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Alberta Pane, da Parigi a Venezia

Ha lasciato Venezia vent’anni fa. Da dieci ha una Galerie che porta il suo nome a due passi dal Centro Pompidou, nel centralissimo quartiere del Marais ed è ormai considerata una delle più interessanti della capitale francese. Ora Alberta Pane ha deciso di tornare e di investire nella sua città natale. Il 12 maggio aprirà infatti la seconda galleria al civico 2203/H di Calle dei Guardiani, di fronte all’Istituto Armeno, zona San Sebastiano. Lo farà con una mostra, intitolata Le Désir in cui presenta 7 dei suoi artisti e sarà visitabile fino al 29 luglio. Lo spazio è una vecchia falegnameria in disuso di 300 metri quadri. Restaurata, si appresta a diventare un nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea. Continua a leggere

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Dove l’impresa incontra l’arte

Nadia Ugolini ha grandi aspettative per l’artista che arriverà presto in azienda a Schio. La Ugolini produce macchinari per il settore tessile. «Un artista ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva o cose che non vedresti mai», dice. D’altra parte, aggiunge, «imprenditori e artisti condividono più di quello che pensano: il fatto di rischiare in proprio e di doversi esporre a un pubblico. E condividono pure tutta la solitudine nel gestire il proprio lavoro».
Non tutti hanno lo stesso sguardo complice sull’arte come quello di Nadia Ugolini. In realtà, tutto inizia quasi sembra con un’incomprensione. Continua a leggere

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Factum Arte, Madrid: contemporaneo per l’antico

E’ difficile dire che cosa sia la Factum Arte. Una fabbrica? Adam Lowe, guida e proprietario, ci pensa un po’ su: «Potrei definirla una fabbrica inefficiente», dice con umorismo british. Il fatto è che a veder lavorare insieme architetti, artigiani, informatici, conservatori, designer, artisti, comunicatori, fa più venire in mente una bottega rinascimentale. Lowe sorride: «Si avvicina molto di più, anche se qui non c’è l’artista con la sua scuola».
Bisogna portarsi a est di Madrid. Il grande viale di Calle Albarracín nasconde ai suoi fianchi una zona industriale. Factum Arte è ben mimetizzata dentro questa serie di capannoni, uffici e cantieri. Da qui sono uscite opere di Marc Quinn o Irina Nakhova. E sempre da qui ha preso vita una copia perfetta de Le Nozze di Cana del Veronese per il Cenacolo di San Giorgio a Venezia. O, ancora, è stato ricostruito il Caravaggio scomparso a Palermo. Continua a leggere

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La Marghera G124 di Renzo Piano

Un hub civico e culturale nell’ex-scuola Edison, un giardino del fitorimedio, un lungo parco urbano da nord a sud: a un anno di distanza dalla decisione di Renzo Piano di portare a Marghera il G124, il suo team senatoriale sulle periferie, ora i progetti sono pronti. Il titolo è un programma: «Marghera terreno fertile. Dalle buone pratiche alle politiche».
«Una cosa è alla base di tutto, quasi un architrave», sottolinea Raul Pantaleo, il tutor locale dell’intervento, a sua volta membro dei TAMassociati, i curatori del Padiglione Italia nella Biennale appena chiusa. Quale? «Il regolamento sui beni comuni», messo a punto da Labsus, il laboratorio nazionale sulla sussidiarietà. Il gruppo di Renzo Piano chiede dunque al Sindaco di adottare quel regolamento, che riconosce ai gruppi di vicinato, alle associazioni e ai singoli cittadini la possibilità di prendersi cura della propria città.  Continua a leggere

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Nove, uno Smart Pottery Creative Park

Si dice che in vista della Festa del Ringraziamento da Nove partissero ogni giorno per l’America interi tir carichi di vassoi di ceramica, piatti e suppellettili, decorati classici e con il gusto barocco per animali e riccioli. Con la grande crisi, le signore americane hanno stretto d’improvviso i cordoni delle borse e Nove si è trovata con i magazzini pieni e gli ordinativi in bianco. Poi, quando pensava di aver trovato un nuovo mercato, quello dei ricchi russi, le sanzioni sono state letali. Ed è arrivata una seconda batosta. Appoggiata al Brenta e ai piedi della Pedemontana, Nove sembra un incastro urbano di laboratori e villette, uno a fianco dell’altra. Oggi sono tante le villette rimaste orfane del proprio laboratorio ormai chiuso. Continua a leggere

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Verso un edificio vivente

Aveva meravigliato tutti nel 2010 il Padiglione del Canada alla Biennale di architettura di Venezia. Lo scultore e architetto Philip Beesley aveva costruito una vera e propria foresta dotata di intelligenza artificiale diffusa. Le fronde di creature vitree e trasparenti erano impregnate di filtri e filamenti interattivi che funzionavano per cicli di stasi e digestione. Sistemi di pompaggio aspiravano l’aria, l’umidità e materiali organici. Qualcosa di empatico tra macchine e umani capitava attraversandolo, perché i corpi innescavano reazioni di respirazione, deglutizione e scambi metabolici. L’architettura prendeva una piega senza precedenti. Continua a leggere

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Ecologico, resistente, redditizio. E’ bambù boom

Immaginate La foresta dei pugnali volanti. Fra una manciata d’anni potrebbe essere così. Centinaia di ettari ricoperti di bambù, almeno 20 metri sopra la testa, rigoglioso e dinoccolato. Finora non era che una pianta da decoro o cresceva spontanea a ciuffi lungo i fossati di tante campagne. E’ solo da un paio d’anni che uno dei simboli dell’Oriente estremo viene coltivato in modo sistematico da Nord a Sud della penisola. Complice il perfetto tepore mediterraneo: non c’è luogo migliore in Europa. Continua a leggere

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