culture, società

Polesine, saudade padana

Le nonne dicevano che laggiù ci sono le tère nere. E oltre le terre nere, chissà. Lo dicevano quasi sottovoce, fumando le loro sigarette senza filtro, con l’aria grave di chi sta svelando un segreto terribile, un pericolo da evitare, un luogo da cui stare lontani.
Luciano Caniato, che da lì viene, una delle voci poetiche più autentiche, immaginò in una sua lirica il discorso che avrebbe potuto tenere un uomo di nome Batta Guidolin dopo la presa di Pontecchio Polesine nel 1435: «Uomini, fratelli/scodelle di melma, talpe/basta pensare nella melassa del sonno/a tiepide donne dalle mani d’anguilla./C’è qui molto più che una madre:/una terra, capite, fino all’orlo coperta/zeppa fino all’impossibile di paludi piene di bisce/e ci sono acque che asciutta/la potremo col lavoro/lucida arare/ed al sereno lisciarla/come una cavalla rimasta pregna». Continua a leggere

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Ecologico, resistente, redditizio. E’ bambù boom

Immaginate La foresta dei pugnali volanti. Fra una manciata d’anni potrebbe essere così. Centinaia di ettari ricoperti di bambù, almeno 20 metri sopra la testa, rigoglioso e dinoccolato. Finora non era che una pianta da decoro o cresceva spontanea a ciuffi lungo i fossati di tante campagne. E’ solo da un paio d’anni che uno dei simboli dell’Oriente estremo viene coltivato in modo sistematico da Nord a Sud della penisola. Complice il perfetto tepore mediterraneo: non c’è luogo migliore in Europa. Continua a leggere

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Belo Monte, la diga della discordia

«Un giorno tutto questo verrà giudicato», non si stanca di ripetere Thais Santi. «Belo Monte è una sfida allo stato di diritto. Ma prima di tutto è una storia che dev’essere raccontata». Thais Santi, 36 anni, è procuratrice al Ministerio Publico Federal di Altamira, Stato del Parà, dentro quell’organismo vivente che è l’Amazzonia brasiliana. E la storia è quella della diga di Belo Monte sul fiume Xingu. Costruita a qualunque prezzo, dice, in una sorta di «stato di eccezione dove cioè tutto è possibile». Continua a leggere

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Il cargo by bike. Prove di new & green economy a Mestre

Una rete di attività imprenditoriali di ultima generazione, ecologiche, sostenibili e low-tech. Dove? A Mestre. «Effetto di come la città si sta trasformando», dicono i protagonisti: «sempre più pedonale, digitale, verde e con i canali».
Non ci credete? Ieri il Lab, la casa dei bimbi nata di recente ad Altobello, ha acquistato uno scivolo per i suoi piccoli utenti, che dal 9 giugno animeranno i centri estivi. Gliel’ha venduto Baby Bazar, il negozio di seconda-mano di via Verdi. Per farlo arrivare ad Altobello ha chiamato il servizio Mestre-by-bike, trasporto merci rigorosamente su bici-cargo. Continua a leggere

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Il fenomeno Poveglia

Forse non verranno puntati neanche una volta quei mille euro di rilancio, sul piatto telematico dell’asta. Forse non ci sarà gara con l’imprenditore mascherato dietro il suo username 10801. Ma quello che è riuscita a mettere in moto un’isola abbandonata, perduta come uno scoglio nella laguna di Venezia di fronte a Malamocco e infestata per lo più di fantasmi, non sarà archiviato velocemente.
Poveglia è diventata un fenomeno, più che una gara d’asta. Nel giro di un mese l’idea nata in un bar della Giudecca, «compriamoci l’isola», è diventata una possibilità. E’ stata presa in contropiede la stessa Agenzia del Demanio, che ha messo all’asta il diritto di superificie da qui a 99 anni. Continua a leggere

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Venezia, tour nella città della monnezza

Non l’hanno ancora inventato un itinerario turistico delle immondizie a Venezia. Potrebbe avere successo. Soprattutto se notturno, quando lo scenario si fa ancora più mozzafiato e un silenzio denso cala sulla città. Ci sarebbero anche le “guide”, borse a tracolla, nere con la scritta “Veritas, ispezione ambientale”. La città vista dalle sue immondizie è la cattiva coscienza dei veneziani. Che alla fine, in posti come Fondamenta della Tana, si troveranno più tartassati e più videocamere.
L’appuntamento è alle 3 in Campo San Bartolomeo. Cristian e Alvise guidano il gruppo. Assieme ad altri sei colleghi, a turni, ogni notte setacciano la città, frugano tra i rifiuti abbandonati, cercano indizi, trovano i responsabili. Sono dei veri e propri detective ambientali. Continua a leggere

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Latouche, elogio alla Serenissima

VENEZIA – La vera sorpresa è l’elogio alla Serenissima che fa il padre del movimento della decrescita. Ma Serge Latouche va con ordine e inizia con il lessico scandaloso del suo movimento. «La parola decrescita è uno slogan, certo. Forse non geniale, ma sicuramente efficace – dice subito – Perché provoca shock. E’ una parola blasfema per quella religione che è la crescita».
Seduto nel foyer del Teato Malibran di Venezia, il professore inizia da qui perché è stato questo il primo dubbio sollevato i giorni scorsi dal rettore di Ca’ Foscari, Carlo Carraro. Dubbi, perplessità e critiche cui ormai è abituato il movimento della decrescita, impegnato in questi giorni, proprio in laguna, nella sua terza conferenza internazionale. Continua a leggere

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