogonia pre-ispanica, incrostati di molluschi e formazioni coralline, scudi ossidati e ostriche giganti. Continua a leggere “Gli abissi irreali di Damien Hirst”