culture, società

Il Club di Peggy: 25 anni di Intrapresae

«Se ci fossimo incontrate, ci saremmo piaciute, Peggy ed io», dice con slancio Marilisa Allegrini. La collezionista americana nel suo Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande. E la discendente di una famiglia che produce vini tra i più pregiati fin dal XVI secolo, là, nel cuore della Valpolicella. Quell’incontro non è mai avvenuto. Quello che ora in qualche modo le unisce si chiama Guggenheim Intrapresae. Vale a dire un progetto nato già all’avanguardia 25 anni fa e che continua a non avere paragoni in quel mondo in cui si incrociano arte e imprese. Continua a leggere

Annunci
Standard
culture, società

Nuovi collezionisti. Fiuto, rischio e amore

Dietro al titolo poetico Quand fondra la neige, où ira le blanc, quando si scioglierà la neve cosa ne sarà del bianco, non si cela una mostra qualunque: al Museo Fortuny di Venezia infatti fino al 10 ottobre si potrà visitare una straordinaria collezione d’arte di un privato. Il proprietario è un signore schivo, un modenese di poche parole e una solida cultura. Un imprenditore che produce servizi di sterilizzazione nel settore sanitario. Colleziona solo opere di arte contemporanea, sceglie tra i più bravi artisti in circolazione e spesso sconosciuti, senza temere di portarsi a casa opere difficili e temi ruvidi. Nessun compiacimento al mainstream e una postura disincantata rispetto al mercato dell’arte: «Metto a disposizione la mia collezione solo a istituzioni pubbliche – ci racconta – Credo in uno spazio culturale pubblico cui dare il mio contributo». Continua a leggere

Standard
culture, società

Noori Kim: Far East marketing

Noori Kim lavora come Economic Research Specialist al Consolato generale della Corea del Sud di Milano. Dunque, uno dei paesi culturalmente ed economicamente più interessanti per il nostro paese e una potenza dal punto di vista dell’industria cinematografica. Stiamo parlando di «un volume d’affari di 1,3 miliardi di dollari, settimo al mondo – ci spiega – Un mercato in crescita: attualmente sta calando il mercato giapponese, e il mercato francese e inglese sono in una fase di stallo, quindi stimiamo di piazzarci prossimamente al terzo posto, subito dopo Usa e Cina». Continua a leggere

Standard
culture, società

Federico Zappino: i post-oggetti neoliberali

«Usiamo I-phone e computer per fare e raccogliere una quantità inimmaginabile di fotogrammi della nostra vita. Quando si rompono, e l’obsolescenza di questi oggetti è rapidissima, perdiamo irrimediabilmente una parte della nostra vita. Il paradosso è che sono oggetti potenti dal punto di vista funzionale eppure strumenti fragili, a loro affidiamo di produrre e riprodurre la nostra vita, dimenticando di poter vivere improvvisamente un lutto». Continua a leggere

Standard
culture, società

New economy di seconda mano

Una vecchia cinquecento bianca comprata nel 1967. Una statuina della regina madre vestita di viola trovata in un negozietto londinese. Un orologio da taschino, già vecchio nel 1969, quando è stato venduto da un orologiaio della Riviera del Brenta. Sono solo alcuni degli oggetti e delle storie che affolleranno il Social Museum che dal 1 aprile si aprirà on-line. Il sito, http://www.spazioriuso.it, è un portale sulla cosiddetta second hand economy, nato per iniziativa di Lenia Messina e supportato dalla Camera di Commercio di Venezia. Continua a leggere

Standard
società

In missione per conto di Bacco

«Sono semplicemente in missione per conto di Bacco», taglia subito corto Franco. Come dire Vinitaly o meno l’Osteria Sottoriva è sempre pronta. Quattro tavolacci in legno dentro, una parete di vini e bicchieri, piccoli quadretti sotto il banco. Fuori una fila di tavoli sotto il portico di via Sottoriva. Franco indica la lavagna dove col gessetto c’è la lista di vini: «I tavoli si condividono. Il vino è lento». Così c’è scritto. Continua a leggere

Standard
culture, società

La sfida dei teatri

Cambia la geografia teatrale e come alla fine di una battaglia c’è chi canta vittoria, chi si lecca le ferite, chi difende la propria autonomia. Con la riforma voluta dal Ministro Franceschini, infatti, i teatri d’ora in poi si distingueranno in Nazionali (TN), di rilevante interesse culturale (Tric) e centri di produzione. Finora a Nordest si contavano 6 Teatri stabili di cui 4 pubblici, tre di innovazione per l’infanzia e uno di innovazione e ricerca.
Oggi, dopo le selezioni ministeriali e per almeno i prossimi tre anni, nell’elenco c’è un solo teatro nazionale, quello veneto (sui 7 prescelti tra le 19 candidature), tre Tric ovvero quello di Bolzano, il Rossetti di Trieste e lo Sloveno (quest’ultimo “fuori quota” per via della protezione culturale), due centri di produzione, cioè il CSS di Udine e La Piccionaia di Vicenza. Oltre a tutti gli altri, naturalmente. Continua a leggere

Standard