Shoah, nomi e storie tra le pietre d’inciampo

Quasi non si vedono, confuse tra i masegni, non fosse per il luccichio dell’ottone che fa inciampare l’occhio. Si incontrano di fronte a una casa, a un portone, spesso sperdute in qualche calle anonima. Bisogna piegare il capo per leggere: un nome, la data della nascita e quella dell’arresto, il luogo e il giorno (quando si sa) dell’assassinio. E già solo quel gesto di inchinarci, ci fa onorare il nome della vittima. Allora capiamo di essere di fronte a un grumo di lesa umanità. Continua a leggere

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Quando a Ca’ Foscari si era «probabilmente ebrei»

All’epoca l’Università Ca’ Foscari è conosciuta come IUEC, Istituto Universitario di Economia e Commercio. All’inaugurazione dell’anno accademico 1939/40 si vede l’Aula Magna, che oggi si chiama Baratto, affollata di ragazzi e ragazze, sorridenti e stretti nella divisa nera. In quella foto, tuttavia, mancano 12 studenti, che pure l’anno prima erano in aula. Il fatto è che già nel febbraio 1938 i loro nomi compaiono in una lista come «probabilmente ebrei». In base alle leggi razziali non devono stare là. Continua a leggere

Kadima, da Pellestrina a Israele

Lea Taragan aveva otto anni il 5 novembre 1947, mentre lasciava il piccolo molo a Pellestrina sulla nave Kadima. Destinazione Palestina. Il capitano, un ventunenne di nome Zev Rotem, aveva calcolato un paio di settimane di navigazione. Sarebbero andati lenti, perché non era che un vecchio peschereccio rabberciato, nato come “Rafael Luccia”. La nave era piena oltre misura. Il capitano aveva contato 794 persone. In realtà sarebbero scesi in 795, compreso un neonato. Chi erano? Tutti ebrei, tutti clandestini. L’amministrazione coloniale inglese impediva infatti da tempo l’arrivo di immigrati ebrei in Palestina. 
Quel viaggio, Lea Taragan se lo ricorda ancora. Continua a leggere

Il passato che affiora e non si affronta

Ricorrono quest’anno gli 80 anni dalla prima legge sulla «tutela della razza»: l’obiettivo, in piena euforia fascista per l’Impero, era quello di impedire rapporti «d’indole coniugale» tra uomini italiani e donne africane. Un divieto in nome della purezza razziale. Era il 19 aprile 1937. La legge, il Regio Decreto 880, sarebbe diventato la matrice delle norme antiebraiche varate un anno dopo.
Lo ricorda, in occasione della Giornata della Memoria che si celebra domani, una mostra alla CFZ, la biblioteca dell’Università Ca’ Foscari alle Zattere (ingresso gratuito, visitabile fino al 12 febbraio, dal lunedì al sabato, ore 10 – 19, domenica ore 15 -19). Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale a Venezia, così si intitola, è un progetto coordinato da Alessandro Casellato, ricercatore all’ateneo veneziano, assieme a un gruppo di studenti: un lavoro su documenti d’archivio, mappe, foto, filmati attorno a quel grumo storico così poco conosciuto.  Continua a leggere

Gli ebrei, il recinto, Venezia

Uno storico raffinato come Simon Levis Sullam prende a prestito l’immagine di Vienna del 1900 per definire Venezia «un’esperienza ebraica». Racconta quanto l’ebraicità si fosse sedimentata e avesse plasmato l’intera città (almeno) per tutta la prima metà del XX secolo, esprimendo figure importanti delle classe dirigenti, degli intellettuali, delle professioni e irrorando il disegno urbano e il suo corpo sociale. Venezia è (stata) davvero un’esperienza ebraica. Continua a leggere

Helena Janeczek: quei ghetti sorprendenti

«Come il Ghetto a Venezia, anche i tanti ghetti in Europa potrebbero trasformarsi da luoghi di esclusione in qualcosa di sorprendente e di fertile». Non può non partire da qui, Helena Janeczek, camminando tra la storia e l’attualità, come ci ha abituati nei suoi libri e con i suoi articoli. Sempre prova a immergersi nei grumi delle culture, nei nodi irrisolti europei, tra fantasmi orribili e giacimenti di vita. Il 1 aprile sarà ospite a Venezia del Festival letterario “Incroci di Civiltà” e converserà (Teatrino di Palazzo Grassi, ore 21) con lo scrittore bosniaco-statunitense Aleksandar Hemon. Continua a leggere

Simon Levis Sullam: i carnefici italiani

Sono 15 anni che si celebra il Giorno della Memoria, ogni 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz. Ovunque ci sono iniziative per ricordare la Shoah. A ben vedere, «l’Italia è passata dall’era del «testimone» che ha dato centralità alle vittime, a quella del «salvatore». Ma non ha mai affrontato l’era dei persecutori».
A raccontarlo è Simon Levis Sullam, veneziano, docente di storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari e studioso di antisemitismo. Del suo libro I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945 (Feltrinelli, pagg.141) è di questi giorni la seconda ristampa per l’Universale economica. Continua a leggere