David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione

Un bellissimo ragazzo color indaco, le cicatrici sul petto come graffi, una corona di fiori e un’aureola di luce, gli occhi chiusi come un Cristo pacificato: David LaChapelle non si smentisce. E arriva a Venezia per fare il punto sulla sua carriera trentennale, nata dal fiuto di Andy Warhol, cresciuta a dismisura sulle riviste di moda e di pubblicità, osannata dai musei di tutto il mondo. Lost + Found, perso e ritrovato, il fotografo-artista americano, classe 1963, si mostra attorno a 100 immagini a grande dimensione nei tre piani della Casa dei Tre Oci alla Giudecca (visitabile fino al 10 settembre) sotto le cure di Reiner Opoku e Denis Curti e la produzione di Fondazione Venezia e Civita Tre Venezie. Continua a leggere “David LaChapelle, estasi, peccati e resurrezione”

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Fiore, la scultrice afferra il suo doppio

Alla sua Trieste, preferisce quasi subito l’esodo Fiore de Henriquez. Forse per questo la città dov’è nata nel 1921 la lascia a lungo nell’oblio. A undici anni dalla sua morte, ora Trieste finalmente omaggia una delle più famose scultrici internazionali. Il merito va allo Spazio DoubleRoom, con una mostra che mette a fuoco non tanto la produzione scultorea di Fiore de Henriquez, quanto il peso della sua identità queer nello sguardo sul mondo e nel suo processo creativo. Continua a leggere “Fiore, la scultrice afferra il suo doppio”

Cena a casa Pollock

Un freddo sabato di novembre. Il 25 per la precisione, del 1950. E’ l’ultimo giorno di riprese del film con Hans Namuth. Sono ormai cinque anni che Jackson Pollock vive con la moglie Lee Krasner nella casa di campagna, a The Springs, vicino a East Hampton. Quella sera, attorno al tavolo di quercia, ci sono un po’ di amici.
Ha organizzato tutto Lee per festeggiare la fine delle riprese. Roast beef con yorkshire pudding, uno dei suoi piatti forti, e poi cavoletti di bruxelles, crema di cipolle, sughetto di carne e insalata. Tutto procede per il meglio. Ma a un certo punto l’atmosfera si fa tesa. Continua a leggere “Cena a casa Pollock”

Le foto dei corpi fondamentali

Alla vigilia della nuova Biennale di architettura, si apre a Ca’ Giustinian una mostra sui corpi in danza. Felice dialogo tra discipline e linguaggi, sui “fondamentali” (come si intitola l’esposizione curata dall’archistar Rem Koolhaas che si inaugurerà il 7 giugno tra Giardini e Arsenale), che qui diventa L’idea del corpo, ovvero dei gesti che dal corpo nascono. Gesti fisici, dunque intimamente politici. Continua a leggere “Le foto dei corpi fondamentali”

Salgado, meraviglia e dubbi

Ci chiede di contemplare Sebastiao Salgado. Di lasciarci trasportare da una forza che c’è, solo che raramente percepiamo. Siamo così arrotolati dentro l’urbano, così frenetico e depressivo, patetico e rutilante, chiassoso e adulterato, che non riusciamo più a cogliere e a ospitare le visioni del mondo.
La sua genesi, appunto, batte là dove tutto duole. Otto anni da girovago, dalle steppe alla Patagonia, dentro le foreste e tra i deserti. Ovunque con l’irrequietezza di un rabdomante di bellezza. E con la fretta di chi è cosciente che tutto è fragilissimo, quotidianamente esposto alla catastrofe. Continua a leggere “Salgado, meraviglia e dubbi”

L’arte del cinematografer

«E’ stato entrando nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, che ho scoperto la luce». Di fronte a La vocazione di San Matteo del Caravaggio, Vittorio Storaro ha trattenuto il fiato e ha capito: «Caravaggio è stato il primo cineasta».
Vincitore di tre premi Oscar con Apocalypse Now, Reds e L’ultimo imperatore, è considerato tra i migliori curatori al mondo di fotografia cinematografica. Romano, classe 1940, Storaro ha presentato ieri a Venezia, in una gremita Aula magna dell’Accademia di Belle Arti, il volume L’arte della fotografia (Skira, 340 pp., 68 euro). Continua a leggere “L’arte del cinematografer”

Baryshnikov, ritratto di danza

«Quando penso a Venezia, il primo ricordo è uno spettacolo con Carla Fracci, credo nel 1975. Pioveva». Mikhail Baryshnikov indossa un paio di occhiali con lenti leggermente scure. E si vedono i guizzi dei suoi occhi grandi ed azzurri. Ogni tanto apre un sorriso, come per quell’aneddoto: «Ricordo Piazza San Marco piena di gente in silenzio, sotto gli ombrelli. Il palcoscenico era sconnesso e scivoloso. Avevo una tale paura, del tipo “Morte a Venezia”…Però l’emozione di ballare in quella piazza era incredibile».
E a Venezia ora è tornato, ma nella veste di fotografo, che ama narrare attraverso le immagini il mondo della danza. Continua a leggere “Baryshnikov, ritratto di danza”