Artisti cubani ribelli al déjà-vu

Alcuni anni fa Humberto Díaz ha installato un autobus in bilico sul tetto di un edificio dell’Avana. Si può “stare” a Cuba proprio così, in quel luogo accidentato tra il possibile e l’impossibile, sembra dirci questo artista quarantenne: «All’inizio tutti si spaventano, dicono che è impossibile. Alla fine si fa, quasi sempre».
Forse è questa la chiave di Cuba. Tatuare la storia, la mostra che sarà al PAC di Milano il 5 luglio fino al 12 settembre. Giacomo Zaza e Diego Sileo portano infatti una importante collettiva di artisti cubani come non si vedeva in Europa da vent’anni. Sarà che arriva dopo lo storico disgelo con gli Usa e l’avvio euforico di un ciclo di riforme, fatto sta che l’evento di Milano va al di là dell’indiscutibile valore artistico, perché finisce per offrire un’arena alla parte più effervescente della società civile cubana. Continua a leggere “Artisti cubani ribelli al déjà-vu”

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Cuba, libertà di espatrio sulla carta

Quando è entrata in vigore la riforma che semplifica ai cubani i viaggi all’estero, lunedì 14 gennaio, puntuale è arrivato il commento – via tweeter – della  blogger Yoani Sanchez.  «Questo sarà il nostro muro di Berlino che cade?», si è chiesta. Impossibile rispondere. Ma è un misto di sollievo, incertezza ed euforia quello che si respira dentro e fuori dall’isola nell’aria frizzante delle riforme cubane.
Visto da chi vive fuori, dalle migliaia di cubani che per esilio, amore, lavoro o fuga sono sparpagliati in giro per il mondo, le aperture di Raul Castro suscitano un mix di sensazioni che va dal disincanto alla felice attesa. E, pur se tra mille timori, resta il fatto che «questa è davvero la più importante delle riforme. Più di comprarsi la casa o aprire l’attività in proprio», come racconta a Lettera43.it Ana Iris Reece, che lavora a Milano da molti anni. Questa volta, infatti, si tratta di un vero assaggio di libertà, con un impatto psicologico che, si dice certa lei, «avrà profonde conseguenze nell’isola».
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